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Serbia, il trionfo di Vucic: chi è l’ex ministro di Milosevic amico di Russia e Cina

(reuters)
Al potere dal 2014, alle parlamentari di ieri ha ottenuto con il suo Sns il 47 per cento. Sconfitta l’opposizione europeista
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Non c’è stata storia alle elezioni parlamentari in Serbia. Sns, il partito del centrodestra populista del presidente Aleksandar Vucic ha trionfato con il 47% dei voti e otterrà circa 130 seggi sui 250 totali dell’Assemblea. “Questa è una vittoria assoluta che mi rende estremamente felice”, ha proclamato raggiante Vucic, al potere dal 2014 tra accuse di autoritarismo e corruzione, alleanze controverse sia in patria – gli ultranazionalisti che fomentano le violenze nel Nord del Kosovo – sia all’estero, con Russia, Cina e Ungheria su tutti (in attesa che negli Usa torni Donald Trump).

La sconfitta dell’opposizione europeista

“Serbia contro la violenza” – la coalizione europeista di opposizione guidata da Miroslav Aleksic e dall’ex sindaco di Belgrado Dragan Djilas che si era formata sullo slancio delle manifestazioni contro le armi nate dopo due sparatorie di massa a maggio, una delle quali contro una scuola – ha ottenuto solo il 23%, grida ai brogli e promette battaglia, soprattutto nel…

Non c’è stata storia alle elezioni parlamentari in Serbia. Sns, il partito del centrodestra populista del presidente Aleksandar Vucic ha trionfato con il 47% dei voti e otterrà circa 130 seggi sui 250 totali dell’Assemblea. “Questa è una vittoria assoluta che mi rende estremamente felice”, ha proclamato raggiante Vucic, al potere dal 2014 tra accuse di autoritarismo e corruzione, alleanze controverse sia in patria – gli ultranazionalisti che fomentano le violenze nel Nord del Kosovo – sia all’estero, con Russia, Cina e Ungheria su tutti (in attesa che negli Usa torni Donald Trump).

La sconfitta dell’opposizione europeista

“Serbia contro la violenza” – la coalizione europeista di opposizione guidata da Miroslav Aleksic e dall’ex sindaco di Belgrado Dragan Djilas che si era formata sullo slancio delle manifestazioni contro le armi nate dopo due sparatorie di massa a maggio, una delle quali contro una scuola – ha ottenuto solo il 23%, grida ai brogli e promette battaglia, soprattutto nella capitale, dove a sorpresa il partito del presidente sarebbe in testa anche alle comunali, ma dove, secondo l’opposizione, sarebbero state portate a votare su autobus e furgoni anche persone che non vivono a Belgrado, con documenti d’identità rilasciati per l’occasione. Anche gli osservatori indipendenti denunciano violenze nei loro confronti e segnalano che nella capitale sono stati condotti a votare anche serbi di Bosnia.

(afp)

Vucic si rafforza

Per Vucic – che ha voluto queste elezioni anticipate nonostante avesse già una maggioranza solida in Parlamento – è il trionfo sperato e atteso, tanto più che il voto era un referendum su di lui. Tra i più entusiasti nelle congratulazioni post-vittoria c'è il premier sovranista ungherese Viktor Orbán, ma festeggiano anche Vladimir Putin e Xi Jinping – Belgrado è fondamentale per la Nuova Via della Seta della Cina, con cui ha firmato a ottobre un accordo di libero scambio. La Ue invece – alla cui adesione la Serbia è candidata dal 2014 e che rappresenta più della metà del commercio del Paese – si ritroverà un Vucic sempre più forte e assertivo nei dossier che dividono Bruxelles e Belgrado, come la pace e il riconoscimento del Kosovo – dove nel Nord la tensione è salita a settembre dopo un assalto di un gruppo paramilitare guidato da un uomo in passato legato a Vucic – e le mancate sanzioni contro Mosca.

Chi è Aleksandar Vucic

Ma chi è Aleksandar Vucic? Nato nel 1970 a Belgrado, padre economista e madre giornalista, viene da una famiglia perseguitata dai fascisti croati nella Seconda guerra mondiale. Dopo un’esperienza in Inghilterra è tornato in Serbia per fare il giornalista. Eletto nel 1993 come deputato del partito di estrema destra Srs – che sognava la Grande Serbia – è stato ministro dell’Informazione nel regime di Slobodan Miloševi? tra il 1998 e il 2000, ai tempi della guerra del Kosovo, quando si distinse per le multe ai giornalisti che criticavano il governo e la guerra ai media indipendenti e a quelli stranieri.

La trasformazione nel 2008

Con la fondazione del Sns, Partito progressista serbo, nel 2008, Vucic ha fatto mea culpa sugli anni giovanili, quando, dopo il massacro serbo di 8mila musulmani bosniaci a Srebrenica, disse “Voi uccidete un serbo e noi uccideremo cento musulmani”. Da allora si è spostato da posizioni euroscettiche e di estrema destra verso un profilo conservatore e filoeuropeo ma pur sempre populista e illiberale, soprattutto nel controllo dei media e nel rapporto con le opposizioni (secondo Freedom House la Serbia è solo “parzialmente libera”).

Vicepremier e ministro della Difesa tra il 2012 e il 2014, premier dal 2014 e poi presidente dal 2017, Vucic è al secondo matrimonio e ha tre figli. Gigante di due metri, è fluente in inglese, russo e tedesco. Forte dei risultati economici del suo decennio e dei numeri in Parlamento ora rafforzerà il controllo sulla Serbia. Con la speranza che non si avveri la profezia della sua ex vicepremier Zorana Mihajlovic, che lo definisce “un populista sulla strada per diventare un dittatore”.

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