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Da Lincoln a Kennedy a Reagan, presidenti assassinati o feriti: la scia di sangue che ha segnato la storia americana

(ansa)
Il repubblicano che abolì la schiavitù fu assassinato nel 1865, Kennedy nel 1963, e la sua scomparsa diede vita a una infinita serie di teorie cospirative. Reagan ferito disse ai chirurghi: “Spero siate repubblicani”
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"Spero che siate tutti repubblicani". L’ironica battuta pronunciata da Ronald Reagan in sala operatoria, rivolta ai chirurghi che stavano per estrargli un proiettile a un soffio dal cuore, è entrata nella storia americana e contribuì a cementare nell’affetto della nazione il quarantesimo presidente degli Stati Uniti, da poco eletto, come un eroe simile ai personaggi dei film western da lui interpretati nella sua lunga carriera di attore a Hollywood. Ben diverso il “fight”, combattete, pronunciato da Donald Trump appena rimesso in piedi dagli agenti del servizio segreto dopo l’attentato di sabato: ma anche questa parola entrerà nella storia e avrà certamente un peso rilevante sulla prossima corsa per la Casa Bianca.

Non si tratta di casi eccezionali e isolati. Quattro presidenti degli Usa hanno perso la vita uccisi da un assassino mentre erano in carica. Altri tre, Theodore Roosevelt nel 1912, Reagan nel 1981 e ora Trump, sono sopravvissuti a un attentato. Ecco una breve cronistor…

"Spero che siate tutti repubblicani". L’ironica battuta pronunciata da Ronald Reagan in sala operatoria, rivolta ai chirurghi che stavano per estrargli un proiettile a un soffio dal cuore, è entrata nella storia americana e contribuì a cementare nell’affetto della nazione il quarantesimo presidente degli Stati Uniti, da poco eletto, come un eroe simile ai personaggi dei film western da lui interpretati nella sua lunga carriera di attore a Hollywood. Ben diverso il “fight”, combattete, pronunciato da Donald Trump appena rimesso in piedi dagli agenti del servizio segreto dopo l’attentato di sabato: ma anche questa parola entrerà nella storia e avrà certamente un peso rilevante sulla prossima corsa per la Casa Bianca.

Non si tratta di casi eccezionali e isolati. Quattro presidenti degli Usa hanno perso la vita uccisi da un assassino mentre erano in carica. Altri tre, Theodore Roosevelt nel 1912, Reagan nel 1981 e ora Trump, sono sopravvissuti a un attentato. Ecco una breve cronistoria degli spari che hanno cambiato e segnato l’America.

ABRAHAM LINCOLN

Il venerdì di Pasqua del 1865, il sedicesimo presidente americano sta assistendo a uno spettacolo in un teatro di Washington. La guerra civile tra Nord e Sud è finita da poco con la vittoria dei nordisti: una carneficina che ha diviso il Paese e che lascerà ferite mai del tutto rimarginate, ma che ha mantenuto unita la giovane nazione e difeso i suoi rivoluzionari valori democratici, a partire dall'abolizione dello schiavismo. Qualche giorno prima, Lincoln ha annunciato il diritto di voto per gli afroamericani. Ma non tutti i confederati sudisti hanno accettato l'esito del conflitto intestino.

John Wilkes Booth, un attore e simpatizzante per il Sud, che tuttavia non ha mai combattuto nella guerra civile, entra nel palco presidenziale e spara alla nuca del capo della Casa Bianca, che muore nove ore dopo, alle 7 del mattino del 15 aprile. La sicurezza attorno al presidente non era certo quella di oggi. Il New York Times scrive che Lincoln si spegne serenamente, con un sorriso in volto, "il suo primo sorriso da lungo tempo", Ma il complotto di cui Booth faceva parte e che mirava a uccidere anche il vicepresidente Andrew Johnson e il segretario di Stato, decapitando completamente la leadership americana, riesce solo in parte.

In fuga per dodici giorni, raggiunto dalla US Army, l'assassino rifiuta di arrendersi e viene ucciso. Quattro dei suoi complici vengono impiccati. Diventato presidente, Jackson continua la politica di Lincoln, che oggi viene ricordato come uno dei più grandi e importanti presidenti americani.

JAMES GARFIELD

Il 2 luglio 1881, alla stazione ferroviaria della capitale, un uomo spara da distanza ravvicinata a Garfield, eletto presidente soltanto quattro mesi prima, che era appena arrivato in treno. L'assassino, Charles Guiteau, è un avvocato che agisce per motivi personali: ce l'ha con il presidente perché non lo ha nominato ambasciatore in Francia. Arrestato e processato, gli verrà diagnosticata l'infermità mentale ma sarà egualmente giustiziato con la forca. Il presidente sopravvive per più di due mesi alle ferite riportate: muore per un'infezione, causata dai medici che lo hanno più volte operato usando strumenti non sterilizzati.

