Kosovo, la presidente Osmani: “Con le armi russe Vucic pensa all’annessione sul modello Crimea”
Vjosa Osmani
(reuters)PRISTINA — Prima l’attacco a Banjska, ora le truppe serbe ai confini. Presidente Vjosa Osmani, cosa sta succedendo in Kosovo?
«Ci sono prove inconfutabili. La Serbia ha commesso un atto di aggressione il 24 e si sta preparando a commetterne un altro rafforzando le forze armate e l’artiglieria al confine col Kosovo. È qualcosa di diverso da ciò che abbiamo visto negli ultimi 25 anni, senza precedenti. La Serbia è ancora guidata dalla mentalità di Milosevic e cerca di cancellare tutto ciò che gli Stati Uniti, l’Europa e il nostro popolo hanno ottenuto in due decenni: pace, stabilità e libertà».
Pensa che Belgrado voglia invadere il Kosovo?
«Ha sempre avuto rivendicazioni territoriali, ora vuole usare il modello di Putin per un’annessione in stile Crimea. …
PRISTINA — Prima l’attacco a Banjska, ora le truppe serbe ai confini. Presidente Vjosa Osmani, cosa sta succedendo in Kosovo?
«Ci sono prove inconfutabili. La Serbia ha commesso un atto di aggressione il 24 e si sta preparando a commetterne un altro rafforzando le forze armate e l’artiglieria al confine col Kosovo. È qualcosa di diverso da ciò che abbiamo visto negli ultimi 25 anni, senza precedenti. La Serbia è ancora guidata dalla mentalità di Milosevic e cerca di cancellare tutto ciò che gli Stati Uniti, l’Europa e il nostro popolo hanno ottenuto in due decenni: pace, stabilità e libertà».
Pensa che Belgrado voglia invadere il Kosovo?
«Ha sempre avuto rivendicazioni territoriali, ora vuole usare il modello di Putin per un’annessione in stile Crimea. Ovviamente non lo permetteremo. Lavoriamo con le forze Nato per proteggere le nostre libertà conquistate con fatica, la nostra indipendenza».
Vede un rischio concreto per le prossime ore o giorni?
«L’allarme lanciato dagli Usa è molto, molto reale. Vogliono entrare in Kosovo e impossessarsi di parti del nostro territorio. Ci sono molte prove che la situazione sia estremamente preoccupante. La Serbia deve sapere che affronterà un popolo pronto a difendere la sua libertà ad ogni costo, e che insieme a noi c’è la Nato».
Sapete di un piano di attacco? Puntano al nord o anche a Pristina?
«Stiamo ancora raccogliendo prove, non è il momento di renderle pubbliche. Storicamente sono più interessati al Nord».
Perché accusate il presidente serbo Vucic di essere il vero responsabile dell’attacco del 24 a Banjska?
«Perché è il leader di queste bande, è sempre stato lui il capo di queste cosche: le ha formate e pagate, ha dato loro ordini e presto diventerà chiaro che ha guidato lui l’operazione, ovviamente con altri esecutori. È il metodo di Milosevic all’inizio degli anni ‘90: usava queste bande per azioni paramilitari in Bosnia, Croazia e Kosovo ma diceva: “Non c’entro niente”. Alla fine si è scoperto che era lui la mente di tutte le guerre genocide nell’ex Jugoslavia, iniziate con questo tipo di operazioni che ora porta avanti in Kosovo il suo discepolo, Aleksandar Vucic».
Chi è il vostro miglior alleato?
«Per ovvie ragioni storiche, gli Usa. Hanno guidato il mondo democratico aiutando il Kosovo a raggiungere libertà e indipendenza, e ora lo guidano per assicurare che pace, stabilità e libertà siano preservate in Kosovo e nel resto del mondo. Ma non ho detto che l’Ue non sia un alleato: il Kosovo è il Paese più europeista al mondo, oltre il 90% è per l’integrazione».
Perché il processo di pace è fermo?
«Vucic ha abusato della politica di pacificazione attiva di una parte della Ue nei suoi confronti. Sono passati 12 anni di dialogo e non ha attuato la maggioranza degli accordi. Ha creato tensioni e destabilizzato la regione, ma la Ue non ha preso nessuna misura nei confronti della Serbia. È l’unico paese in Europa che non ha varato sanzioni contro Putin e l’Ue non ha battuto ciglio: più la Serbia si allontana e più la finanzia. Avere relazioni di buon vicinato è uno dei principi fondamentali della Ue. ma non ha funzionato: incoraggia Vucic a diventare ancora più prepotente. Pensa di poterla fare franca... Beh, troverà ad aspettarlo la polizia del Kosovo e la Kfor della Nato, è meglio che non ci pensi nemmeno».
C’è Putin dietro a questa crisi o stavolta non c’entra?
«Certo, e non lo nascondono: appoggia la Serbia politicamente, economicamente e militarmente. Questa crisi va nell’interesse della Russia: vuole conflitti sul suolo europeo per distogliere l’attenzione dall’Ucraina. Il Kosovo è una prova di ciò che le democrazie possono ottenere quando si uniscono per la libertà, l’indipendenza e la democrazia; e a Putin questo non piace, sa che con questo modello perderà anche la guerra in Ucraina».
Perché non sciogliete le tensioni creando l’associazione dei comuni serbi prevista dall’accordo di pace?
«Se andaste al confine e guardaste l’esercito schierato dalla Serbia, se aveste visto i gruppi criminali e terroristici che hanno addestrato finora, lo capireste: il Kosovo ha sempre ribadito di voler attuare tutti gli obblighi, ma non ha senso che il Kosovo implementi tutto e la Serbia nulla. Vucic ha già detto che non farà la sua parte».
Lo incontrerete?
«No, non è previsto nulla. In questo momento dobbiamo affrontare la responsabilità di Vucic per l’attacco contro il Kosovo e per i movimenti al confine. L’ attacco terroristico del 24 dovrebbe suscitate una riflessione nella Ue: se vuole un dialogo fruttuoso dovrà cambiare la sua politica verso Vucic».