Terremoto in Giappone, la testimonianza da Kyoto: “Tutti in strada terrorizzati, la terra ha tremato per quattro minuti”
di Cristian Martini GrimaldiEro appena tornato a casa dalla consueta visita al santuario, un rituale che qui a Kyoto tutti praticano durante i primi giorni del nuovo anno, e mi ero appena seduto sul divano per guardare le ultime notizie su X (ex Twitter) quando la terra ha cominciato a tremare.
All’inizio non mi sono alzato. In Giappone la terra mormora spesso, e noi ascoltiamo distratti in una sorta di “impostazione predefinita”: finché non è l’intero edificio a ondeggiare con violenza significa che è la solita ‘scossa’ passeggera.
Questa volta è stato diverso. I tremori iniziali hanno preso immediatamente un ritmo inquietante. Venti secondi sono diventati quaranta, poi un intero minuto. La casa, il mio rifugio su due piani, ha continuato a vibrare incessantemente. La trapunta appesa al soffitto come scudo improvvisato contro la luce che filtra dal tetto, sventolava freneticamente. In quel momento mi sono mosso d’istinto, sono scattato verso il portico e una volta fuori mi sono accorto della gravità della sit…
Ero appena tornato a casa dalla consueta visita al santuario, un rituale che qui a Kyoto tutti praticano durante i primi giorni del nuovo anno, e mi ero appena seduto sul divano per guardare le ultime notizie su X (ex Twitter) quando la terra ha cominciato a tremare.
All’inizio non mi sono alzato. In Giappone la terra mormora spesso, e noi ascoltiamo distratti in una sorta di “impostazione predefinita”: finché non è l’intero edificio a ondeggiare con violenza significa che è la solita ‘scossa’ passeggera.
Questa volta è stato diverso. I tremori iniziali hanno preso immediatamente un ritmo inquietante. Venti secondi sono diventati quaranta, poi un intero minuto. La casa, il mio rifugio su due piani, ha continuato a vibrare incessantemente. La trapunta appesa al soffitto come scudo improvvisato contro la luce che filtra dal tetto, sventolava freneticamente. In quel momento mi sono mosso d’istinto, sono scattato verso il portico e una volta fuori mi sono accorto della gravità della situazione. Il palo della luce fuori casa, una sentinella imperturbabile, tremava in maniera inquietante.
In Giappone, fin da giovanissimi si impara a cercare sicurezza all'aperto durante un terremoto, per evitare le trappole di un muro, un tetto o appunto un palo che crolla. La vista di persone in piedi, fuori, che guardavano preoccupate in alto, mi ha confermato la serietà del momento.
Il mio vicino di casa, allarmato, è venuto fuori con tutta la sua famiglia, la prima volta che li vedo tutti insieme, al completo. L'ansia scolpita sui volti, abbiamo scambiato alcune parole affrettate prima che mi ricordassi di aver lasciato il telefono sul divano, la mia linea vitale col mondo esterno, quello che tutti i corsi di preparazione alle calamità naturali ti spiegano devi avere sempre con te.
Ho cominciato a realizzare che questo era un terremoto potenzialmente terrificante perché pensavo di rientrare in casa trovandola stabile, invece tutto continuava a oscillare.
Afferrato il telefono salvavita, sono tornato di fuori in tutta fretta. La terra ha continuato a sussultare per altri quattro infiniti minuti. Su X scorrevano le informazioni su quanto stava accadendo. In Giappone, X (Twitter) non è solo un social network, è il polso della nazione, specialmente in tempi di crisi. L'epicentro, la magnitudo, gli appelli all'aiuto: tutte le informazioni sono state condivise in tempo reale sul social. Anche quelle relative alle persone intrappolate, alle case danneggiate e perfino incendiate, l’intera nazione sotto shock. Per di più l’allarme tsunami è stato diramato lungo tutta la costa. La mente torna al fatidico 11 marzo di 13 anni fa quando fu lo tsunami, non il terremoto, a prendersi la quasi totalità delle quasi 20mila vittime.
Poi la terra si è quietata qui a Kyoto anche se il caos seguente al terremoto è palpabile. Il primo ostacolo è distinguere le notizie affidabili nella marea di informazioni che affluiscono online. In Rete hanno cominciato a circolare numerosi appelli di persone che affermavano di essere sepolte vive sotto le macerie, è difficile discernere la realtà dalla finzione. La piattaforma X, che premia contenuti virali con monetizzazione, complica ulteriormente la situazione. Alcuni utenti suggeriscono cautela, evidenziando la possibilità che qualcuno possa sfruttare la tragedia per guadagni personali.
Il 1° gennaio è il giorno tradizionalmente dedicato alle visite familiari, che solitamente si trovano a centinaia di chilometri di distanza. Questo significa che molte persone si trovavano in luoghi poco conosciuti, rendendo difficile per loro trovare rifugio e orientarsi in un ambiente già caotico (quando si risiede in Giappone la prima cosa che si impara dopo il proprio indirizzo di casa è il luogo - indicato dal comune di residenza - dove potersi rifugiare in caso di calamità).
L'inverno, nella regione colpita dal sisma, aggiunge un ulteriore livello di sfida alla disgrazia. Nel Giappone di provincia, dove i sistemi di riscaldamento dipendono principalmente da aria condizionata, tappeti riscaldati o coperte elettriche, ovvero dalla presenza di elettricità, le temperature interne possono diventare glaciali. Questo spiega perché moltissimi, probabilmente migliaia di persone, anche quelle le cui case non erano crollate, erano costrette ad affrettarsi verso i rifugi. Il bisogno di calore materiale non solo di sicurezza era diventato impellente.