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Israele - Hamas, le news del 18 febbraio. Media: sì di Netanyahu a limitare l’accesso degli arabo-israeliani alla Spianata delle Moschee. E convoca l’ambasciatore brasiliano

Israele - Hamas, le news del 18 febbraio. Media: sì di Netanyahu a limitare l’accesso degli arabo-israeliani alla Spianata delle Moschee. E convoca l’ambasciatore brasiliano
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Il governo israeliano: “No al riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese”. Lula denuncia un “genocidio” a Gaza. Shtayyeh: “La Russia ha invitato tutte le fazioni palestinesi a Mosca il 26 febbraio”
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L'ambasciatore del Brasile in Israele sarà convocato dopo le parole del presidente Luiz Inacio Lula da Silva che ha denunciato come nella Striscia di Gaza sia in atto un "genocidio".

Il presidente brasiliano aveva commentato quanto accade nella Striscia parlando di un "genocidio", affermando - riporta O Globo - che "quello che sta succedendo non esiste in nessun altro momento storico se non quando Hitler decise di uccidere gli ebrei".

"Le frasi pronunciate dal presidente del Brasile sono vergognose e gravi. Sminuiscono la Shoah e rappresentano un tentativo di colpire il popolo ebraico ed il diritto di Israele alla difesa”: ha spiegato il premier Netanyahu aggiungendo che "il suo paragone fra Israele da un lato e la Shoah dei nazisti ed Hitler dall'altro - ha aggiunto Netanyahu - varca una 'linea rossa'"

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Hamas a Gallant: “Sinwar è ancora leader a Gaza”

"Yahya Sinwar svolge ancora il suo ruolo di leader di Hamas" a Gaza: lo ha affermato un membro dell'ufficio politico di Hamas, Muhammad Nazal, ad al Jazeera rispondendo al ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, secondo il quale il Movimento islamico ha perso i contatti con Sinwar e sta cercando un sostituto.

Washington Post: l’Iran ha chiesto a Hezbollah di evitare l’allargamento della guerra

L'Iran ha avvertito Hezbollah di non dare "al primo ministro (israeliano) Benjamin Netanyahu alcuna ragione per lanciare una guerra più ampia contro il Libano o altrove". Lo ha rivelato il Washington Post, citando un membro del gruppo sciita filo-iraniano. "Netanyahu è schiacciato in un angolo adesso. Non dategli una via d'uscita. Non diamogli il vantaggio di lanciare una guerra più ampia perché questo lo renderebbe un vincitore", è l'indicazione arrivata da Teheran. Secondo il quotidiano americano, in un recente incontro i funzionari iraniani hanno anche esortato Hezbollah a "esercitare moderazione contro le forze statunitensi". Un messaggio che sarebbe stato recepito, come dimostra la sospensione nelle ultime due settimane degli attacchi da parte delle milizie filo-iraniane contro truppe Usa in Siria e Iraq.

I ministri Gallant e Gantz contrari a limitare i fedeli arabo-israeliani sul Monte del Tempio

Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant e il ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz si sono opposti apertamente alla decisione del primo ministro Benjamin Netanyahu di assecondare la richiesta del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir di limitare i fedeli arabo-israeliani sul Monte del Tempio durante il Ramadan. Lo riferisce Channel 13. "Il primo ministro sta aggirando l'establishment della sicurezza e, a causa di ciò, commetteremo errori", avrebbe detto Gallant durante l'incontro, riferendosi alla contrarietà dello Shin Bet e dell'Idf. "Questa non è unità e non è un gabinetto. Non è così che lavoriamo", avrebbe reagito anche Gantz.

Media: sì di Netanyahu a limitare l’accesso degli arabo-israeliani alla Spianata delle Moschee

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato la richiesta del ministro della Sicurezza nazionale e leader di estrema destra Itamar Ben Gvir di limitare l'accesso degli arabo-israeliani alla Spianata delle Moschee (il Monte del Tempio per gli ebrei) durante il Ramadan, nonostante il parere contrario dello Shin Bet. È quanto ha riferito Channel 13. L'intelligence interna ritiene che una tale mossa potrebbe infiammare ulteriormente la situazione, in particolare se applicata agli arabo-israeliani e a quelli con residenza permanente. Al contrario, la polizia sembra essere d'accordo con le limitazioni.

