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Valico di Rafah, l’esodo degli stranieri da Gaza: Egitto pronto a farne passare 7mila

(afp)
Il Cairo ha aperto ieri il varco per altre 460 persone. Tra loro anche una bambina italiana e la sua mamma palestinese
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TEL AVIV — Dopo le prime 400 mercoledì, altre 460 persone hanno lasciato Gaza ieri: cittadini stranieri e malati gravi sono usciti dal valico di Rafah, al confine della Striscia con l’Egitto. Fra loro, una bambina italiana che oggi compie sei anni, Minerva, e la sua mamma palestinese Bayan Alnayyar. Assistite da funzionari italiani, sono al Cairo e da qui faranno rientro in Italia insieme agli altri quattro italiani usciti mercoledì.

Alle loro spalle la situazione peggiora di ora in ora, in attesa della “pausa” nei bombardamenti che il segretario di Stato americano Antony Blinken cercherà di ottenere oggi a Tel Aviv da Benjamin Netanyahu, insieme all’ingresso nella Striscia di un numero di camion di aiuti superiore a quello che è passato finora. L’Unicef oggi ha definito «catastrofico» lo stato delle cose sul terreno: «Anche la guerra ha le sue regole», recita un comunicato. «Indescrivibile» è l’aggettivo usato dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha sottolineato come la…

TEL AVIV — Dopo le prime 400 mercoledì, altre 460 persone hanno lasciato Gaza ieri: cittadini stranieri e malati gravi sono usciti dal valico di Rafah, al confine della Striscia con l’Egitto. Fra loro, una bambina italiana che oggi compie sei anni, Minerva, e la sua mamma palestinese Bayan Alnayyar. Assistite da funzionari italiani, sono al Cairo e da qui faranno rientro in Italia insieme agli altri quattro italiani usciti mercoledì.

Alle loro spalle la situazione peggiora di ora in ora, in attesa della “pausa” nei bombardamenti che il segretario di Stato americano Antony Blinken cercherà di ottenere oggi a Tel Aviv da Benjamin Netanyahu, insieme all’ingresso nella Striscia di un numero di camion di aiuti superiore a quello che è passato finora. L’Unicef oggi ha definito «catastrofico» lo stato delle cose sul terreno: «Anche la guerra ha le sue regole», recita un comunicato. «Indescrivibile» è l’aggettivo usato dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha sottolineato come la vita di centinaia di pazienti sia a rischio a causa della mancanza di medicine e di carburante per far funzionare i generatori.

Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute della Striscia, legato a Hamas, in questi 25 giorni sono morte 8.800 persone di cui 3.648 minori. Oggi altre persone dovrebbero riuscire a uscire da Rafah: palestinesi con doppia nazionalità (fra cui alcuni con passaporto italiano) e altri feriti. In tutto, l’Egitto si prepara a far passare più di 7mila persone in due settimane: solo in piccola parte si fermeranno però sul suo suolo, principalmente per essere curate.

Di tutto questo Blinken discuterà oggi a Tel Aviv: ma sul tavolo ci sarà anche la questione degli ostaggi. Ieri Daniel Hagari, portavoce delle Forze armate israeliane (Idf) ha nuovamente corretto il numero: a Gaza ci sono 242 persone prelevate con la forza il 7 ottobre. Per tirarle fuori Hamas ha chiesto una tregua e uno scambio di prigionieri: entrambe le condizioni sono state rifiutate dal governo israeliano, ma in Qatar, dove c’è il quartier generale dei mediatori, la speranza è che un accordo sia ancora possibile: almeno per gli stranieri, i bambini, le donne e gli anziani. L’ansia per la loro sorte è altissima: anche ieri le famiglie hanno manifestato a Tel Aviv e Gerusalemme, in lacrime, cantando e gridando: promettono che marceranno sui palazzi del governo se non i loro cari non saranno restituiti in tempi rapidi ma è difficile capire cosa possano fare più di quello che hanno fatto finora. Che è stato, ed è ancora, premere sul governo.

Dietro le quinte si capisce che - anche a causa di questa pressione - il governo israeliano è pronto a qualche apertura: probabilmente una pausa più lunga delle sei ore di stop ai bombardamenti concesse finora in corrispondenza con l’uscita degli ostaggi. E certamente il passaggio di altri aiuti per Gaza: ai diplomatici di Doha e a Blinken il compito di raggiungere un accordo.

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