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La disperazione di Jabalia: decine di migliaia in fuga dall’avanzata a nord di Gaza

(afp)

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Per le autorità locali, 770 persone uccise dalle bombe israeliane. Libano, raid su Tiro
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TEL AVIV — Sono sequenze di orrore le immagini dal Nord della Striscia, dai campi profughi palestinesi di Jabalia e Beit Lahia, dagli ospedali sotto attacco israeliano. L’evacuazione forzata e i corpi che spuntano dalle macerie; i bambini intrappolati da case schiantate dalle bombe, intorno a cui si scava a mani nude; i brandelli di quelli che erano donne e bambini portati a spalla. Le sepolture precarie, i «rastrellamenti», le lunghe marce disperate.

Le testimonianze, che filtrano nonostante le forze armate israeliane abbiano distrutto le fonti di connessione internet e i generatori, sono agghiaccianti. L’agonia del Nord della Striscia suscita decine di appelli internazionali a Israele perché fermi un’avanzata di terra catastrofica: secondo le autorità sanitarie locali (sui cui conteggi l’Idf invita a diffidare perché «controllate da Hamas»), a Jabalia e nel suo campo profughi «in 19 giorni sono stati uccisi in 770».

Dopo la morte di Sinwar, Israele ha accelerato l’avanzata nel…

TEL AVIV — Sono sequenze di orrore le immagini dal Nord della Striscia, dai campi profughi palestinesi di Jabalia e Beit Lahia, dagli ospedali sotto attacco israeliano. L’evacuazione forzata e i corpi che spuntano dalle macerie; i bambini intrappolati da case schiantate dalle bombe, intorno a cui si scava a mani nude; i brandelli di quelli che erano donne e bambini portati a spalla. Le sepolture precarie, i «rastrellamenti», le lunghe marce disperate.

Le testimonianze, che filtrano nonostante le forze armate israeliane abbiano distrutto le fonti di connessione internet e i generatori, sono agghiaccianti. L’agonia del Nord della Striscia suscita decine di appelli internazionali a Israele perché fermi un’avanzata di terra catastrofica: secondo le autorità sanitarie locali (sui cui conteggi l’Idf invita a diffidare perché «controllate da Hamas»), a Jabalia e nel suo campo profughi «in 19 giorni sono stati uccisi in 770».

Dopo la morte di Sinwar, Israele ha accelerato l’avanzata nel Nord iniziata quasi tre settimane fa. L’obiettivo è stroncare Hamas, che ritiene stia provando a riorganizzarsi. I droni sorvolano Jabalia e Beit Lahia ordinando alla popolazione di «evacuare immediatamente» verso Gaza City, alcuni chilometri più a sud. Ma la gente ha paura, le esplosioni sono continue e Hamas, dicono alcuni, «spara a chi se ne va». Solo nella scuola Khalifa Bin Zayed di Beit Lahia, che l’Idf ha ordinato di evacuare, c’erano diecimila rifugiati.

Dopo gli avvertimenti arrivano i bombardamenti, e da giorni le strade si riempiono di anime atterrite e disperate: si mettono in marcia verso sud camminano su strade polverose tra le macerie fino ai posti di blocco nei quali, sotto tiro dei blindati, le donne vengono separate dagli uomini. L’Idf ha «arrestato ieri 150 terroristi di Hamas». Appaiono ammanettati dietro la schiena e bendati. I video mostrano i trasferimenti sui camion, probabilmente verso centri di detenzione in Israele.

Per le donne, i bambini e gli anziani è una marcia forzata. Ai pochi corrispondenti locali, donne anziane affaticate raccontano di avere perso i contatti con i sopravvissuti delle loro famiglie, decimate dagli attacchi israeliani. I video mostrano questa marcia terribile a cui l’Idf condanna civili fragili e costretti nuovamente a evacuare senza assistenza.

Nel frattempo, l’Idf ha mostrato documenti che proverebbero l’affiliazione di sei corrispondenti di Al Jazeera «al braccio armato di Hamas o della Jihad». Soldati, non giornalisti, che «diffondono la propaganda di Hamas nel Nord», dove però sono tra le poche voci rimaste.

Uno di loro, Anas Al Sharif — che risultava affiliato a 17 anni, e in un bombardamento ha perso 22 familiari — sui social aveva appena mostrato i cadaveri e i corpi feriti di bambini appena giunti all’ospedale Kamal Adwan, di cui l’Idf ha ordinato l’evacuazione. Lì c’è un chirurgo di Msf, Mohammed Obeid: «Ci sono morti ovunque. I bombardamenti non si fermano. L’artiglieria non si ferma. Gli aerei non si fermano. Anche l’ospedale è preso di mira. Pare un film, non la realtà. La situazione è disastrosa, l’ospedale è sopraffatto. Le ambulanze non possono muoversi, abbiamo 130 feriti gravi, medici esausti e feriti. Non abbiamo speranza».

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha incontrato ieri il premier israeliano Netanyahu e il principe saudita bin Salman, pressando perché si «ponga fine alla guerra». Ma mentre si discute la proposta egiziana di un “mini accordo” con tregua e rilascio di sei ostaggi, continua il diluvio di bombe dell’Idf nella Striscia e in Libano. Hezbollah risponde con missili spediti fino a Tel Aviv, ieri intercettati in volo due volte dall’Iron Dome. I caccia israeliani per contro hanno bombardato ripetutamente Tiro e Beirut sud.

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