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Il regalo di Netanyahu a Trump: un accordo con il Libano dopo il suo insediamento

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Il premier israeliano pensa a una tregua prima dell’inaugurazione dell’alleato e poi a un’intesa più generale subito dopo
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LONDRA – Benjamin Netanyahu si prepara a fare un regalo a Donald Trump. Secondo indiscrezioni raccolte dal Washington Post e da altri media, il primo ministro israeliano avrebbe promesso al presidente-eletto americano una tregua temporanea in Libano ancora prima dell’inaugurazione della nuova amministrazione repubblicana, per poi trasformarla in un cessate il fuoco nel quadro di un accordo a lungo termine con Beirut, non appena Trump si sarà insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio prossimo.

A questo scopo Ron Dermer, ministro per gli affari strategici del governo israeliano e più stretto consigliere di Netanyahu, ha fatto tappa a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, prima di recarsi a Washington per aggiornare Joe Biden e i suoi collaboratori sui colloqui sul Libano e sugli altri conflitti in Medio Oriente. “C’è un’intesa per un qualche tipo di regalo che Israele farebbe a Trump”, rivela una fonte dello Stato ebraico al quotidiano della capitale Usa. E il dono sarebbe “…

LONDRA – Benjamin Netanyahu si prepara a fare un regalo a Donald Trump. Secondo indiscrezioni raccolte dal Washington Post e da altri media, il primo ministro israeliano avrebbe promesso al presidente-eletto americano una tregua temporanea in Libano ancora prima dell’inaugurazione della nuova amministrazione repubblicana, per poi trasformarla in un cessate il fuoco nel quadro di un accordo a lungo termine con Beirut, non appena Trump si sarà insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio prossimo.

A questo scopo Ron Dermer, ministro per gli affari strategici del governo israeliano e più stretto consigliere di Netanyahu, ha fatto tappa a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, prima di recarsi a Washington per aggiornare Joe Biden e i suoi collaboratori sui colloqui sul Libano e sugli altri conflitti in Medio Oriente. “C’è un’intesa per un qualche tipo di regalo che Israele farebbe a Trump”, rivela una fonte dello Stato ebraico al quotidiano della capitale Usa. E il dono sarebbe “un accordo sul Libano a gennaio”. La tregua temporanea potrebbe arrivare “molto presto”, conferma Amos Hochstein, consigliere del presidente Biden per il Medio Oriente.

"Grandi opportunità per Israele”

Domenica il premier israeliano ha dichiarato pubblicamente di avere già parlato tre volte con Trump negli ultimi giorni e ha affermato che i due leader “vedono grandi opportunità per Israele, specialmente nel fare avanzare la pace”. Parole che possono sembrare paradossali di fronte alla guerra che continua sia a Gaza che in Libano, oltre al fronte aperto con gli Houti nello Yemen. Trump ha inoltre nominato come nuovo ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee, ex governatore dell’Arksansas, uno strenuo sostenitore di Gerusalemme e degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, secondo il quale “la Palestina non esiste” e “non c’è alcuna occupazione israeliana in Giudea e Samaria”, il nome biblico con cui la destra israeliana chiama appunto la Cisgiordania, rivendicandola interamente come propria.

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La rete di Trump

Ma il presidente-eletto ha varie carte da giocare in Medio Oriente. Tiffany Trump, la sua figlia minore, è sposata con Michael Boulos, erede di una ricca famiglia libanese che ha numerosi interessi commerciali a Beirut. E Jared Kushner, il marito di Ivanka Trump, la figlia maggiore del tycoon, ha vasti affari e stretti rapporti con la leadership politica in Arabia Saudita. Attraverso questi parenti acquisiti, dicono le indiscrezioni, Trump preme per ottenere una svolta in Medio Oriente già nei prossimi due mesi, con l’ambizione di trasformarla in un piano di pace su larga scala per tutta la regione.

Che cosa prevederebbe l’accordo in Libano

La tregua temporanea e poi il cessate il fuoco in Libano prevederebbe un ritiro dei paramilitari di Hezbollah a nord del fiume Litani, situato a 30 chilometri dal confine con Israele, come del resto previsto dalla risoluzione 1701 dell’Onu del 2006. La fascia tra il fiume e la frontiera dovrebbe essere controllata dall’esercito regolare libanese, oltre che dai caschi blu delle Nazioni Unite già presenti nell’area, per impedire nuove infiltrazioni e altri attacchi allo Stato ebraico da parte degli Hezbollah. In cambio, Gerusalemme metterebbe fine all’offensiva in corso per via di terra e dal cielo in tutto il Libano. Netanyahu potrebbe così realizzare l’obiettivo di permettere il ritorno a casa di circa 80 mila israeliani sfollati, costretti da oltre un anno a lasciare il nord di Israele da quando Hezbollah ha cominciato a bombardarlo quasi quotidianamente per solidarietà con Hamas.

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Un piano per Gaza. Forse

Poiché gli Hezbollah, come condizione per cessare gli attacchi a Israele, hanno posto un cessate il fuoco a Gaza, non è escluso che Trump cerchi di ottenere da Netanyahu anche la conclusione o almeno la sospensione delle operazioni militari israeliane nella Striscia. In questa prospettiva il presidente-eletto potrebbe fare valere i suoi buoni rapporti con l’Arabia Saudita per rilanciare il piano Biden di una pace fra Gerusalemme e Riad, che avrebbe come corollario il rilancio dei negoziati fra Israele e palestinesi nell’ambito della cosiddetta “soluzione dei due Stati” e a questo punto anche della ricostruzione di Gaza sotto una nuova amministrazione palestinese.

Si tratta di un vasto progetto, che potrebbe completare gli Accordi di Abramo, ovvero i trattati di pace fra Israele e quattro Paesi arabi firmati con la mediazione della prima presidenza Trump. Di certo c’è che Netanyahu sembra intenzionato a compiere almeno un gesto di favore verso la seconda presidenza Trump e una tregua in Libano sarebbe un primo simbolico “regalo”. Nella consapevolezza, da parte del premier israeliano, che Trump gli ha detto di fare “tutto quello che è necessario con Hamas e con Hezbollah”; e che è stato Trump a spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, come nessun presidente degli Stati Uniti aveva mai fatto. Netanyahu sa insomma di avere nel prossimo capo della Casa Bianca un alleato ancora più propenso a sostenerlo di quanto abbia fatto Biden. Ma al tempo stesso, avvertono i commentatori americani, Netanyahu non potrà avere da Trump tutto quello che vuole: dovrà anche concedere qualcosa.

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