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Attentato a Bruxelles: un video del killer in Italia. Era stato anche in Svezia. Allarme in tutta Europa

Massima allerta nel nostro Paese dove l’attentatore è stato identificato a Bologna nel 2016. Luoghi sensibili blindati come ai tempi dell’11 settembre. A Lassoued era stato rifiutato l’asilo dal Belgio nel 2020
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Un lupo solitario. Una «cellula dormiente» dell’Isis, pronto a colpire dopo una radicalizzazione veloce, su Internet. E a rivendicare l’azione. In maniera clamorosa, sui social. Era l’identikit che hanno fatto nei giorni scorsi le intelligence europee, prima tra tutti quella italiana, parlando del rischio di un attacco jihadista in Continente, parallelamente alla guerra in Israele. Ed è il ritratto perfetto di Abdeslam Lassoued, tunisino, 45 anni - account Facebook Slayem Slouma – il terrorista in tuta arancione che, armato di kalashnikov, ha ammazzato ieri sera due svedesi a Bruxelles. E poi ha rivendicato l’azione sul suo profilo, appunto, dove negli ultimi giorni aveva pubblicato diversi post anti-semiti e di vicinanza ad Hamas. «Sono un Mujahid dello Stato Islamico, che vi piaccia o no. Viviamo per la nostra religione e moriamo per questa stessa religione. Ho vendicato i musulmani».

Era stato identificato a Bologna nel 2016, su Facebook è spuntato anche un video probabilmente gir…

Un lupo solitario. Una «cellula dormiente» dell’Isis, pronto a colpire dopo una radicalizzazione veloce, su Internet. E a rivendicare l’azione. In maniera clamorosa, sui social. Era l’identikit che hanno fatto nei giorni scorsi le intelligence europee, prima tra tutti quella italiana, parlando del rischio di un attacco jihadista in Continente, parallelamente alla guerra in Israele. Ed è il ritratto perfetto di Abdeslam Lassoued, tunisino, 45 anni - account Facebook Slayem Slouma – il terrorista in tuta arancione che, armato di kalashnikov, ha ammazzato ieri sera due svedesi a Bruxelles. E poi ha rivendicato l’azione sul suo profilo, appunto, dove negli ultimi giorni aveva pubblicato diversi post anti-semiti e di vicinanza ad Hamas. «Sono un Mujahid dello Stato Islamico, che vi piaccia o no. Viviamo per la nostra religione e moriamo per questa stessa religione. Ho vendicato i musulmani».

Era stato identificato a Bologna nel 2016, su Facebook è spuntato anche un video probabilmente girato nel nostro Paese. Di sicuro era già in Belgio nel 2019. E aveva una condanna in Tunisia.

Lassoued aveva fatto domanda di asilo in Belgio nel 2019 e nel 2020 la richiesta era stata rifiutata. Così ha dichiarato il ministro della Giustizia belga, Vincent Van Quickenborne, nella conferenza stampa nella notte con il primo ministro Alexander De Croo. "Il sospettato ha chiesto asilo nel nostro Paese nel 2019. E' noto per atti sospetti: tratta di esseri umani, soggiorno illegale e pericolo per la sicurezza dello Stato", ha spiegato. "Nel 2016, informazioni non confermate trasmesse da un servizio di polizia straniero indicavano che l'uomo aveva un profilo radicalizzato e che voleva partire per una zona di conflitto per la Jihad. Le informazioni sono state verificate ma non è stato possibile fare nulla: non vi era alcuna indicazione concreta di radicalizzazione", ha aggiunto il ministro. "Il presunto autore del reato ha avviato una procedura di asilo nel nostro Paese nel novembre 2019. Ha ricevuto una decisione negativa nell'ottobre 2020 ed è scomparso dai radar poco dopo", ha precisato la ministra per l'Asilo, Nicole De Moor. "E' stato ufficialmente cancellato dall'anagrafe nazionale del Comune il 12 febbraio 2021 e pertanto non è stato possibile localizzarlo per organizzare il suo rientro. Non ha mai soggiornato in un centro di accoglienza Fedasil (l'Agenzia federale di accoglienza). Non è mai stato presentato dalla polizia, dopo un'intercettazione, all'Ufficio stranieri per consentire il suo rientro. Per questo motivo, l'ordine di lasciare il Paese, redatto nel marzo 2021, non ha mai potuto essere emesso", ha precisato ancora De Moor.

