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Russia, tentazione atomica: i consiglieri di Putin riaprono il dibattito sulla deterrenza

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Mosca riflette sulle forniture di armi occidentali all’Ucraina: gli analisti parlano di “crisi cubana 2.0” e propongono un atto dimostrativo per fermare la Nato
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In molti a Mosca hanno iniziato a evocare la crisi dei missili di Cuba del 1962 e a paventare — per propaganda o convinzione — che stavolta, però, la tragedia non verrà evitata.

Da quando la Nato ha proposto di sdoganare due “linee rosse” — autorizzare Kiev a usare le armi occidentali per colpire il territorio russo e inviare uomini in Ucraina — la retorica russa si è infiammata. L’ultimo ad agitare lo spettro nucleare è stato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

Se gli Stati Uniti schierassero missili a medio e corto raggio in Europa e Asia, la Russia non avrebbe «altra scelta se non quella di porre fine alle restrizioni che s…

In molti a Mosca hanno iniziato a evocare la crisi dei missili di Cuba del 1962 e a paventare — per propaganda o convinzione — che stavolta, però, la tragedia non verrà evitata.

Da quando la Nato ha proposto di sdoganare due “linee rosse” — autorizzare Kiev a usare le armi occidentali per colpire il territorio russo e inviare uomini in Ucraina — la retorica russa si è infiammata. L’ultimo ad agitare lo spettro nucleare è stato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

Se gli Stati Uniti schierassero missili a medio e corto raggio in Europa e Asia, la Russia non avrebbe «altra scelta se non quella di porre fine alle restrizioni che si è autoimposta dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato Inf sui missili a raggio intermedio», ha detto ieri a Ria Novosti. «Potremmo anche prendere in considerazione l’adozione di ulteriori misure per rafforzare la nostra deterrenza nucleare. Spetta al Presidente decidere».

(afp)

Vladimir Putin la sua, in realtà, l’aveva già detta due giorni fa. Aveva avvertito i Paesi Nato di stare «giocando» col fuoco e minacciato «gravi conseguenze» se avessero consentito a Kiev di usare le loro armi per colpire il territorio russo. «Devono ricordare che, di regola, sono Stati con un territorio piccolo e una popolazione molto densa. È una cosa seria». Più una supplica che un’affermazione. Il timore di Mosca, infatti, è che, dopo oltre due anni di reiterati moniti, le sue minacce nucleari non vengano più prese sul serio.

«I “partner occidentali” dimostrano di non essere più affatto preoccupati della nostra “triade nucleare” come deterrente», ha commentato il sito filogovernativo russo Reporter in un articolo intitolato, non a caso, “Crisi missilistica cubana 2.0”. È l’amara constatazione da cui parte anche un articolo sul periodico Profil di Dmitrij Suslov, membro del Consiglio per la politica estera e la difesa, think tank presieduto da Sergej Karaganov che consiglia il Cremlino.

«Per confermare la serietà delle intenzioni della Russia e convincere i suoi oppositori che è pronta all’escalation», Suslov propone di rafforzare drasticamente la «politica di contenimento e deterrenza» e di effettuare «un’esplosione nucleare dimostrativa». Secondo il politologo, «l’effetto politico e psicologico di un fungo atomico, che sarà trasmesso in diretta su tutti i canali televisivi del mondo, ricorderà ai politici occidentali... la paura di una guerra nucleare». Interpellato da Rbk, Suslov ha precisato che «l’esplosione dimostrativa» non andrebbe «portata a termine nel territorio dell’Ucraina o di qualche Stato terzo», ma «in territorio neutrale o russo», ad esempio nell’arcipelago Novaja Zemlja, Mare Glaciale Artico, dove l’Urss effettuava i suoi test nucleari fino al 1990. Putin lo scorso novembre, per altro, aveva revocato la ratifica del Trattato sul divieto di test nucleari.

Un anno fa, in un discusso articolo pubblicato sempre su Profil, intitolato L’uso di armi nucleari può salvare l’umanità da una catastrofe, Karaganov si era spinto persino oltre rispetto a Suslov, chiedendo la revisione della dottrina nucleare russa per costringere l’Occidente a prendere sul serio le minacce. La sua proposta aveva scatenato un’ondata di prese di distanza di altri politologi finché Putin non aveva chiuso il dibattito dicendo di non vedere la necessità di modificare il documento.


Il Cremlino potrebbe avere inscenato un simile gioco delle parti per far leva sulle divisioni e spingere i partner occidentali a continuare a negare a Kiev l’uso delle sue armi contro il territorio russo: il politologo che soffia sulla paura dell’atomica e il leader del Cremlino che ammicca all’Occidente riconducendo le teste calde alla ragione. Ma stavolta, rispetto a un anno fa, non ci sono voci che invitano alla cautela, soltanto falchi che gettano benzina sul fuoco. «L’Occidente sta avvicinando il mondo a un’Apocalisse nucleare», tuonava ieri il quotidiano filogovernativo Komsomolskaja Pravda. Per il senatore Andrej Klimov, la probabilità di un conflitto più ampio che coinvolga l’uso di armi nucleari ora sarebbe «superiore a zero».

(afp)

Gli F16 sono «un vettore di armi nucleari», ha osservato invece il politologo ed ex consigliere di Putin, Sergej Markov. La Russia, perciò, «potrebbe colpirli con le sue armi nucleari tattiche. Proprio nell’Ovest dell’Ucraina. Vicino alla Polonia. Lasciamo che tutto il vento radioattivo vada in Polonia. È questo ciò che vuole?». E l’editorialista di Moskovskij Komsomolets, Mikhail Rostovskij, ieri ha esordito così: «La Terza Guerra Mondiale passò inosservata. Forse il mondo non se ne è accorto, ma la discussione sugli aspetti tecnici di una possibile Terza Guerra Mondiale in un futuro molto prossimo si è spostata sul piano più pratico». Per il suo collega Dmitrij Popov non resta che «colpire», ma «non per dire che colpiremo, ma colpire sul serio. C’è bisogno di uno shock in modo che il cervello del nemico torni a posto».

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