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La testimonianza da Haiti: “Andiamo a lavoro tra le barricate e i cadaveri abbandonati in strada”

(afp)
Flavia Maurello, responsabile di AVSI nel Paese caraibico, racconta come si vive sull’isola presa in ostaggio dalle bande armate
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In questi giorni la vita a Port au Prince è molto complicata, siamo costantemente alla ricerca della normalità. Il giorno, come la notte, è incerto perché al posto del canto degli uccelli ascoltiamo gli echi degli scontri a fuoco tra bande rivali o tra bande e polizia.

Ogni giorno facciamo il massimo sforzo per andare a lavoro, a volte ci sono scontri non lontano dalla stazione dove dobbiamo andare a prendere i mezzi per spostarci. La maggior parte delle strade sono chiuse da barricate, perché i residenti devono proteggersi e prepararsi a possibili attacchi da parte di uomini armati. Ci sono strade completamente bloccate, dobbiamo percorrere parte del tragitto a piedi per trovare un altro mezzo di trasporto il più vicino possib…

In questi giorni la vita a Port au Prince è molto complicata, siamo costantemente alla ricerca della normalità. Il giorno, come la notte, è incerto perché al posto del canto degli uccelli ascoltiamo gli echi degli scontri a fuoco tra bande rivali o tra bande e polizia.

Ogni giorno facciamo il massimo sforzo per andare a lavoro, a volte ci sono scontri non lontano dalla stazione dove dobbiamo andare a prendere i mezzi per spostarci. La maggior parte delle strade sono chiuse da barricate, perché i residenti devono proteggersi e prepararsi a possibili attacchi da parte di uomini armati. Ci sono strade completamente bloccate, dobbiamo percorrere parte del tragitto a piedi per trovare un altro mezzo di trasporto il più vicino possibile, oppure viaggiamo in moto, ma il costo è davvero alto rispetto ai rischi del percorso, e anche alla scarsità di carburante che c'è nel Paese. Spesso incontriamo cadaveri sulle strade, carbonizzati o divorati da cani randagi. Dopo aver vissuto tutto questo, è necessario prendersi del tempo per sé per mettersi nelle condizioni di lavorare.

Anche durante l’orario di lavoro si è sempre in uno stato di stress altissimo perché non sappiamo se potremo tornare a casa o se rimarremo bloccati a causa di scontri nelle strade. Non sappiamo quando toccherà al nostro quartiere, e se rimarremo bloccati dall’altra parte della città immaginiamo cosa faranno gli altri membri della famiglia, dove troveranno riparo?

La cosa più incredibile che stiamo vivendo è che in questo momento la migliore terapia per tutti noi è riunirci insieme, tra colleghi, per parlare, condividere emozioni, cibo, e così per un momento non pensare alla situazione intorno. Abbiamo bisogno di ritrovare la normalità, la sensazione di vivere in sicurezza, i sorrisi e le risate tra i familiari, gli amici e i colleghi. Ci rimangono solo i ricordi dei bei momenti passati, ci mancano le nostre vite, la nostra routine, il nostro lavoro. La nostra normalità. Ne abbiamo tutti bisogno.

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