Usa: “Mai detto che siamo a favore del riconoscimento unilaterale della Palestina”

"Non abbiamo mai detto che dovrebbe esserci un riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese". Lo ha affermato l'ambasciatore americano in Israele, Jack Lew, sottolineando tuttavia che "ora esiste una reale possibilità che, impegnandosi nella normalizzazione e nei negoziati con l'Arabia Saudita", insieme alla riforma dell'Autorità nazionale palestinese, "si possa creare uno Stato palestinese smilitarizzato". "Ma Israele dovrà fare questa scelta", ha aggiunto, ribadendo che "qualsiasi soluzione deve garantire la sicurezza e l'incolumità" dello Stato ebraico.
Il sostegno degli Stati Uniti a Israele "non ha vacillato", ha proseguito Lew, spiegando che le dichiarazioni critiche di Washington derivano dal fatto che la guerra "sta causando un'enorme quantità di dolore ovunque". "Il fatto che abbiamo messo in luce la sofferenza dei bambini a Gaza non è un'indicazione che gli Usa non stiano con Israele".

Ambasciatore degli Emirati negli Usa: “Offensiva a Rafah provocherà milioni di sfollati”

Un'offensiva israeliana a Rafah provocherà milioni di sfollati. A lanciare l'avvertimento è l'ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti negli Stati Uniti Yousef al-Otaiba, che ribadisce l'appello di Abu Dhabi per un "cessate il fuoco immediato a Gaza". "Sono necessari un cessate il fuoco immediato e un'imponente quantità di aiuti per far fronte alla crescente calamità umanitaria a Gaza. La metà della popolazione sta morendo di fame. Il sistema sanitario è crollato. L'acqua sicura è scarsa. Un'imminente offensiva israeliana provocherà milioni di sfollati", afferma l'ambasciatore, citato dal Times of Israel.
"Con l'aiuto dell'Egitto, gli Emirati Arabi Uniti hanno organizzato un importante sforzo di aiuto a Gaza: un ospedale da campo e una nave ospedale, sistemi di depurazione dell'acqua, 160 aerei carichi di rifornimenti e l'evacuazione di 2mila bambini feriti e malati di cancro negli ospedali degli Emirati", prosegue.
"Questi ed altri sforzi non sono sufficienti. Non possiamo permettere che la triste realtà di Gaza peggiori ulteriormente. Gli Stati Uniti e la comunità globale devono agire ora. Mobilitare gli aiuti su larga scala. Consentire alle Nazioni Unite di accelerare l'assistenza. Proteggere i civili. E, cosa più importante, attuare un cessate il fuoco immediato", conclude.

Media: nell’ospedale Nasser auto usate il 7 ottobre

Nel perimetro dell'ospedale Nasser di Khan Yunis i militari israeliani hanno trovato veicoli utilizzati da Hamas per lanciare l'attacco del 7 ottobre ed anche automobili rubate in quella occasione in un kibbutz vicino. Lo ha riferito la televisione commerciale israeliana Canale 13 mostrando immagini ottenute dal portavoce militare.
Dei 200 palestinesi arrestati dai militari perché ritenuti membri di Hamas, "alcuni hanno preso parte alle stragi del 7 ottobre - secondo la emittente - ed altri si presentavano come infermieri". La televisione ha appreso inoltre che nell'ospedale Nasser sono state trovate medicine destinate - ma non distribuite - ad ostaggi israeliani ed anche il computer di un esponente militare di Hamas. Secondo l'esercito, ha riferito ancora Canale 13, sotto l'edificio del Nasser potrebbero esserci tunnel di Hamas.

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Gallant, "Hamas cerca sostituto Sinwar nella Striscia"

Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha affermato che la brigata di Hamas a Khan Yunis è stata sbaragliata e che il gruppo islamista cerca un sostituto di Yahya Sinwar, il suo leader nella Striscia di Gaza. "La brigata di Khan Yunis di Hamas è stata sconfitta e ormai non funziona più come entità militare", ha detto Gallant nel corso di una valutazione della situazione bellica con il comandante del fronte sud dell'Idf, maggiore generale Yaron Finkelman. Khan Yunis, principale cittadina meridionale della Striscia, era uno dei bastioni di Hamas e roccaforte del potere di Sinwar.

