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Yashin denuncia: “Non volevo l’esilio: mi hanno costretto. Putin è un assassino”

(reuters)

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Alla prima conferenza stampa dopo il rilascio, tre dissidenti russi parlano di “espulsione illegale” e rivelano le minacce subite: “Se rimpatriate farete la fine di Navalny e non ci saranno più scambi”. Ma promettono: “Torneremo in Russia”
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MOSCA – Il giorno prima erano confinati in una cella di rigore di una colonia penale russa, la mattina dopo sono stati messi su un autobus e poi su un aereo diretto ad Ankara in Turchia. Nessuno di loro aveva dato il consenso. Nessuno di loro avrebbe voluto lasciare la Russia. Da detenuti politici ingiustamente ingabbiati nelle carceri russe si sono ritrovati esiliati contro la loro volontà. Senza neppure un documento o un vestito da indossare diverso dalla divisa carceraria.

Dopo i ringraziamenti di rito, la prima conferenza stampa degli oppositori russi rilasciati e trasferiti in Germania giovedì nell’ambito dello storico scambio di prigionieri tra Russia e Occidente si trasforma ben presto in una velata denuncia. A parlare sono il 42enne russo-britannico Vladimir Kara-Murza, che era stato condannato a 25 anni di carcere per tradimento, l’oppositore 41enne Ilja Yashin, otto anni e mezzo per “fake news” sull’esercito russo, e il 42enne Andrej Pivovarov, ex direttore esecutivo dell’o…

MOSCA – Il giorno prima erano confinati in una cella di rigore di una colonia penale russa, la mattina dopo sono stati messi su un autobus e poi su un aereo diretto ad Ankara in Turchia. Nessuno di loro aveva dato il consenso. Nessuno di loro avrebbe voluto lasciare la Russia. Da detenuti politici ingiustamente ingabbiati nelle carceri russe si sono ritrovati esiliati contro la loro volontà. Senza neppure un documento o un vestito da indossare diverso dalla divisa carceraria.

Dopo i ringraziamenti di rito, la prima conferenza stampa degli oppositori russi rilasciati e trasferiti in Germania giovedì nell’ambito dello storico scambio di prigionieri tra Russia e Occidente si trasforma ben presto in una velata denuncia. A parlare sono il 42enne russo-britannico Vladimir Kara-Murza, che era stato condannato a 25 anni di carcere per tradimento, l’oppositore 41enne Ilja Yashin, otto anni e mezzo per “fake news” sull’esercito russo, e il 42enne Andrej Pivovarov, ex direttore esecutivo dell’ormai messa al bando ong Russia Aperta arrestato nel 2021, che sarebbe dovuto essere rilasciato tra un mese.

“Nessuno ha chiesto il nostro consenso”, dice Kara-Murza. “Mi sono rifiutato di chiedere la grazia a Vladimir Putin perché non lo considero il presidente legittimo, ma un assassino, responsabile dell’omicidio di Aleksej Navalny, di Boris Nemtsov e di migliaia di civili in Ucraina, e perché mi sarei dovuto dichiarare colpevole, ma non sono colpevole di nulla. Eppure sono qui. Vladimir Bukovskij nel suo libro Il vento va, e poi ritorna, ricordando la sua deportazione nel 1976 in cambio del segretario generale del Partito comunista cileno, scriveva: ‘Nel nostro Paese non possono sbatterti in galera ai sensi della legge, né liberarti ai sensi della legge’. Quasi mezzo secolo dopo nulla è cambiato”.

Il 41enne Yashin è ancora più duro: “Ho detto fin dal primo giorno dietro le sbarre che non ero pronto per gli scambi. Ho inteso la mia prigionia non solo come una lotta contro la guerra, ma anche come una lotta per il mio diritto a vivere nel mio Paese”. Quasi tra le lacrime racconta che, quando ha intuito che cosa stesse accadendo, ha invocato per iscritto la Costituzione russa che vieta l’espulsione dei suoi cittadini. “Non vedo quello che mi è successo come uno scambio. Lo vedo come un’espulsione illegale dalla Russia contro la mia volontà”, dice con gli occhi lucidi. “Lo dico sinceramente. Più di qualsiasi altra cosa, ora vorrei essere a casa”.

