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“Rastrellamento israeliano in ospedale”. l’ Oms: persi i contatti con i medici

(afp)

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TEL AVIV — «Come potremmo evacuare l’ospedale stracolmo di bambini attaccati ai respiratori, con le terapie intensive piene?», domandava il direttore del Kamal Adwan Hospital di Beit Lahia, nel nord della Striscia messo a ferro e fuoco. Da ieri il dottor Hussam Abu Safiya è «disperso» insieme agli altri medici e ai pazienti dell’ospedale. Dopo averlo bombardato «colpendo la terapia intensiva e distruggendo l’impianto dell’ossigeno», le forze armate israeliane sono entrate coi fucili spianati «e hanno radunato 150 persone nel cortile. Stanno arrestando personale sanitario, pazienti e vicini rifugiati lì», racconta il corrispondente di Al Jazeera, Tareq Abu Azzoum. «Abbiamo perso i contatti con l’ospedale», annuncia poco dopo il direttore dell’Oms, Tedros Ghebreyesus. L’Idf spiega solo di avere agito per «informazioni di intelligence su terroristi e infrastrutture con armi nella zona». Secondo Hamas, una volta arrivati in ospedale i militari hanno anche aperto il fuoco.

All’ospedal…

TEL AVIV — «Come potremmo evacuare l’ospedale stracolmo di bambini attaccati ai respiratori, con le terapie intensive piene?», domandava il direttore del Kamal Adwan Hospital di Beit Lahia, nel nord della Striscia messo a ferro e fuoco. Da ieri il dottor Hussam Abu Safiya è «disperso» insieme agli altri medici e ai pazienti dell’ospedale. Dopo averlo bombardato «colpendo la terapia intensiva e distruggendo l’impianto dell’ossigeno», le forze armate israeliane sono entrate coi fucili spianati «e hanno radunato 150 persone nel cortile. Stanno arrestando personale sanitario, pazienti e vicini rifugiati lì», racconta il corrispondente di Al Jazeera, Tareq Abu Azzoum. «Abbiamo perso i contatti con l’ospedale», annuncia poco dopo il direttore dell’Oms, Tedros Ghebreyesus. L’Idf spiega solo di avere agito per «informazioni di intelligence su terroristi e infrastrutture con armi nella zona». Secondo Hamas, una volta arrivati in ospedale i militari hanno anche aperto il fuoco.

All’ospedale Kamal Adwan c’era anche un chirurgo di Msf, Mohammed Obeid: «Non abbiamo speranza», diceva mercoledì nel suo ultimo messaggio. Ma Msf intanto ha un lutto da piangere: ha perso «un membro dello staff, Hasan Suboh, 41 anni, padre di 7 figli, ucciso a Khan Younis, nel sud» dove «sono morte 33 persone: 14 erano bambini».

Sud o Nord, non c’è scampo. La carneficina inonda i social di immagini terribili, donne e bambini uccisi e impilati sui carri. Due fratelli si dividono il corpo della madre, uccisa a Jabalia. Una bimba, Sarah Al-Barsh, ieri ha perso il papà e le mani in quello stesso bombardamento: 150 tra morti e feriti, intere famiglie sterminate. Nella mano di Sarah, accanto alle bende, c’è ancora il braccialetto.

I bombardamenti continuano anche la notte. Sbriciolano palazzine in campi profughi di rifugiati già evacuati per finire in altri campi profughi che verranno bombardati. Nessuno sa come sfuggire, ma l’evacuazione svuota il Nord. Lì l’Idf bombarda e cannoneggia mentre i commando armati di Hamas rispondono al fuoco, provocando vittime anche tra gli israeliani: tre morti, ieri. Scontri tra le case chiusi da diluvi di bombe israeliane; e nuove carneficine, come ieri vicino all’ospedale indonesiano a Beit Lahia, già distrutto.

Nel nord assediato l’Idf vuole azzerare le strutture militari di Hamas. Non arrivano aiuti alimentari, la carestia aiuta a evacuare i civili verso Gaza City. Le marce sono angoscianti: a piedi per chilometri sotto il tiro dei fucili, davanti alle torrette dei carri armati, attraverso check point in cui i maschi vengono separati e portati via. Quando poi donne, bambini e anziani arrivano, non va meglio: «12 persone sono state uccise dai droni mentre aspettavano aiuti umanitari vicino al campo profughi Al Shati, nel nord di Gaza City».

«Crimini atroci — denuncia l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk —: il nord vive le ore più buie». Un orrore che ieri ha scosso il presidente Usa, Joe Biden: «Ci sono tanti innocenti uccisi a Gaza. Tutto questo deve finire», ha replicato in Arizona a una manifestante che urlava «Gaza libera». E «lasciatela manifestare», ha aggiunto.

È una catastrofe che la diplomazia non scalfisce. Ad Al Tawba, a Jabalia, ieri l’Idf ha assaltato la clinica Al-Fakhoura dell’Unrwa. E gli ospedali sono nel mirino anche in Libano: in quello da campo a Herb Kherbet Selim ieri l’esercito israeliano ha ucciso tre medici. E in altro raid, sempre in Libano, ha ucciso anche tre giornalisti che avevano scrupolosamente avvisato dei loro spostamenti. La replica di Hezbollah è altrettanto drammatica: una ragazza e un ragazzo di 25 e 22 anni uccisi nel villaggio di Majdal Krum, nel nord di Israele.

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