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L’Egitto è la nostra sola speranza per arrivare a un accordo di pace o fuggire verso l’Europa

(reuters)
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Rafah — La vita è sospesa per noi palestinesi della Striscia di Gaza. Per chi non è morto rimane solo da sopravvivere, in questa situazione “congelata”, senza attualmente la minima prospettiva di ritornare nella propria casa o di poter progettare qualcosa per il futuro. Quasi nessuno d’altronde, oltre all’abitazione, ha più un lavoro e dunque un guadagno.

Anche io oggi sono qui, lavoro, sto con le mie figlie, provo ad organizzare la nostra vita quotidiana, ma per il resto mi sento svuotato, sono in attesa.

Tutti noi aspettiamo buone notizie, ma temiamo che arrivino quelle cattive. Temiamo cioè che Israele decida di invadere anche Rafah, e sarebbe una catastrofe. La speranza invece, in ogni senso, per noi si chiama Egitto. Anzitutto per i negoziati. Altro che America, noi ci fidiamo solo del Cairo, oltre che del Qatar. Solo da lì possiamo immaginare che arrivi qualche svolta. Nella capitale egiziana c’è il capo della fazione politica di Hamas, Ismail Haniyeh, vediamo se questo può sign…

Rafah — La vita è sospesa per noi palestinesi della Striscia di Gaza. Per chi non è morto rimane solo da sopravvivere, in questa situazione “congelata”, senza attualmente la minima prospettiva di ritornare nella propria casa o di poter progettare qualcosa per il futuro. Quasi nessuno d’altronde, oltre all’abitazione, ha più un lavoro e dunque un guadagno.

Anche io oggi sono qui, lavoro, sto con le mie figlie, provo ad organizzare la nostra vita quotidiana, ma per il resto mi sento svuotato, sono in attesa.

Tutti noi aspettiamo buone notizie, ma temiamo che arrivino quelle cattive. Temiamo cioè che Israele decida di invadere anche Rafah, e sarebbe una catastrofe. La speranza invece, in ogni senso, per noi si chiama Egitto. Anzitutto per i negoziati. Altro che America, noi ci fidiamo solo del Cairo, oltre che del Qatar. Solo da lì possiamo immaginare che arrivi qualche svolta. Nella capitale egiziana c’è il capo della fazione politica di Hamas, Ismail Haniyeh, vediamo se questo può significare qualcosa, in termini anche di tregua.

L’Egitto, è vero, sta costruendo un muro e sta creando una zona cuscinetto per evitare che i profughi palestinesi lo “invadano”. È una mossa che tanti guardano con frustrazione, ma è anche vero che effettivamente, se il valico venisse aperto, un milione di abitanti di Gaza fuggirebbe oltreconfine, e questo peraltro farebbe il gioco di Israele, che sarebbe così libero di ripopolare la Striscia. Dunque politicamente la decisione dell’Egitto si può capire.

Ma quel Paese per noi ha un’importanza non solo diplomatica, in questo momento. Come altri, mi sono infatti rivolto all’agenzia viaggi Hala per cercare di far uscire finalmente le mie due figlie gemelle dalla Striscia di Gaza. Siamo in attesa – anche qui – di una risposta definitiva, del coordinamento che possa segnare una svolta per le mie ragazze.

Se tutto andrà bene, tra quindici giorni saranno in Egitto, e poi al Cairo rimarranno altri quindici giorni per aspettare il visto. A quel punto si potrebbero finalmente spalancare per loro le porte dell’Europa. Con un visto studentesco dovrebbero trasferirsi in Olanda, ad Amsterdam. Che emozione immensa sarebbe. Dopo tutti questi anni vissuti in guerra, dopo questi ultimi mesi di inferno in fuga dalle bombe da una località all’altra della Striscia, ecco che potrebbero sistemarsi nel cuore di quell’Europa che abbiamo sempre sognato.

Finora né io né le mie due figlie siamo mai stati in Europa. Loro sono state solo due volte in Israele. Una delle due è stata curata in un ospedale di Tel Aviv dopo che nel 2012 era rimasta ferita in un bombardamento israeliano. E poi sono state nella Valle del Giordano grazie a una ong. Per il resto, hanno visto sempre e solo Gaza per tutti i 19 anni della loro vita.

Aspettano che arrivi il via libera e sentono ogni giorno al telefono la madre, da cui ho divorziato sedici anni fa e che vive a Khan Yunis, nel centro della Striscia. L’Egitto, dunque, è la porta del mondo. E della speranza. Nostra e di tutti i palestinesi.

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