Olanda, Wilders sceglie l’ex capo dei servizi come premier: la priorità sarà la stretta sui migranti
di Daniele Castellani PerelliAlla fine il premier non sarà Geert Wilders ma un tecnico. Però un tecnico con le competenze e un curriculum che piacciono al leader dell’estrema destra olandese: un esperto di immigrazione e sicurezza ed ex capo dell’intelligence. Il suo nome è Dick Schoof. "Lo dico esplicitamente, sono qui per tutti gli olandesi", ha detto nel pomeriggio in conferenza stampa, sottolineando di voler "unire i Paesi Bassi", di aver preso la decisione “con piena convinzione" e di non temere di venire assoggettato da Wilders. “Lo conosco un po’”, ha detto.
Chi è Dirk Schoof
Schoof è nato nel 1957 in un villaggio di 3mila abitanti della provincia e ha studiato urbanistica a Nimega. Nel 1988 ha iniziato la sua carriera di funzionario statale, che lo ha portato …
Alla fine il premier non sarà Geert Wilders ma un tecnico. Però un tecnico con le competenze e un curriculum che piacciono al leader dell’estrema destra olandese: un esperto di immigrazione e sicurezza ed ex capo dell’intelligence. Il suo nome è Dick Schoof. "Lo dico esplicitamente, sono qui per tutti gli olandesi", ha detto nel pomeriggio in conferenza stampa, sottolineando di voler "unire i Paesi Bassi", di aver preso la decisione “con piena convinzione" e di non temere di venire assoggettato da Wilders. “Lo conosco un po’”, ha detto.
Chi è Dirk Schoof
Schoof è nato nel 1957 in un villaggio di 3mila abitanti della provincia e ha studiato urbanistica a Nimega. Nel 1988 ha iniziato la sua carriera di funzionario statale, che lo ha portato nel 1996 a diventare segretario generale del Ministero della Giustizia, ruolo che ha ripreso dal marzo 2020, ma dopo esser stato direttore generale del servizio per l’immigrazione e la naturalizzazione, e poi della polizia, dell’antiterrorismo (fu criticato per aver cercato di influenzare le indagini sul caso dell’abbattimento russo del volo della Malaysia Airlines partito da Amsterdam pieno di cittadini olandesi), e soprattutto, dal 2018 al 2020, dei servizi di sicurezza e dell’intelligence.
Con la sua esperienza – si è occupato anche della riforma della legge sull’immigrazione – sembra adatto a comunicare all’opinione pubblica quali siano le priorità del sovranista islamofobo “legge e ordine” Wilders, che il 22 novembre ha stravinto le elezioni con il suo Partito per la libertà (un inatteso 23 per cento), ma ha faticato più di sei mesi per formare una coalizione con i liberali di Vvd (la formazione a cui appartiene Mark Rutte, premier negli ultimi 14 anni), i centristi di Pieter Omtzigt e il Partito dei contadini. Alla fine, dopo una partita a poker dal tatticismo molto italiano, li ha convinti quando ha accettato di non fare lui il premier. Per settimane si era fatto il nome di Ronald Plasterk, ex ministro degli Interni laburista diventato curiosamente negoziatore di Wilders. Ma quando Plasterk pochi giorni fa ha fatto un passo indietro – anche per un’accusa di frode – ecco che è spuntato Schoof. E curiosamente anche lui era laburista, fino a cinque anni fa.
L’italianizzazione dell’Olanda
“Ma lo definirei più un tecnico che un ex capo dei servizi di sicurezza – dice a Repubblica Simon Otjes, politologo dell’Università di Leiden – La sua carriera è tutta da funzionario pubblico, non è mai stato una spia. Si tratta di una persona competente che conosce le regole del gioco. Una scelta inattesa che fa pensare un po’ a quanto successe in Italia con la nomina di Giuseppe Conte e che conferma l’italianizzazione della nostra politica”.
Critiche europee ai liberali
Wilders festeggia e lo presenta intanto così su X: “Ha un grande curriculum, non è di parte ed è sopra i partiti. Ha integrità ed anche simpatico”.
L’obiettivo ora è far nascere un esecutivo senza leader, con tecnici ed esperti. Wilders nei sondaggi rimane forte e dunque darà le carte. Certo non potrà imporre troppo ai due alleati moderati le sue posizioni anti-europee, ma troverà la sponda dei contadini contro la politica climatica di Bruxelles. Non potrà tirare troppo la corda, anche perché i liberali del Vvd, che dopo Rutte sono guidati da Dilan Yesilgoz-Zegerius, sono stati investiti dalle critiche per la loro alleanza con Wilders, al punto che il 10 giugno il loro gruppo europeo, Renew, quello di Emmanuel Macron, voterà per espellerli, perché si sono appunto uniti a una forza che “è il contrario di quanto difendiamo in termini di valori, di stato di diritto, economia, clima e ovviamente Europa”, ha detto la leader di Renew Valérie Hayer. Tra le priorità del nuovo esecutivo saranno la stretta sui richiedenti asilo, sui ricongiungimenti familiari e sugli studenti stranieri.