Milei-Massa, la scelta dell’Argentina. Ora la sfida per risollevare l’economia
dalla nostra inviata Laura LucchiniBUENOS AIRES — Tensione estrema e ottimismo. Alla chiusura delle urne nell’hotel Libertador di calle Cordoba - quartier generale di La Libertad Avanza (Lla), la formazione dell’anarco-capitalista Javier Milei - l’atmosfera era di entusiasmo. La pubblicazione degli exit poll è proibita in Argentina, ma i partiti e le istituzioni hanno accesso ai sondaggi realizzati all’uscita delle urne. E fonti dell’entourage di Milei parlavano di un vantaggio moderato, mentre dalla squadra di Sergio Massa, di Union por la Patria (Up), facevano appello “alla calma”. Tutto preannunciava una lunga notte elettorale.
Quella di oggi è stata una votazione storica, celebrata a 40 anni dal ritorno della dem…
BUENOS AIRES — Tensione estrema e ottimismo. Alla chiusura delle urne nell’hotel Libertador di calle Cordoba - quartier generale di La Libertad Avanza (Lla), la formazione dell’anarco-capitalista Javier Milei - l’atmosfera era di entusiasmo. La pubblicazione degli exit poll è proibita in Argentina, ma i partiti e le istituzioni hanno accesso ai sondaggi realizzati all’uscita delle urne. E fonti dell’entourage di Milei parlavano di un vantaggio moderato, mentre dalla squadra di Sergio Massa, di Union por la Patria (Up), facevano appello “alla calma”. Tutto preannunciava una lunga notte elettorale.
Quella di oggi è stata una votazione storica, celebrata a 40 anni dal ritorno della democrazia nel Paese dopo la dittatura militare. 35 milioni di argentini sono stati chiamati alle urne. L’affluenza è stata del 76%. Si tratta di decidere se dare continuità al peronismo di governo o svoltare drasticamente verso un nuovo esperimento politico. Alcuni analisti si sono spinti a dire che si tratta di un voto tra democrazie a autocrazia.
Le 8 ore di elezioni si sono svolte con pochi incidenti ma molta tensione. Alla vigilia del voto, il Comitato Elettorale Nazionale (Cne) si era visto obbligato a convocare rappresentanti dei due partiti per invitare le formazioni a “salvaguardare il rispetto alla democrazia”.
Chiunque la spunti, è probabile che oggi si parlerà di brogli. Ci sono stati vari, ma circoscritti, arresti per comportamenti illeciti ai seggi, in particolare a Buenos Aires. Javier Milei, allo scoccare delle 18, ha postato un messaggio dove invitava gli osservatori a presidiare le urne fino all’ultima scheda: «Il kirchnerismo userà tutto il suo peso per manipolare i voti». Patricia Bullrich, candidata della destra moderata che è rimasta fuori dalla corsa elettorale al primo turno e ha successivamente appoggiato Milei, ha usato il momento del su voto per denunciare: «Stiamo osservando molte schede con una numerazione errata». Più che di una coincidenza, si può parlare di strategia preventiva.
Sergio Massa ha invece deciso di aspettare i risultati nella casa del quartiere di Tigre, il bastione da dove ha costruito la sua carriera politica. «Si tratta di un’elezione che definisce quale Paese avremo nei prossimi quattro anni. Vogliamo che ciò avvenga con la piena responsabilità di tutti».
Nel seggio di avenida Dorrego 3832, nel quartiere di Palermo, le impressioni raccolte indicavano chiaramente che si è trattato di un voto “contro” un candidato o l’altro, più che uno “a favore”, così come preannunciato da numerosi analisti. «Ho votato Massa tappandomi il naso», ha detto Valentina, 21 anni, look dark, residente della zona. «Il voto è segreto ma ti possiamo confessare di aver votato Javier Milei. Ci fanno più paura il governo attuale e Sergio Massa che il rischio della novità», hanno assicurato Maria e Josefina, due anziane a braccetto. «Ho 66 anni e con poche interruzioni ho vissuto tutta la vita sotto governi peronisti. Per me e per i miei figli, questa è l’occasione del cambiamento. E se Dio vuole, Milei non farà nulla di folle», dice Maite, 66 anni professoressa di francese.
Tra gli episodi più controversi della giornata c’è stato il voto di Victoria Villaruel, candidata alla vicepresidenza con Javier Milei, figlia di militari complici dei crimini della dittatura, che ha dedicato la sua campagna a sdoganare il negazionismo. «È la prima volta che la figlia di un militare può arrivare al governo, non capisco che cosa vogliono, loro hanno avuto figli di terroristi al governo per anni», ha detto reagendo a una contestazione di famigliari di vittime della dittatura.