Il premier palestinese: Israele consenta agli sfollati di tornare nelle proprie case

Il primo ministro dell'Autorità palestinese Mohammad Shtayyeh ha chiesto alle autorità israeliane di consentire alla popolazione che ha trovato rifugio nel sud della Striscia di Gaza di tornare nelle proprie case. Intervenendo oggi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il leader palestinese ha poi lanciato un avvertimento al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, perché si astenga dal costringere i palestinesi di Gaza ad attraversare il confine con l'Egitto. "Noi e gli egiziani abbiamo lavorato duramente per impedire che ciò accada", ha aggiunto.
"L'Egitto non permetterà a nessuno di attraversare il confine", ha detto Shtayyeh.

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Raid americani su postazioni Houti

Gli Stati Uniti hanno condotto cinque attacchi di autodifesa nelle aree dello Yemen controllate dagli Houthi, ha detto domenica il Comando centrale americano

“Occupazione illegittima”: memorandum egiziano su Israele all'Aja

L'Egitto ha presentato un memorandum contro Israele al tribunale internazionale di Giustizia dell'Aja e presenterà le sue argomentazioni davanti al tribunale il 21 febbraio prossimo. Lo ha annunciato il capo dell'ufficio stampa statale Diaa Rashwan sul sito ufficiale. L'Egitto parteciperà al parere consultivo richiesto dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite alla Corte internazionale di giustizia riguardante le politiche e le pratiche israeliane nei territori palestinesi occupati dal 1967. La questione riguarda la dimensione giuridica degli insediamenti israeliani stabiliti illegalmente nei territori palestinesi occupati, che violano - secondo l'Egitto - i principi del diritto internazionale e le risoluzioni internazionali sulla legittimità, ha aggiunto Rashwan.
Il memorandum egiziano afferma l'illegittimità dell'occupazione israeliana che dura da più di 75 anni, in violazione dei principi del diritto umanitario internazionale, nonché delle politiche di annessione di territori.

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Netanyahu: “Da Lula frasi vergognose, varca la linea rossa”

“Le frasi pronunciate dal presidente del Brasile sono vergognose e gravi. Sminuiscono la Shoah e rappresentano un tentativo di colpire il popolo ebraico ed il diritto di Israele alla difesa: lo ha affermato il premier Benjamin Netanyahu commentando le dichiarazioni odierne di Lula de Silva. "Il suo paragone fra Israele da un lato e la Shoah dei nazisti ed Hitler dall'altro - ha aggiunto Netanyahu - varca una 'linea rossa' ". "Assieme con il ministro degli esteri Israel Katz - ha concluso - abbiamo deciso di convocare immediatamente l'ambasciatore del Brasile per esprimergli immediatamente il nostro biasimo"

Israele convoca l’ambasciatore del Brasile per chiarire le dichiarazioni di Lula

Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato di voler convocare l'ambasciatore del Brasile per un richiamo in merito alle osservazioni fatte dal presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha criticato aspramente la condotta della guerra di Gaza. "Nessun comprometterà il diritto di Israele a difendersi", ha dichiarato Katz su X, aggiungendo che l'inviato sarà convocato lunedì. Il post non specificava a quali osservazioni di Lula Katz stesse rispondendo

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Oms: l'ospedale Nasser a Gaza non funziona più dopo i raid

"L'ospedale Nasser di Gaza non è più funzionante, dopo un assedio durato una settimana e per i raid in corso" di Israele. Lo riferisce su X il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, aggiungendo che "sia ieri che l'altro ieri non è stato permesso al nostro team di entrare in ospedale per valutare le condizioni dei pazienti e le necessità mediche più urgenti, nonostante avesse raggiunto il complesso per consegnare carburante insieme ai partner". Il numero uno dell'Oms precisa che "ci sono ancora circa 200 pazienti. Almeno 20 necessitano di essere trasferiti urgentemente in altri ospedali per ricevere assistenza".

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“Due i palestinesi uccisi a Tulkarem in Cisgiordania”

È salito a due il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi oggi a Tulkarem in Cisgiordania nel corso di una operazione antiterrorismo condotta dall'esercito israeliano. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa che ha identificato il secondo ucciso in Muhammad Ahmad Fayez Al-Awfi, di 35 anni. Fonti locali aggiungono che nel frattempo le forze israeliane hanno lasciato la città

Lula accusa Israele di "genocidio" a Gaza

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha accusato Israele di "genocidio" dei palestinesi nella Striscia di Gaza, facendo un parallelo con lo sterminio degli ebrei perpetrato dal regime nazista. "Quel che accade nella Striscia di Gaza non è una guerra, è un genocidio", ha affermato Lula dalla capitale etiope, dove si trova per il summit dell'Unione africana. "Quel che accade nella Striscia di Gaza col popolo palestinese è già successo quando Hitler decise di eliminare gli ebrei", ha precisato il presidente brasiliano.

