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Israele e Hamas si contendono Deif. La morte del capo militare è un giallo

Versioni opposte. L’uccisione della mente degli attacchi del 7 ottobre potrebbe pesare sulle trattative. Raid su una scuola della Unrwa: 12 vittime
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Il giallo sulla morte di Mohammed Deif è destinato a influire sull’andamento della guerra: e forse, sulla sua fine. Lo ha dimostrato la giornata di ieri: Hamas non ha confermato la morte del suo capo militare a Gaza, ma solo quella del suo braccio destro, che secondo gli israeliani era con lui al momento dell’attacco. Israele non ha confermato di aver ucciso l’uomo che, insieme a Yahya Sinwar, è in cima alla sua lista di obiettivi: troppe volte Deif è stato dato per morto ed invece è tornato a farsi vivo.

Con questa premessa, i due lati torneranno a parlarsi nei prossimi giorni a Doha con la mediazione di egiziani e qatarini. Ieri Hamas ha fatto sapere che non si sarebbe ritirato dai negoziati per il cessate il fuoco a Gaza. A dare l’annuncio dopo una giornata di incertezza — in mattinata un altro portavoce aveva fatto sapere che il gruppo era pronto a lasciare il tavolo — è stato il portavoce Jihad Taha. «Non ci sono dubbi che l’orribile massacro avrà un impatto ma gli sforzi dei med…

Il giallo sulla morte di Mohammed Deif è destinato a influire sull’andamento della guerra: e forse, sulla sua fine. Lo ha dimostrato la giornata di ieri: Hamas non ha confermato la morte del suo capo militare a Gaza, ma solo quella del suo braccio destro, che secondo gli israeliani era con lui al momento dell’attacco. Israele non ha confermato di aver ucciso l’uomo che, insieme a Yahya Sinwar, è in cima alla sua lista di obiettivi: troppe volte Deif è stato dato per morto ed invece è tornato a farsi vivo.

Con questa premessa, i due lati torneranno a parlarsi nei prossimi giorni a Doha con la mediazione di egiziani e qatarini. Ieri Hamas ha fatto sapere che non si sarebbe ritirato dai negoziati per il cessate il fuoco a Gaza. A dare l’annuncio dopo una giornata di incertezza — in mattinata un altro portavoce aveva fatto sapere che il gruppo era pronto a lasciare il tavolo — è stato il portavoce Jihad Taha. «Non ci sono dubbi che l’orribile massacro avrà un impatto ma gli sforzi dei mediatori vanno avanti».

Dal lato israeliano ieri per tutto il giorno si è attesa la conferma della morte: non sono arrivate parole ufficiali ma diverse fonti hanno fatto trapelare di essere praticamente certe della morte di Deif. Il capo di Stato maggiore Herzi Halevi ha detto che Hamas «sta cercando di nascondere» i risultati del raid. Il corrispondente militare Noam Amir è arrivato a ipotizzare che il cadavere sia sorvegliato in un ospedale di Gaza. Tanta prudenza si spiega con il fatto che Deif è sopravvissuto a numerosi tentativi di assassinio: prima del 7 ottobre, l’intelligence israeliana lo dava semi-paralizzato e cieco da un occhio ma le informazioni trovate in computer sequestrati a Gaza hanno costretto gli uomini dello Shin Bet a rivedere le loro certezze: Deif era in condizioni migliori di quanto si pensasse.

Se fosse confermata, la morte del leader sarebbe il colpo più duro inflitto ad Hamas dall’inizio della campagna militare. Quel che è certo è che insieme ai militanti del gruppo sono stati uccisi anche civili: 90 vittime e oltre trecento i feriti, fra cui molti bambini, secondo il bilancio del ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas. «Ho assistito ad alcune delle scene più orribili che ho visto in nove mesi a Gaza», ha detto Scott Anderson, numero due dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi Unrwa, dall’ospedale Nasser. Ieri l’esercito israeliano (Idf) ha colpito una scuola dell’Unrwa Gaza City: dodici i morti fra le persone che si erano rifugiate all’interno.

Nei prossimi giorni gli sviluppi sul campo e il giallo sulla morte di Deif avranno un impatto sulle trattative di Doha. Se Deif fosse morto, la posizione di Hamas sarebbe più debole: se fosse sopravvissuto, il gruppo ne uscirebbe rafforzato. «Questo potrebbe essere il punto di svolta della guerra — scriveva ieri su Ma’ariv Ben Caspit, uno dei principali commentatori israeliani — Deif era il simbolo principale di Hamas, più di Sinwar. Averlo ucciso non vorrebbe dire aver cancellato Hamas ma sarebbe un importante obiettivo strategico che, se trattato nel modo giusto, potrebbe essere trasformato in una foto della vittoria».

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