I jihadisti dentro Aleppo e tornano i raid russi in Siria. Voci di golpe, Assad: “Li sconfiggeremo”
di Anna Lombardi«Sconfiggeremo i terroristi» tuona il presidente siriano Bashar Al Assad da una località sconosciuta: secondo qualcuno già fuggito in Russia con la famiglia, per altri nel bunker presidenziale a Damasco. Lo dice un laconico sunto della telefonata avuta ieri sera con l’omologo degli Emirati, lo sceicco Zayed Al Nahyan proprio mentre sui social si rincorrevano insistenti le voci di un colpo di Stato per detronizzarlo. Guidato da un ex fedelissimo, il generale Hossam Louka, capo dell’intelligence dal 2019. Una notizia non confermata, ma rilanciata da diversi media turchi: che mostrano video di esplosioni e scontri avvenuti ieri nella capitale, riconducibili a un ammutinamento da parte dell’esercito contro il proprio “mushir”, il capo. E sostenuta dal silenzio dell’agenzia di stampa e della tv di Stato siriana: silenziose da 24 ore.
«Sconfiggeremo i terroristi» tuona il presidente siriano Bashar Al Assad da una località sconosciuta: secondo qualcuno già fuggito in Russia con la famiglia, per altri nel bunker presidenziale a Damasco. Lo dice un laconico sunto della telefonata avuta ieri sera con l’omologo degli Emirati, lo sceicco Zayed Al Nahyan proprio mentre sui social si rincorrevano insistenti le voci di un colpo di Stato per detronizzarlo. Guidato da un ex fedelissimo, il generale Hossam Louka, capo dell’intelligence dal 2019. Una notizia non confermata, ma rilanciata da diversi media turchi: che mostrano video di esplosioni e scontri avvenuti ieri nella capitale, riconducibili a un ammutinamento da parte dell’esercito contro il proprio “mushir”, il capo. E sostenuta dal silenzio dell’agenzia di stampa e della tv di Stato siriana: silenziose da 24 ore.
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Di sicuro, sono bastati quattro giorni appena per far risprofondare la Siria nel caos. Coi ribelli anti Assad, i jihadisti filo turchi di Hayat Tahrir As-Sham, a riprendersi Aleppo in poche ore: la città culla della civiltà araba, che nel 2016 era diventata il simbolo della vittoria di Assad sulla resistenza, dopo una cruenta battaglia. Ieri i miliziani hanno conquistato l’aeroporto cittadino dopo aver negoziato la ritirata delle forze curdo-siriane che lo controllavano, come conferma l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), basato nel Regno Unito. Piantando le bandiere perfino su Khan Sheykhoun, nella provincia di Idlib, cittadina tristemente nota per l’attacco con armi chimiche al cloro subito nel 2017 sempre ad opera del regime.
I morti sempre secondo il Sohr sono oltre 300: in buona parte di miliziani, uccisi nei raid missilistici lanciati dai russi sulle loro postazioni, ma ci sarebbero anche 20 civili. E intanto ci sono già quindicimila sfollati, confermano le Nazioni Unite. D’altronde, diverse fonti dicono che i ribelli hanno marciato, apparentemente senza ostacoli, fino alla provincia di Hama – costringendo alla ritirata le forze governative e quelle russe che ne controllavano l’aeroporto militare – penetrando, dunque, nell’area centrale del Paese.
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Arrivati addirittura fino ad Homs, 100 chilometri a nord della capitale, nel 2012 epicentro della rivoluzione. Il ministero della Difesa da Damasco smentisce: «Notizie false, fatte circolare dai terroristi», dicono. Sostenendo che la perdita della “cittadella” di Aleppo è solo temporanea: «Stiamo preparando la controffensiva». Ma intanto il leader di Hts, Al-Jolani, ha fatto arrivare un messaggio ai suoi dove enfatizza «il momento critico», insieme all’importanza «di liberare i territori». Chiedendo, allo stesso tempo, di «combattere senza spirito di vendetta ed eccessi di violenza, fedeli agli insegnamenti islamici e alla responsabilità morale».
A confermare l’avanzata dei ribelli verso sud è il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Stanno scendendo senza trovare resistenza da parte dell’esercito regolare» ha detto, definendo la situazione «confusa ed articolata». Rassicurando al tempo stesso sulla sorte dei circa trecento italiani residenti nel Paese, la metà a Damasco, mentre circa centoventi vivono ad Aleppo, da cui potrebbero uscire già oggi con un convoglio Onu: «I ribelli hanno ricevuto l’ordine, probabilmente dalla Turchia che li sostiene, di non toccare assolutamente la popolazione civile e in particolare gli italiani e i cristiani. Questo ci rassicura ma lavoriamo affinché tutti restino incolumi». Nella capitale, li aspetta l’ambasciatore Stefano Ravagnan, insediatosi solo pochi giorni fa e che già oggi incontrerà gli altri ambasciatori Ue per discutere il da farsi. Il rischio concreto, avverte Tajani, «è un imminente nuovo collasso migratorio».