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Appello Macron e al-Sisi: "No a una offensiva a Rafah"

Il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno espresso la loro "ferma opposizione" a una offensiva israeliana a Rafah e "a qualsiasi spostamento forzato della popolazione" verso l'Egitto, che rappresenterebbe "una violazione del diritto internazionale umanitario". Lo riferisce un comunicato diffuso dall'Eliseo.
I due presidenti, che hanno parlato al telefono, "hanno espresso la loro ferma opposizione a una offensiva israeliana a Rafah, che porterebbe a una catastrofe umanitaria di inedita portata, così come a qualsiasi spostamento forzato della popolazione verso il territorio egiziano, che costituirebbe una violazione del diritto internazionale umanitario e adombrerebbe un rischio supplementare di escalation regionale".

Il governo israeliano: no a riconoscimento unilaterale dello stato palestinese

Il governo israeliano ha approvato all'unanimità la risoluzione presentata dal premier Benjamin Netanyahu che ribadisce la opposizione di Israele ad ogni riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese. Lo ha riferito la radio pubblica Kan rilevando che il premier ha ottenuto il sostegno anche dei ministri del partito centrista guidato da Benny Gantz.

Hamas, l'Asse della Resistenza è il futuro della regione

Nel futuro del Medio Oriente c'è l'Asse della Resistenza, costituito da Hamas, da Hezbollah e dei ribelli yemeniti Houthi. Ne è convinto il rappresentante di Hamas in Libano, Osama Hamdan, secondo il quale "sarà uno dei principali attori nel futuro della regione". Il cosiddetto Asse della Resistenza è un'alleanza informale formata, tra gli altri, da organizzazioni militanti come Hamas, gli Hezbollah libanesi e gli Houthi.
Hamdan, in visita a Teheran, ha assicurato che "dopo 140 giorni di guerra la situazione della resistenza è migliore di quanto immaginassero". "Stiamo imponendo la sconfitta a Israele", ha aggiunto, secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale Irna.

Netanyahu: farò votare al gabinetto di guerra il no allo stato palestinese

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha chiesto oggi al governo di respingere "ogni tentativo di imporre ad Israele in maniera unilaterale uno Stato palestinese". Il premier, precisa un comunicato, ha sottoposto al voto dei ministri una dichiarazione in cui ribadisce l'opposizione di Israele ad ogni "diktat internazionale".
Dopo aver ribadito che un accordo con i palestinesi deve scaturire da trattative bilaterali, Netanyahu afferma che "un riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese, dopo il massacro del 7 ottobre, elargirebbe un premio enorme al terrorismo ed impedirebbe qualsiasi accordo di pace in futuro".

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Shtayyeh: “La Russia ha invitato tutte le fazioni palestinesi a Mosca il 26 febbraio”

La Russia ha invitato tutte le fazioni palestinesi che si incontreranno il 26 febbraio a Mosca". Lo ha detto il premier dell'Autorità palestinese, Mohammad Shtayyeh, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. "Noi siamo pronti a impegnarci - ha affermato nelle dichiarazioni rilanciate dalla tv satellitare al-Jazeera - Se Hamas non lo è, è una storia diversa. Serve l'unità palestinese".

Hamas: “Le vittime a Gaza sono quasi 30 mila”

Il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza sfiora i 30 mila morti, Secondo i nuovi dati diffuso dal ministero della Salute di Hamas, sono 28.985 le persone che hanno perso la vita nel territorio palestinese dall'inizio della guerra tra Israele e il movimento islamista. I feriti sono 68.883. Nelle ultime 24 ore i morti sono stati 127

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Media palestinesi confermano: “Barghouti trasferito in isolamento”

Marwan Barghouti è stato trasferito nel carcere della città israeliana di Ramla. È in isolamento. Sono le autorità palestinesi a confermarlo, come riporta stamani l'agenzia Wafa citando il responsabile per gli affari dei prigionieri palestinesi, Qadura Fares. Barghouti, popolare leader di Fatah detenuto dal 2002 e condannato a cinque ergastoli in relazione a tre attacchi in cui sono morti cinque israeliani durante la Seconda Intifada, è visto da molti come l'uomo che potrebbe unire tutti i palestinesi. Nei giorni scorsi era stato il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, a scrivere su X del trasferimento di Barghouti. "Sono finiti i giorni in cui i terroristi controllavano la mia casa dal carcere", aveva scritto l'esponente dell'estrema destra israeliana

