✕

A Odessa la sfida della ricostruzione: restauro italiano per la Cattedrale

La Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa, devastata dalle bombe russe del 23 luglio. Quando sarà ricostruita, gli architetti intendono lasciare un segno che ricordi il trauma

 (reuters)
In città una delegazione con l’architetto Boeri e il presidente del Maxxi, Alessandro Giuli
2 minuti di lettura

ODESSA — Sarà l’Italia a restaurare Odessa sfregiata. Non solo la Cattedrale della Trasfigurazione, sventrata il 23 luglio; non “solo” «i 52 siti di interesse culturale o architettonico» feriti dalla guerra: nascerà «un masterplan — spiega il Commissario italiano per la ricostruzione, l’ex ambasciatore a Kiev Davide La Cecilia — per renderla più sostenibile e smart, a misura d’uomo, avviando la transizione verde e digitale e avvicinandola al modello europeo». Il governo vuole varare un pacchetto da 15 milioni l’anno per tre anni con cui accendere il volano per issare il tricolore nella più italiana tra le città ucraine.

Pare di passeggiare a Genova, con le sue architetture barocche e il profumo di salsedine. Odessa «fa parte della nostra identità — dice il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani — ed erano italiani sia il fondatore che l’architetto che ne ha disegnato l’impianto urbanistico». Ma non c’è tempo per aspettare la fine di questa guerra che non vuole finire. Squill…

ODESSA — Sarà l’Italia a restaurare Odessa sfregiata. Non solo la Cattedrale della Trasfigurazione, sventrata il 23 luglio; non “solo” «i 52 siti di interesse culturale o architettonico» feriti dalla guerra: nascerà «un masterplan — spiega il Commissario italiano per la ricostruzione, l’ex ambasciatore a Kiev Davide La Cecilia — per renderla più sostenibile e smart, a misura d’uomo, avviando la transizione verde e digitale e avvicinandola al modello europeo». Il governo vuole varare un pacchetto da 15 milioni l’anno per tre anni con cui accendere il volano per issare il tricolore nella più italiana tra le città ucraine.

Pare di passeggiare a Genova, con le sue architetture barocche e il profumo di salsedine. Odessa «fa parte della nostra identità — dice il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani — ed erano italiani sia il fondatore che l’architetto che ne ha disegnato l’impianto urbanistico». Ma non c’è tempo per aspettare la fine di questa guerra che non vuole finire. Squilla l’allarme aereo, nel bunker dell’albergo si rifugiano La Cecilia e i garanti di questa prima pietra ideale, posata ieri dopo una notte in bianco.

La Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa, devastata dalle bombe russe del 23 luglio. Quando sarà ricostruita, gli architetti intendono lasciare un segno che ricordi il trauma

 (ansa)

L’architetto Stefano Boeri, presidente della Triennale, e il presidente del Maxxi Alessandro Giuli passeggiano nel cuore e nelle viscere della Cattedrale sconquassata dall’esplosione. Con loro c’è la direttrice dell’Unesco per l’Ucraina, Chiara Dezzi Bardeschi, e la delegazione dell’ambasciatore italiano Pier Francesco Zazo. Niente di storico, non è un gioiello questa chiesa riedificata nel 2003. «Ma è un simbolo, e va ricostruito lasciando un segno dello scempio», dice Boeri osservando la luce che filtra dalle campate scoperchiate.
 

La vera partita a cui gioca il governo, con in prima linea la Farnesina e il ministero della Cultura, è però un’altra. Il Laboratorio sulla Ricostruzione che avrà come garanzia di qualità la Triennale e il Maxxi, puntando ad attrarre intelligenze ovunque, avvia «l’idea che il nostro Paese possa assumere un vero e proprio patronato sulla città», dice La Cecilia. Ha già avuto i primi riscontri dalle autorità locali, il sindaco Truchanov che partecipa al sopralluogo in Cattedrale e il governatore Kiper che taglia il nastro del Consolato onorario italiano aperto in città, altro segno del jolly giocato da Roma sulla Perla del Mar Nero.
 

Nella prima conferenza internazionale sulla ricostruzione, a Lugano, all’Italia furono assegnate le città occupate di Mariupol e Donetsk, che prima di essere ricostruite andrebbero riconquistate. «Era una bozza irricevibile», dicono fonti diplomatiche. Alla Conferenza sulla ricostruzione del 26 aprile, a Roma, c’erano già mille aziende italiane e ucraine interessate, e non si parlava più di territori occupati ma di progetti tematici come il “porto secco” di Horonda. O di progetti locali: la Francia si concentra su Chernihiv, l’Italia sceglie Odessa.

Il rivale sarà la Grecia: ad Atene, due settimane fa il premier Mitsotakis ha promesso a Zelensky una mano alla ricostruzione di Odessa. «C’è spazio per tutti», replicano a Roma. Banca Mondiale stima per la città perdite di 365 milioni tra danni e mancate entrate. I 45 milioni italiani in tre anni «avrebbero forte impatto». Ed entro fine anno Kiev preparerà il suo Piano per la piattaforma dei donatori: solo la Ue mette 50 miliardi vincolati alle riforme. L’Italia ha stanziato 260 milioni per la cooperazione in Ucraina, quest’anno. E l’anno prossimo avrà la presidenza del G7. Il Laboratorio per Odessa servirà a pensare come ricostruire meglio ciò che i russi bombardano. Presto vedremo tecnici italiani sul campo: «Entro fine anno potrebbero partire i lavori», dice La Cecilia.

Leggi i commenti