Racconta anche che, una volta arrivato in Germania, la prima cosa che avrebbe voluto fare era comprare un biglietto aereo per tornare in Russia, ma che l’agente dell’Fsb che lo accompagnava lo ha minacciato: “Puoi tornare come fece Aleksej Navalny, ma verrai arrestato come Navalny e farai la fine di Navalny”. Non solo. Gli è stato fatto capire che qualsiasi negoziato per ottenere il rilascio di altri detenuti politici sarebbe saltato. “Porto la responsabilità per il destino dei miei compagni ancora in carcere. Ed è insopportabile. Quasi una tortura”.

I tre ci tengono certo a ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per garantire la loro libertà. “Non si è trattato di uno scambio di prigionieri. Si è trattato di un salvataggio di vite umane. E ciò che differenzia una dittatura da una democrazia è il valore supremo dato alla vita umana. Non credo che in questo mondo ci sia nulla di più importante”, precisa Kara-Murza, anche se - aggiunge - si tratta di “una goccia nell’oceano” perché “tante persone innocenti che non hanno mai commesso un crimine in vita loro sono detenute e sottoposte a tortura, sia fisica, sia psicologica, o entrambe, nelle carceri di Putin per l’unico reato di aver detto la verità, l’unico reato di essersi opposto alla guerra in Ucraina, l’unico reato di essersi opposto a un dittatore”.

Kara-Murza respinge le critiche della stessa procura federale tedesca contro la decisione del cancelliere Olaf Scholz di rilasciare e consegnare a Mosca il “killer del Tiergarten” Vadim Krasikov. Sono stati proprio i tentennamenti del governo – dice – ad avere causato la morte dell’oppositore Aleksej Navalny. “È difficile per me non pensare che, forse se ci fosse stata meno resistenza, allora forse Aleksej sarebbe stato qui e libero”.

Per Pivovarov la loro scarcerazione è una “luce”, “un sogno regalato” per tutti quelli rimasti indietro che ora possono sperare nella libertà. Yashin è più combattuto. Dice di capire che quello di Berlino è stato “un dilemma difficile”. “In cambio del rilascio di un assassino, è stata liberata una quindicina di persone innocenti. Ciò incoraggia Putin a prendere altri ostaggi. I dittatori fanno così. Prendono ostaggi”.

I tre promettono che continueranno la loro lotta politica anche dall’esilio. Pivovarov sostiene che non “bisogna aspettare”, come spesso ha sentito dire. Che adesso il suo obiettivo sarà convincere i Paesi occidentali ad aiutare i russi “anche in maniera semplice, concedendo visti, perché il Paese diventi libero e democratico”. Kara-Murza, che ha promosso l’adozione presso diversi Paesi occidentali del Magnitskij Act che prevede sanzioni contro i funzionari del regime responsabili di crimini, assicura che continuerà a battersi perché le sanzioni colpiscano i singoli, i criminali, e non l’intera popolazione. “Confondere il regime con i russi è come dire che io, Yashin, Pivovarov e le decine di migliaia di russi fermati nelle proteste non esistono. Le sanzioni che colpiscono tutti sono sbagliate e controproducenti perché rafforzano la propaganda di Putin sulla fortezza assediata”. “Continueremo l’attività politica, comprendiamo la nostra responsabilità”, conclude Jashin, anche se ammette: “Non so come fare politica russa fuori dalla Russia, ma cercherò di imparare. Mi impegnerò perché finisca la guerra criminale in Ucraina e perché la pace includa anche l’amnistia dei detenuti politici”.

L’obiettivo ultimo di tutti è lo stesso: tornare in una Russia libera. “Non voglio fare l’esule. Voglio tornare in Russia. Sono un cittadino russo. Sono un politico russo. Voglio tornare nella mia patria e creare una Russia libera. Dedicherò tutta la mia vita a questo”, promette Yashin. Anche se – racconta - “sul bus ci hanno minacciato: “Non datevi troppo da fare o Krasikov tornerà per voi”. Kara-Murza gli fa eco: “All’aeroporto di Vnukovo il mio accompagnatore mi ha detto che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto la mia patria. Sono uno storico. E gli ho risposto che prima o tardi tornerò. Che verrà quel giorno in cui la Russia sarà un Paese libero. E noi faremo del nostro meglio perché questo giorno si avvicini”.

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