WILLIAM MCKINLEY

Il 6 settembre 1901 il presidente McKinley sta visitando una fiera a Buffalo, nello stato di New York, quando un anarchico gli spara due colpi all'addome da pochi passi di distanza. Dopo apparenti segni di recupero, McKinley muore di cancrena una settimana più tardi. Leon Czolgosz, l'attentatore, viene giustiziato sulla sedia elettrica. Solo a questo punto, dopo il terzo presidente assassinato in trentasei ani, il Congresso americano approva la creazione di un corpo speciale per la protezione del capo della Casa Bianca, denominato Secret Service, il servizio segreto, tuttora in funzione e talvolta accusato di falle nella difesa del presidente.

JOHN KENNEDY

Il 22 novembre 1963, mentre su un'auto scoperta percorre le strade di Dallas, in Texas, con al suo fianco la moglie Jacqueline, il presidente Kennedy viene colpito alla testa e alla schiena da due proiettili sparati con un fucile di precisione da Lee Oswald, appostato a una finestra del sesto piano in un palazzo lungo il tragitto del corteo presidenziale. Kennedy muore qualche ora dopo in ospedale.

Arrestato dalla polizia, Oswald viene a sua volta assassinato il 24 novembre, durante il trasferimento da una prigione all'altra, da Jack Ruby, il proprietario di un night club che a quanto sembra voleva vendicare la morte del presidente, ma così facendo chiude la bocca per sempre all'assassino di Kennedy. In questo mistero senza fine, Ruby viene prima condannato e poi assolto per l'omicidio di Oswald: muore in carcere nel 1967 in attesa di un nuovo processo.

Nel 1964 il rapporto della Commissione Warren conclude che Oswald ha agito da solo e Ruby pure, ma sull'assassinio di John Kennedy nascono innumerevoli teorie della cospirazione, descrivendo complotti in cui sarebbero coinvolti la mafia italoamericana, Fidel Castro e il Kgb sovietico. Di certo c'è che la morte del presidente della Nuova Frontiera, giovane, cattolico e simbolo di nuove speranze, sciocca l'America come pochi altri eventi, anche perché è il primo raccontato per immagini dalla televisione: tutti i suoi contemporanei ricordano dov'erano e cosa facevano quando la radio e la tivù (con l'annuncio di un commosso Walter Cronkite, il più famoso conduttore del tg) trasmettono la notizia che Kennedy è morto.

Cinque anni dopo John, durante elezioni presidenziali che secondo i sondaggi avrebbe vinto, viene assassinato anche il suo fratello minore, Bob Kennedy, che era stato il suo braccio destro alla Casa Bianca, ucciso a Los Angeles da Shiran Shiran, un arabo americano.

RONALD REAGAN

Il 30 marzo 1981, in carica da appena due mesi, il presidente Reagan sta raggiungendo la sua limousine corazzata dopo avere tenuto un discorso in un albergo di Washington, quando John Hinckley apre il fuoco con una pistola da dietro le barriere della polizia, ferendo il presidente, il suo portavoce, un agente del servizio segreto e un poliziotto. Come nell'odierno attentato a Trump, un centimetro in più e Reagan sarebbe morto: la differenza è che nel suo caso una pallottola gli entra in corpo e sfiora il cuore.

Dato per vicino alla morte quando arriva in ospedale, Reagan si riprende al punto da dimostrare ironia e coraggio con la sua battuta da cinema ai chirurghi: "Spero che siate repubblicani", cioè del suo stesso partito, scherzando sul fatto che un medico del partito democratico avrebbe teoricamente preferito vederlo morire. Invece il presidente si riprenderà del tutto, completando con successo due mandati alla Casa Bianca. La sua battuta non è l'unico dettaglio in cui finzione cinematografica e realtà si mescolano: il giovane attentatore confessa di avere compiuto il suo folle gesto per fare colpo su Jodie Foster, l'attrice di cui è innamorato, ricalcando la sparatoria del personaggio interpretato da Robert De Niro nel film "Taxi driver" per liberare una prostituta adolescente, impersonata proprio da Jodie Foster.

A Hinckley viene riconosciuta l'infermità mentale: dopo 35 anni di prigionia in un ospedale psichiatrico è stato rilasciato nel 2016. Il fallito attentato a Reagan avviene in un breve periodo che sarà poi etichettato dai media come "il tempo degli assassini": nel dicembre precedente, a New York, un pazzo aveva assassinato John Lennon, l’ex-cantante dei Beatles; e nel maggio di quello stesso 1981, a Roma, un altro attentato fonte di teorie cospiratorie, per mano del turco Ali Agca, ferisce gravemente papa Giovanni Paolo II. Come Reagan, il pontefice sopravvive: e, insieme a Reagan, contribuisce a fare cadere il comunismo in Europa orientale, mettendo fine alla guerra fredda e riunificando il continente. Se Reagan e papa Woytila fossero morti per mano dei loro due attentatori, forse la Storia sarebbe stata diversa.

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