Polemiche in Belgio per l’imam che recita in Parlamento un versetto del Corano considerato antisemita

La scorsa settimana un imam è intervenuto al Parlamento belga recitando un versetto del Corano che invita esplicitamente i musulmani a uccidere e fare prigionieri gli ebrei, lo riporta il Jerusalem Post. L'estratto del Corano è il versetto 33:26 della Surah (capitolo) Al-Ahzab. L'evento di martedì non era organizzato dal Parlamento, ma su iniziativa di Hasan Koyuncu, deputato del partito socialista e vicepresidente del Parlamento di Bruxelles, insieme all'Associazione Amici di Bruxelles. L’intervento ha suscito polemiche nel Paese dove

Shtayyeh: “Netanyahu non ha ottenuto niente e intanto sono morte 28mila persone. Necessario un cessate il fuoco”

"Abbiamo bisogno di un immediato cessate il fuoco e il ripristino dell'ordine a Gaza e consentire l'ingresso degli aiuti umanitari". Lo ha detto il primo ministro palestinese Mohammed Shtayyeh durante il suo intervento in occasione della terza e ultima giornata della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. "Netanyahu non ha raggiunto nulla fino ad ora. E intanto sono state uccise 28.000 persone. La situazione è molto seria e tutti dovrebbero ritenere Israele responsabile per quello che sta succedendo", ha aggiunto

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Israele: “Continua l’operazione a Khan Yunis e all’ospedale Nasser”

L'esercito israeliano continua ad operare nella parte occidentale di Khan Yunis, da dove si arriva a Rafah, e all'interno dell'ospedale Nasser della città. Ma prosegue anche le attività nel centro della Striscia. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui sono stati condotti "raid mirati su infrastrutture terroristiche", "uccisi terroristi e localizzate larghe quantità di armi nell'area"

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Mezzaluna rossa, operazione a Rafah sarebbe un massacro

"La situazione a Rafah è ingestibile. Se Israele attaccherà, nessuno potrà impedire agli sfollati di muoversi in tutte le direzioni, anche in Egitto". Lo spiega Younis Al Khatib, il presidente della Mezzaluna rossa palestinese che ieri è stato ricevuto dal Papa, in una intervista al Fatto Quotidiano. “Molti accampamenti spontanei fuori dai campi delle organizzazioni umanitarie. Per strada non si riesce a camminare. Si vedono ovunque i segni della fame e della sete. Questo esodo di massa ci ha colto di sorpresa - prosegue -. Un'operazione militare a Rafah sarebbe un massacro. Non so se accadrà ma so cosa dovrebbe accadere: un cessate il fuoco. Non c'è altro modo di aiutare gli sfollati. Oltre a far entrare più aiuti umanitari". Anche in Cisgiordania la tensione è salita dal 7 ottobre. "In Cisgiordania non c'è la legge, c'è l'illegalità: i coloni si fanno giustizia da soli e l'esercito li appoggia o sta a guardare perché il governo li incoraggia - conclude -. Nel sud di Hebron duemila persone hanno già lasciato le loro case per le aggressioni quotidiane. Di questo passo la gente potrebbe cominciare a fuggire verso la Giordania, anche se le autorità di Amman non vogliono".

Onu, risoluzione su Gaza: gli Usa non voteranno la proposta dell’Algeria

"Gli Stati Uniti non sostengono l'azione su questo progetto di risoluzione. Se dovesse essere messa ai voti così come è redatta, non sarà adottata". E' quanto si legge in una dichiarazione dell'ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield, in merito alla proposta di risoluzione algerina sulla situazione in Medio Oriente. "Per mesi gli Stati Uniti hanno lavorato instancabilmente - si legge nella dichiarazione - verso un obiettivo a cui tutti noi dovremmo aspirare: una risoluzione sostenibile del conflitto di Gaza in modo che israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco e godere di pari misure di sicurezza, dignità e libertà. Nel tentativo di costruire verso quel futuro, gli Stati Uniti stanno lavorando a un accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas, che porterebbe un periodo di calma immediato e prolungato a Gaza per almeno sei settimane, e da cui potremmo poi prendere il tempo e i passi per costruire una pace più duratura. Nell'ultima settimana, il presidente Biden ha ricevuto numerose chiamate dal primo ministro Netanyahu, nonché dai leader di Egitto e Qatar, per portare avanti questo accordo. Sebbene permangano delle lacune, gli elementi chiave sono sul tavolo. Tutto sommato, crediamo che questo accordo rappresenti la migliore opportunità. La risoluzione presentata dal Consiglio di Sicurezza, al contrario, non raggiungerebbe questi risultati e, anzi, potrebbe contrastarli". "Il Consiglio ha l'obbligo di garantire - prosegue - che qualsiasi azione che intraprenderemo nei prossimi giorni aumenti la pressione su Hamas affinché accetti la proposta sul tavolo. Ha inoltre l'obbligo di continuare a fare pressioni per l'attuazione delle risoluzioni 2712 e 2720, comprese le disposizioni che richiedono l'espansione degli aiuti su larga scala, il sostegno per gli aiuti umanitari e la ricostruzione di Gaza, la protezione dei civili e degli operatori umanitari e un chiaro monito contro lo spostamento forzato di civili".

