Parigi ritira i soldati dal Niger. L’annuncio di Macron in tv:“Non c’è più la Françafrique”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — La Francia deve rassegnarsi a partire dal Niger. «Nelle prossime ore il nostro ambasciatore tornerà in Francia» ha annunciato Emmanuel Macron. Se ne andrà l’ambasciatore Sylvain Itté, che viveva ormai sotto assedio nella rappresentanza francese di Niamey, a cui la nuova giunta militare aveva persino tolto l’immunità diplomatica. Entro la fine dell’anno finirà anche la presenza militare della Francia in Niger, ha confermato Macron, dopo che i nuovi militari al potere avevano già annullato l’accordo di cooperazione con Parigi. Di fatto, le operazioni dei 1.500 soldati e piloti francesi di base a Niamey erano sospese da settimane e così la collaborazione con l’esercito nigerino.
Il braccio di ferro della Francia con la nuova giunta arriva…
PARIGI — La Francia deve rassegnarsi a partire dal Niger. «Nelle prossime ore il nostro ambasciatore tornerà in Francia» ha annunciato Emmanuel Macron. Se ne andrà l’ambasciatore Sylvain Itté, che viveva ormai sotto assedio nella rappresentanza francese di Niamey, a cui la nuova giunta militare aveva persino tolto l’immunità diplomatica. Entro la fine dell’anno finirà anche la presenza militare della Francia in Niger, ha confermato Macron, dopo che i nuovi militari al potere avevano già annullato l’accordo di cooperazione con Parigi. Di fatto, le operazioni dei 1.500 soldati e piloti francesi di base a Niamey erano sospese da settimane e così la collaborazione con l’esercito nigerino.
Il braccio di ferro della Francia con la nuova giunta arrivata a fine luglio era diventato insostenibile. Nella sua difesa dell’ex presidente Bazoum, Parigi era ormai isolata nell’Ue. Dietro le quinte Macron aveva spinto per un intervento militare della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) che però non si è mai concretizzato, anche perché non sostenuto dagli Usa. «Non c’è più la Françafrique» ha sottolineato ieri sera il leader francese in riferimento a quando la Francia muoveva trame più o meno ufficiali per sostenere o far cadere regimi africani. «Quando ci sono colpi di Stato, noi non interveniamo» ha aggiunto Macron, spiegando di non voler far restare i militari francesi «ostaggi dei putschisti».
Dopo Mali e Burkina Faso, la nuova ritirata francese segna la perdita d’influenza di Parigi nella zona strategica del Sahel. «Continueremo ad aiutare il continente africano a combattere il terrorismo – ha proseguito il leader francese -. Ma solo se proviene da governi democraticamente eletti. I putschisti sono amici del disordine». Il regime militare al potere in Niger ha subito accolto positivamente l’annuncio di Macron: «Celebriamo la nuova tappa verso la sovranità del Niger». Diverse risorse umane e materiali dedicate all’antiterrorismo che erano in Niger potrebbero andare verso il vicino Ciad, che ospita il quartier generale delle forze francesi nel Sahel, o verso altre zone di combattimento contro i jihadisti, come il Medio Oriente. «Anche se Macron sostiene che la Françafrique non esiste più, la verità è che continua a esserci a Parigi la volontà di intervenire, e talvolta interferire, nelle vicende interne di molti Paesi africani» nota Remi Cayarol, autore di Le Mirage sahélien. La Francia può ancora contare su qualche governo alleato come in Ciad, Costa d’Avorio e Senegal. Ma non è da escludere un effetto domino, sotto la spinta di opinioni pubbliche sempre più ostili all’ex Paese colonizzatore. «I recenti golpe militari sono inseriti in un forte rigetto della Francia nella regione, anche nella società civile e tra i giovani». E se è vero che la Francia è incalzata dall’attivismo economico della Cina e dalla disinformazione russa, alcune dichiarazioni di Macron su sconvolgimenti politici di Paesi africani, come in Niger, sono state percepite, nota l’esperto, come «paternalistiche» o «arroganti». C’è anche la sensazione di «due pesi e due misure», conclude Cayarol, laddove Parigi ha continuato a lavorare con Paesi come Ciad e Gabon nonostante colpi di Stato.