Libia, l’incubo di Derna: “Sono migliaia i corpi da recuperare. Epidemia inevitabile”
di Daniele RaineriUna squadra di salvataggio italiana cerca cadaveri nelle acque di Derna (KARIM SAHIB / AFP)
Ahmed Elagile è portavoce e consigliere dell’Organizzazione mondiale per la Sanità in Libia e fa parte dell’apparato che si è mobilitato per soccorrere Derna dopo la catastrofe dell’11 settembre. Una settimana dopo, si comincia a temere che la zona diventi un grande problema sanitario per i sopravvissuti e per i soccorritori che sono arrivati da tutti gli angoli della Libia.
Qual è il problema più urgente in città?
«I cadaveri da recuperare. Sono migliaia. Oltre ai libici ci sono anche squadre specializzate francesi, spagnole, turche, italiane, maltesi, dall’Egitto, che stanno lavorando a ciclo continuo per recuperare i cadaveri dal mare, tutta la costa è piena di cadaveri, sono arrivati anche a centoventi chilometri di distanza spinti dalle correnti. A rendere più difficile il recupero in alcuni casi c’è che trovano automobili con intere famiglie dentro, stavano provando a scappare dall’onda di piena ma ormai era troppo tardi e sono state trascinate prima nell’acqua della pien…
Ahmed Elagile è portavoce e consigliere dell’Organizzazione mondiale per la Sanità in Libia e fa parte dell’apparato che si è mobilitato per soccorrere Derna dopo la catastrofe dell’11 settembre. Una settimana dopo, si comincia a temere che la zona diventi un grande problema sanitario per i sopravvissuti e per i soccorritori che sono arrivati da tutti gli angoli della Libia.
Qual è il problema più urgente in città?
«I cadaveri da recuperare. Sono migliaia. Oltre ai libici ci sono anche squadre specializzate francesi, spagnole, turche, italiane, maltesi, dall’Egitto, che stanno lavorando a ciclo continuo per recuperare i cadaveri dal mare, tutta la costa è piena di cadaveri, sono arrivati anche a centoventi chilometri di distanza spinti dalle correnti. A rendere più difficile il recupero in alcuni casi c’è che trovano automobili con intere famiglie dentro, stavano provando a scappare dall’onda di piena ma ormai era troppo tardi e sono state trascinate prima nell’acqua della piena e poi in fondo al mare. Anche sulla terraferma sotto lo strato di fango asciutto il problema è lo stesso. Li trovano dappertutto. All’aperto, nelle case, nella valle».
C’è una soluzione, davanti a questo numero di morti?
«È una corsa contro il tempo, perché è passata una settimana e ovviamente i corpi si stanno decomponendo dove sono. Le autorità hanno dato istruzioni alla popolazione di Derna di non bere l’acqua perché viene dalle falde acquifere, sono l’unica fonte ma sono contaminate, ora è tutto un misto di acqua di fogna, detriti e altro. L’ultimo rapporto parla di centocinquanta persone che si sono sentite male per l’acqua contaminata. Ci aspettiamo da un momento all’altro lo scoppio di un’epidemia di leishmaniosi, che è già endemica sui Monti verdi, quelli che sovrastano Derna, adesso la malattia troverà condizioni eccellenti per diffondersi. L’esercito nazionale di Khalifa Haftar ha ricevuto l’ordine di far sgombrare la città, ma in molti stanno opponendo resistenza perché non vogliono abbandonare le loro case e non sanno dove andare. La situazione è caotica, ci sono troppi comitati e le organizzazioni internazionali sul campo sono coordinate male».
Che cosa fanno con i corpi che trovano?
«Il primo e il secondo giorno li hanno seppelliti in grandi fosse, ora invece stanno prelevando campioni di Dna dai capelli o dalle unghie prima della sepoltura per provare a fare un riconoscimento, nei mesi che verranno. Si sta provando a fare un archivio. Faccenda complicata, perché in alcuni casi famiglie intere di trenta persone che abitavano tutte vicine e con Dna simili sono sparite assieme sotto l’acqua e non ci sono sopravvissuti a reclamare e a spiegare. Che cosa si fa quando tutta una famiglia è stata cancellata e i suoi componenti sono stati sparpagliati in una zona così devastata che è difficile da riconoscere. La piena ha spostato pure i palazzi, figurarsi il resto».
Si può entrare a Derna adesso?
«L’esercito libico blocca l’accesso, a meno che tu non stia portando aiuti urgenti. Il mio consiglio sarebbe questo: dividere la città in zone, una zona dove ci sono ancora i corpi dove non si può accedere, una zona contigua di pericolo anche questa vietata e poi una zona sicura, nei quartieri risparmiati dall’acqua».