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Myanmar, offensiva militare di ribelli e democratici contro la giunta golpista. Con l’assenso della Cina che vuole chiudere i centri truffa

(reuters)

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Gruppi indipendentisti e legati al governo legittimo in esilio hanno conquistato decine di avamposti militari. Pechino, che sostiene i militari, non è intervenuta perché vuole la chiusura dei centri coperti dai golpisti dove migliaia di cinesi sono costretti ai lavori forzati
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In un mondo turbato dai bombardamenti in Ucraina e dalla guerra a Gaza può sfuggire il fatto che Myanmar sia ormai infiammata da una guerra civile con diversi focolai alle frontiere e nel suo centro, tanto da spingere Myint Swe, il presidente della giunta militare golpista birmana, a dare l’allarme: “Se il governo non riuscirà a gestire gli scontri ai confini, la nazione si spaccherà in molti frammenti”. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ricordato la gravità delle violazioni dei diritti umani e i due milioni di profughi generati dalla repressione del governo militare.
La scintilla che ha provocato questa nuova serie di ribellioni viene accesa a Pechino, che ha chiesto ai ribelli di di chiudere i centri di malaffare e imbrogli online che gestiti dalle famiglie mafiose nella zona di confine del Myanmar con la Cina. Liberate i cinesi ai lavori forzati e avrete il nostro appoggio, questo sarebbe il patto tra ribelli e cinesi. E i ribelli si sono impegnati a chiuderli. …

In un mondo turbato dai bombardamenti in Ucraina e dalla guerra a Gaza può sfuggire il fatto che Myanmar sia ormai infiammata da una guerra civile con diversi focolai alle frontiere e nel suo centro, tanto da spingere Myint Swe, il presidente della giunta militare golpista birmana, a dare l’allarme: “Se il governo non riuscirà a gestire gli scontri ai confini, la nazione si spaccherà in molti frammenti”. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ricordato la gravità delle violazioni dei diritti umani e i due milioni di profughi generati dalla repressione del governo militare.
La scintilla che ha provocato questa nuova serie di ribellioni viene accesa a Pechino, che ha chiesto ai ribelli di di chiudere i centri di malaffare e imbrogli online che gestiti dalle famiglie mafiose nella zona di confine del Myanmar con la Cina. Liberate i cinesi ai lavori forzati e avrete il nostro appoggio, questo sarebbe il patto tra ribelli e cinesi. E i ribelli si sono impegnati a chiuderli.

Per capire l’intricata rete di alleanze che sta indebolendo il temibile esercito del Tatmadaw foraggiato da armi russe e cinesi, bisogna fotografare i quattro punti cardinali di Myanmar in una lotta che coinvolge, nel Nord-Est, quattro famiglie criminali tra casinò, traffico d’oppio e raggiri online; nel Sud, guerrieri etnici Karen al confine con la Thailandia; a Ovest, militanti Rohingya al confine con il Bangladesh; nel Nord-Ovest guerrieri dello stato di Chin al confine con il Mizoram indiano; e, nel centro, militanti pro-democrazia appartenenti al governo legittimo in esilio, alleati con i suddetti eserciti etnici ben addestrati ed equipaggiati.

Operazione 1027

L’ “Operazione 1027” di questa vasta alleanza anti-giunta prende il nome dalla data di inizio dell’offensiva coordinata, il 27 ottobre, un mese fa. Non è una coincidenza che la ribellione su tutti i fronti sia scaturita una settimana dopo una sparatoria nella “Villa Crouching Tiger” a Laukkaing, la città fulcro del traffico d’oppio e dei casinò al confine con la Cina. Il 20 ottobre un centinaio di schiavi cinesi, irretiti da imbrogli online, tentarono la fuga dalla villa gestita da gangster venendo falcidiati dalle mitragliate dei criminali che li tenevano ai lavori forzati. Si sospetta che tra le vittime vi fossero agenti cinesi infiltrati da Pechino per indagare sui 100mila cittadini cinesi intrappolati dai criminali con pretesti e imbrogli.

Poiché il leader della giunta militare, Min Aung Hlaing, continuava a proteggere le famiglie di trafficanti che lui stesso ha messo al potere a Laukkaing, Pechino ha dato il via libera all’Esercito dell’alleanza nazionale democratica, finanziato dagli eredi di Peng Jiasheng, un ex comandante del Partito comunista birmano divenuto rais locale, per scatenare un’offensiva che nel giro di poche settimane ha conquistato 100 avamposti dell’esercito birmano nello stato di Shan, al confine con la Cina. In sintesi, la Cina ha deciso di dare una lezione alla giunta che non controllava le famiglie narco-trafficanti criminali ai confini.

La rivolta anti-golpista

Nel contempo, anche nello stato di Chin si è scatenata la battaglia contro il Tatmadaw guidata dal Fronte nazionale Chin che ha conquistato due campi militari della giunta. La reazione virulenta dell’esercito birmano, armato di jet, elicotteri, artiglieria pesante e lanciarazzi multipli ha messo in fuga cinquemila profughi, tra i quali leader politici dell’etnia Chin, cacciati dall’esercito fin nello stato indiano del Mizoram. I militari indiani hanno infatti catturato, e poi liberato, 43 soldati birmani che avevano sconfinato nell’inseguimento dei ribelli Chin.

Intanto anche a Rakhine, stato al confine con il Bangladesh, già teatro di atrocità da parte del Tatmadaw, l’Esercito di Arakan ha ripreso a combattere, costringendo i carrarmati a scendere in strada a Sittwe, capitale dello Stato. Si sono riaperti molti scontri anche nel Sud, dove da 47 anni la minoranza karen, guidata dall’Unione nazionale karen (Knu) e dal suo l’Esercito di liberazione nazionale karen, ora appoggiato dai volontari delle Forze di difesa del popolo (Pdf), ovvero i difensori dei gruppi pro-democrazia cui la giunta militare dà la caccia dal golpe del 2021. I volontari pro-democrazia Pdf stanno facendo progressi anche nel centro di Myanmar, nella regione di Sagaing, al confine con lo Shan, dove, alleandosi con altri ribelli etnici più esperti, sono riusciti da abbattere un jet dell’aeronautica golpista.

Pur avendo la superiorità d’arsenale e addestramento, l’esercito golpista si trova in una situazione critica avendo a disposizione per il trasporto veloce delle truppe solo 40 elicotteri, di cui alcuni non funzionanti. Con tante crisi contemporanee volute dall’Operazione 1027, inevitabile risultare sguarniti. Circolano già video di truppe che s’arrendono per unirsi alla rivolta anti-golpista, nella speranza che la notizia raggiunga le caserme dove i militari vengono però severamente tenuti all’oscuro delle notizie per evitare altre diserzioni. Per ora, lo squilibrio di forze è troppo netto per ipotizzare che i golpisti possano essere cacciati, ma questo è il periodo tatticamente più pericoloso per la giunta da quando ha esautorato i legittimi vincitori delle ultime elezioni con arresti e processi farsa.

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