✕

Israele triste e in ansia ricorda il 7 ottobre. Incombe lo spettro Iran

Ascolta l'audio

Commemorazioni in tono minore, ci saranno solo i familiari delle vittime. Migliaia di soldati al Sud. Si temono terrorismo ed escalation con Teheran. Ancora pesanti bombardamenti sul Libano
2 minuti di lettura

TEL AVIV - Sulla tavola ormai da un anno apparecchiata per la cena dello shabbat, i piatti sono pieni di polvere e le foto sulle sedie sbiadite. Davanti al tunnel creato per riprodurre quelli dove a Gaza sono tenuti gli ostaggi non c’è più la fila. La piazza che per tante sere ha ospitato migliaia e migliaia di persone è piena a metà, complici anche le restrizioni sulla sicurezza.

È stanco e teso l’Israele che oggi ricorda un anno dalla strage peggiore della sua Storia: 1200 persone uccise in poche ore nel Sud del Paese per mano di Hamas, 250 rapite, 97 – vive o morte – ancora a Gaza. Nessuno, un anno fa avrebbe pensato di arrivare al giorno dell’anniversario così: con il Paese in attesa di sapere quando il governo e le Forze armate decideranno di sferrare l’attacco sull’Iran - il punto non è se colpire ma quando e cosa scriveva ieri Yossi Yehoshua su Yedioth Ahronot – la guerra a Gaza che continua nonostante l’Idf dica di aver sconfitto “militarmente” Hamas e gli attentati all…

TEL AVIV - Sulla tavola ormai da un anno apparecchiata per la cena dello shabbat, i piatti sono pieni di polvere e le foto sulle sedie sbiadite. Davanti al tunnel creato per riprodurre quelli dove a Gaza sono tenuti gli ostaggi non c’è più la fila. La piazza che per tante sere ha ospitato migliaia e migliaia di persone è piena a metà, complici anche le restrizioni sulla sicurezza.

È stanco e teso l’Israele che oggi ricorda un anno dalla strage peggiore della sua Storia: 1200 persone uccise in poche ore nel Sud del Paese per mano di Hamas, 250 rapite, 97 – vive o morte – ancora a Gaza. Nessuno, un anno fa avrebbe pensato di arrivare al giorno dell’anniversario così: con il Paese in attesa di sapere quando il governo e le Forze armate decideranno di sferrare l’attacco sull’Iran - il punto non è se colpire ma quando e cosa scriveva ieri Yossi Yehoshua su Yedioth Ahronot – la guerra a Gaza che continua nonostante l’Idf dica di aver sconfitto “militarmente” Hamas e gli attentati all’interno del Paese che si moltiplicano. Ieri a Beersheva, nel Sud, un arabo israeliano ha attaccato la folla con un coltello uccidendo una soldatessa, mentre da Tel Aviv l’ambasciata italiana annunciava che fra le vittime dell’attacco di Jaffa di martedì scorso c’è anche un cittadino italiano, Victor Green, di 33 anni, che viveva in un rifugio per senza tetto nella zona dove c’è stato l’attacco.

Ma soprattutto nessuno, un anno fa, avrebbe mai pensato di arrivare al 7 ottobre 2024 con 97 persone ancora a Gaza. «È inconcepibile che siano ancora nelle mani di Hamas, in condizioni terribili. Chiediamo al mondo di non restare in silenzio. Non dimenticatevi di noi, non dimenticatevi degli ostaggi», è il messaggio che il Comitato che riunisce le famiglie ha inviato ieri.

Un messaggio che oggi risuonerà in tutto Israele: sono decine le manifestazioni in programma per ricordare la strage. Per la maggior parte appuntamenti senza pubblico, in rispetto delle direttive emanate nei giorni scorsi dopo la pioggia di missili arrivata dall’Iran. All’evento principale, in programma questa sera a Tel Aviv, avrebbero dovuto prendere parte decine di migliaia di persone: ma a tutti è stato chiesto di restare a casa. A piangere i morti e a chiedere il ritorno dei vivi ci saranno solo le famiglie.

È facile prevedere che né lì, né su altri palchi si alzeranno parole su quello che da un anno accade dall’altra parte del confine: degli altri, dei quasi 42 mila morti di Gaza, hanno parlato soltanto ieri sera a Tel Aviv i rappresentanti del “fronte della pace”, quella parte di Israele – era già una minoranza un anno fa, si è ulteriormente ridotta dopo il 7 ottobre - che chiede ancora il dialogo con i palestinesi. Ma l’auditorium dove si è tenuto l’evento non era pieno e fra il pubblico c’erano tante persone con i capelli bianchi: la generazione di Oslo, quella che dal 7 ottobre è uscita sconfitta e fatica a ripartire.

Più che ai palestinesi, Israele oggi pensa all’Iran. In attesa di segnali dal governo, ieri sera polizia ed esercito hanno fatto sapere che nella giornata di oggi nella zona del Sud saranno schierati migliaia di uomini in più per garantire la sicurezza delle manifestazioni. Il timore è che a un attacco su Teheran possa seguire una risposta immediata: la chiusura annunciata dello spazio aereo sopra la capitale iraniana (poi revocato in serata) ha fatto salire la tensione. Restano in allerta gli ospedali e in vigore i limiti agli assembramenti. Il ministro della Difesa Gallant ha annunciato che sarà a Washington mercoledì per discutere con gli americani della crisi, mentre nelle ultime ore si sono intensificate le azioni dal cielo e da terra contro obiettivi libanesi.

Beirut ieri ha vissuto una delle giornate più dure da quando, due settimane fa, sono iniziati gli attacchi israeliani sulla città. Proprio in uno di questi – un bombardamento su Dahyie, roccaforte di Hezbollah alla periferia Sud di Beirut – potrebbe essere stato ucciso nei giorni scorsi Esmail Qaanu, comandante delle brigate Al Quds, forza scelta del Guardiani della rivoluzione iraniani: due fonti iraniane hanno detto all’agenzia Reuters che i contatti con l’uomo sono stati persi dopo uno degli attacchi israeliani, giovedì scorso.

Leggi i commenti