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La svolta di Telegram dopo l’arresto di Durov: consegnerà alle autorità indirizzi e numeri dei presunti criminali

(reuters)
L’annuncio del fondatore russo fermato un mese fa e poi scarcerato da Parigi dietro cauzione. I timori dei dissidenti
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La svolta sta in poche righe aggiunte ai “Termini di servizio”: d’ora in poi l’app di messaggistica Telegram fornirà alle autorità gli indirizzi Ip e i numeri di telefono degli utenti responsabili di azioni criminali. Una clamorosa giravolta per la piattaforma che aveva sempre opposto un secco “Njet” alle richieste di governi e magistratura.

La novità arriva a un mese esatto dall’arresto in Francia del ceo Pavel Durov che deve rispondere di presunta complicità in diversi reati legati alla sua app. E non è l’unico passo indietro fatto dal miliardario da quando è stato scarcerato dietro una cauzione di 5 milioni di euro, l’impegno a non allontanarsi dalla Francia fino alla conclusione delle indagini e a presentarsi alle forze di polizia due volte a settimana.

Le novità di Telegram

In un lungo messaggio pubblicato all’inizio del mese, poco dopo la liberazione, il miliardario 39enne aveva ritenuto “sorprendente” essere ritenuto responsabile per i contenuti pubblicati da altre persone, ma …

La svolta sta in poche righe aggiunte ai “Termini di servizio”: d’ora in poi l’app di messaggistica Telegram fornirà alle autorità gli indirizzi Ip e i numeri di telefono degli utenti responsabili di azioni criminali. Una clamorosa giravolta per la piattaforma che aveva sempre opposto un secco “Njet” alle richieste di governi e magistratura.

La novità arriva a un mese esatto dall’arresto in Francia del ceo Pavel Durov che deve rispondere di presunta complicità in diversi reati legati alla sua app. E non è l’unico passo indietro fatto dal miliardario da quando è stato scarcerato dietro una cauzione di 5 milioni di euro, l’impegno a non allontanarsi dalla Francia fino alla conclusione delle indagini e a presentarsi alle forze di polizia due volte a settimana.

Le novità di Telegram

In un lungo messaggio pubblicato all’inizio del mese, poco dopo la liberazione, il miliardario 39enne aveva ritenuto “sorprendente” essere ritenuto responsabile per i contenuti pubblicati da altre persone, ma aveva riconosciuto che il forte aumento del numero di utenti di Telegram – circa 950 milioni in tutto il mondo - aveva “reso più facile per i criminali l’abuso della piattaforma”. Da lì le novità per rafforzare la moderazione dei contenuti.

Durov ha innanzitutto assoldato un team di moderatori che, grazie all’intelligenza artificiale, ha filtrato la funzione di ricerca perché “tutti i contenuti problematici non fossero più accessibili”. Mentre la funzione di geolocalizzazione “Persone nelle vicinanze” che permetteva di entrare in contatto con gli utenti che si trovavano nelle vicinanze, ma veniva usata in modo improprio dai criminali informatici, è stata trasformata in “Business nelle vicinanze” e adesso propone soltanto “aziende legittime e verificate”, anziché “bot e truffatori”.

Infine, la mossa più sconvolgente per la piattaforma che, sin dalla fondazione nel 2013, si era sempre rifiutata di rivelare informazioni sui propri utenti vantandosi di aver “divulgato 0 byte di messaggi degli utenti a soggetti terzi, compresi i governi”: la condivisione alle autorità dei dati degli utenti, compresi indirizzi Ip e numeri di telefono, “in risposta a valide richieste legali”.

“Non permetteremo che i malintenzionati mettano a repentaglio l’integrità della nostra piattaforma per quasi un miliardo di utenti”, ha scritto Durov per giustificare la svolta rispetto al passato. Finora l’app era disposta a collaborare con il sistema giudiziario soltanto nel caso di “sospette attività terroristiche”.

Telegram, arma a doppio taglio

La garanzia di anonimato, nonché la totale assenza di moderazione e controlli, avevano trasformato l’app in un’arma a doppio taglio: mezzo di comunicazione privilegiato per manifestanti e dissidenti che cercavano di contestare i regimi, ma anche hub per cospirazionisti ed estremisti finendo così per scatenare le ire sia dei governi autoritari che delle democrazie occidentali.

Nato a San Pietroburgo 39 anni fa, oltre al passaporto russo, Durov ha cittadinanza di Francia, Emirati Arabi Uniti e Saint Kitts e Nevis. Il 24 agosto era stato arrestato al suo atterraggio all’aeroporto Le Bourget di Parigi e, dopo diversi interrogatori, accusato di diversi capi di imputazione per non aver filtrato i contenuti estremisti e terroristici che circolano nella sua app.

“Quest’anno ci siamo impegnati a trasformare la moderazione su Telegram da un’area di critica a una di lode”, ha promesso Durov. “Mentre il 99,999% degli utenti di Telegram non ha nulla a che fare con la criminalità, lo 0,001% coinvolto in attività illecite crea una cattiva immagine per l’intera piattaforma, mettendo a rischio gli interessi dei nostri quasi miliardi di utenti”.

I timori di Kiev e dei dissidenti russi

“Molti stanno ora analizzando l'annuncio di Telegram ponendosi una domanda fondamentale”, ha osservato John Scott-Railton, ricercatore presso il Citizen Lab dell’Università di Toronto. “Significa che la piattaforma inizierà a collaborare con le autorità dei regimi repressivi?”.

Telegram sostiene di aver fissato dei criteri di garanzia: prenderà in considerazione – promette – soltanto le richieste delle autorità dei Paesi con una posizione elevata nell’indice di democrazia. E la Russia in questa classifica l’anno scorso occupava il 144esimo posto su 167. Garanzia che però non hanno rassicurato tutti. All’inizio di questa settimana, l’Ucraina ha infatti vietato l’app sui dispositivi forniti dallo Stato per arginare eventuali incursioni russe.

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