"All'inizio di quest'anno, avrebbe minacciato un occupante di un centro di asilo a Kempen tramite i social media. Questa persona lo ha denunciato, aggiungendo che l'interessato era stato condannato per terrorismo in Tunisia", ha continuato Van Quickenborne. "Questa presunta condanna per terrorismo ha spinto, questa domenica, 15 ottobre, la polizia giudiziaria federale di Anversa a convocare una riunione prevista per martedì 17 ottobre. Nel frattempo i nostri servizi hanno appreso che non è stato condannato per terrorismo in Tunisia, ma per reati comuni. Non si trattava di una minaccia concreta o imminente", ha precisato", ha concluso.

Lassoued ha anche soggiornato in Svezia. Lo ha detto in conferenza stampa il premier svedese Ulf Kristersson. Tuttavia l'uomo non era noto alle forze dell'ordine svedesi. "La conclusione comune in questo momento è che i confini dell'Europa devono essere protetti", ha aggiunto Kristersson, "se non abbiamo il controllo sui confini dell'Europa, se puoi entrare in Europa e oltrepassare i confini, allora la situazione è pericolosa. Senza controllo alle frontiere esterne dell'Europa, non possiamo avere la libera circolazione in Europa".

Il profilo di Slouma, si diceva, da giorni pullulava di invettive contro Israele. Rimbalzava materiale dell’Isis con promesse di vendette per quello che sta accadendo a Gaza, invocando nuovi interventi da parte di Hamas.

Come avevano denunciato tutti i capi dei Servizi proprio in questi giorni, questi particolari tipi di jihadisti sono molto difficili da individuare. Perché agiscono da soli, non hanno particolari reti sul territorio. Ma vengono mossi a distanza, direttamente dalla Siria o comunque non dall’Europa. L’unico strumento di prevenzione efficace è quello del controllo del territorio osservando per esempio la vendita delle armi: Slouma si era procurato un Kalashnikov, non esattamente un prodotto da supermercato.

In Italia non a caso su questo punto è stata alzata l’attenzione al massimo livello. Oltre a un monitoraggio attentissimo di tutte le vecchie cellule segnalate nel momento di splendore dello Stato Islamico, sono stati riattivati tutti gli informatori sul territorio per il commercio delle armi. E si è ripreso il monitoraggio dei depositi che vendono diserbanti agricoli, utilizzati dagli jihadisti per la creazione di ordigni rudimentali ma ad alto impatto.

Resta però la difficoltà di prevedere l’imprevedibile. E restano soprattutto i segnali di nervosismo che arrivano dal campo in tutta Europa: dopo l’attentato islamista di venerdì nel liceo di Arras (dove è stato ucciso a coltellate il professor Dominique Bernard), sabato in Francia sono stati evacuati prima il Louvre e poi Versailles, per allarmi che fortunatamente si sono rivelati infondati. A Londra il massimo livello di rischio, e così a Berlino e Madrid. A Roma sono stati “blindati” poco meno di 200 luoghi di interesse. Sono tutti i principali simboli ebraici, ma anche ambasciate, consolati e palazzi internazionali. Sabato si è riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e sono state decise una serie di misure straordinarie: dopo una ricognizione di obiettivi sensibili (28.70, 208 riferibili soltanto a Israele) è stato applicato il protocollo del rischio, con un livello così alto che non si vedeva dalle Torri gemelle. Aumentata, quindi, la sensibilità dei metal detector negli aeroporti, più uomini nelle stazioni e davanti ai principali luoghi di attrazione, come piazze e musei.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nei giorni scorsi aveva parlato della possibilità di annullare alcune manifestazioni, per lo meno quelle collaterali, legate alla festa delle Forza armate, il 4 novembre. Anche se — nel corso del comitato — il Viminale, con il ministro Matteo Piantedosi, ha avuto parole chiare nel dire che al momento non esiste «alcun pericolo concreto»: né Servizi né forze di Polizia hanno infatti segnalato movimenti di cui allarmarsi. Quello della “fabbrica della paura”, e delle giustificazioni per le contrazioni delle libertà dei cittadini, è un rischio concreto. Dal governo, per esempio, qualcuno ha provato a rilanciare “l’infiltrazione jihadista nei barconi” proponendo l’equazione falsa tra migranti e terroristi: è vero, alcuni degli attentatori sono arrivati con i barconi nel corso degli anni, ma tutte le analisi hanno dimostrato come la maggior parte degli jihadisti già vivesse in Europa. E ad armarli sia stata proprio la loro insoddisfazione.

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