Bozza di risoluzione su cessate il fuoco a Gaza, Algeria chiede voto martedì in Consiglio Onu. In corso negoziati con gli Stati Uniti


L'Algeria ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di votare martedì prossimo una risoluzione per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riporta Al Jazeera citando fonti diplomatiche. Secondo quanto riferito, la risoluzione è sostenuta dalla maggior parte dei membri del Consiglio di sicurezza e sono in corso i negoziati per coinvolgere gli Stati Uniti, che detengono il potere di veto.

Al Jazeera, oltre 60 palestinesi morti nelle ultime 24 ore

Ancora una giornata di sangue nella striscia di Gaza a causa degli attacchi aerei israeliani che hanno preso di mira anche un edificio residenziale a Deir al-Balah, nel centro di Gaza, e un terreno agricolo nella periferia settentrionale di Rafah, nel sud dell'enclave. Secondo quanto riferisce l'agenzia Wafa, ripresa da Al Jazeera, gli ultimi dati portano a 66 il numero di persone uccise dalle forze di occupazione israeliane in tutta l'enclave nelle ultime 24 ore, di cui 11 a Khan Yunis e circa 44 nel centro di Gaza. Il bilancio delle vittime della campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre sale così a 28.858, con altri 68.677 feriti, secondo il Ministero della Salute.

Il premier palestinese Shtayyeh incontra il presidente Ramaphosa e ringrazia il Sudafrica

Il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, e il Presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, si sono incontrati oggi ad Addis Abeba, in Etiopia, a margine del vertice dell'Unione africana. Shtayyeh ha espresso il suo apprezzamento per l'azione del Sudafrica davanti alla Corte delle Nazioni Unite che ha presentato l'accusa di genocidio contro Israele, affermando che "il Sudafrica sta processando Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia in nome di tutte le persone libere del mondo e per la vittoria della giustizia, verità e umanità". Ieri, la Corte internazionale di giustizia ha respinto una richiesta di misure aggiuntive contro Israele da parte del Sud Africa, in quello che equivaleva a un tentativo di convincere la Corte a ordinare lo stop all'operazione militare di Rafah pianificata da Israele. La Corte, tuttavia, ha osservato che un attacco a Rafah "'aumenterebbe esponenzialmente quello che è già un incubo umanitario con indicibili conseguenze regionalì", citando le parole del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Israele contro Sudafrica, è braccio legale Hamas

Il Ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato un comunicato che critica il Sudafrica dopo che la Corte internazionale di giustizia ha respinto la richiesta di Pretoria di ordinare limitazioni alle operazioni militari israeliane a Rafah. "Il tentativo fallito del Sudafrica di indebolire il diritto di Israele a difendere se stesso e i suoi cittadini dall'organizzazione terroristica Hamas fornisce un'ulteriore prova che le sue affermazioni sono infondate", si legge nella dichiarazione, riferendosi all'accusa di "genocidio" del Sudafrica contro Israele. Il ministero prosegue accusando il Sudafrica di "fungere da braccio legale di Hamas" e di "lavorare per promuovere gli interessi di questa organizzazione terroristica". "Israele sta agendo e continuerà ad agire in base al suo diritto di proteggere i suoi cittadini e di ottenere il rilascio degli ostaggi, pur rimanendo impegnato a sostenere il diritto internazionale, facilitando il trasferimento di aiuti umanitari e facendo ogni sforzo per prevenire danni ai civili non coinvolti", aggiunge il comunicato.

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