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Iran, libera a tempo la Nobel Mohammadi. Le prime parole fuori dal carcere: “Donna, vita, libertà”

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Decana dell’attivismo per i diritti civili e contro la pena di morte, è stata scarcerata per tre settimane per ragioni mediche. L’Onu: “Sia rilasciata in maniera definitiva”
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È un raggio di luce Narges Mohammadi, nonostante i lunghi anni in carcere e la malattia. Indossa un vestito bianco a fiori, i suoi inconfondibili capelli ricci sono liberi dal velo, la gamba destra è sostenuta da un tutore che le hanno messo dopo l’intervento per la rimozione di un tumore si spera benigno, ma sulla gamba sinistra tiene una grande foto: è quella di Mahsa Amini, la ragazza curda di 22 anni morta mentre era in custodia della polizia morale nel settembre 2022, un lutto collettivo che scatenò il più grande movimento di protesta e pro-democrazia della storia recente iraniana.

“Donna, Vita, Libertà”, scandisce la premio Nobel per la pace 2023 appena uscita dal cercare, dopo che finalmente le autorità le hanno concesso 21 giorni per curarsi. Pochi, pochissimi, dato il suo stato di salute, perché soffre di diverse patologie, compreso problemi cardiaci, ma quanto basta per far sentire la sua voce. Il figlio Ali, che non vede la mamma da più di 8 anni, le ha parlato brevemente …

È un raggio di luce Narges Mohammadi, nonostante i lunghi anni in carcere e la malattia. Indossa un vestito bianco a fiori, i suoi inconfondibili capelli ricci sono liberi dal velo, la gamba destra è sostenuta da un tutore che le hanno messo dopo l’intervento per la rimozione di un tumore si spera benigno, ma sulla gamba sinistra tiene una grande foto: è quella di Mahsa Amini, la ragazza curda di 22 anni morta mentre era in custodia della polizia morale nel settembre 2022, un lutto collettivo che scatenò il più grande movimento di protesta e pro-democrazia della storia recente iraniana.

“Donna, Vita, Libertà”, scandisce la premio Nobel per la pace 2023 appena uscita dal cercare, dopo che finalmente le autorità le hanno concesso 21 giorni per curarsi. Pochi, pochissimi, dato il suo stato di salute, perché soffre di diverse patologie, compreso problemi cardiaci, ma quanto basta per far sentire la sua voce. Il figlio Ali, che non vede la mamma da più di 8 anni, le ha parlato brevemente al telefono: “Mi ha detto che mi ama e che è uscita dal carcere di Evin senza il velo obbligatorio dicendo: ‘Donna, vita, libertà’”.

Mohammadi, 52 anni, è la voce più nota all’estero dell’attivismo per i diritti in Iran, veterana delle battaglie contro la pena di morte e contro quello che denuncia da tempo come un sistema fondato sull’ “apartheid di genere”. Dagli anni ‘10 entra ed esce dal carcere, ma non se n’è mai voluta andare all’estero, dove invece è fuggito suo marito dopo 16 anni di prigione insieme i loro due gemelli. L’ultima condanna le era stata inflitta a novembre del 2022 dopo un processo lampo perché con uno sparuto gruppo di attivisti aveva partecipato a una commemorazione per i morti delle proteste del 2019, il bloody aban, il novembre di sangue, lo chiamano gli iraniani.

Le hanno dato dieci anni per propaganda contro lo Stato, poi sono arrivate altre accuse, compresa quella di lavorare contro la sicurezza nazionale, altri due anni. Ma le sentenze non l’hanno mai messa a tacere. In carcere ha organizzato sit-in e proteste, ha raccolto le testimonianze delle ragazze aggredite durante le manifestazioni del 2022, la sua leadership morale ha ispirato una intera generazione di giovanissimi scesa in piazza dopo la morte di Mahsa Amini per chiedere giustizia e democrazia.

Pochi giorni fa, il 26 novembre, l’avevano riportata in cella a Evin dopo due interventi chirurgici e le sue compagne di detenzione avevano denunciato condizioni rischiosissime per la sua salute, senza neppure una medicazione sterilizzata per la ferita: “Narges urlava e piangeva di dolore”. Ora è arrivata la sospensione della esecuzione della sentenza per tre settimane: troppo poco e troppo tardi, denunciano la famiglia e altre organizzazioni umanitarie come Amnesty International, che chiedono, insieme all’Onu, il rilascio definitivo di Mohammadi e la cancellazione di tutte le accuse contro di lei.

Il suo rilascio temporaneo arriva due giorni dopo la scarcerazione di un altro protagonista dell’attivismo civile in Iran, l’amatissimo rapper Toomaj Salehi, imprigionato anche lui durante le manifestazioni del movimento Donna, Vita Libertà, e accusato di essere uno dei leader delle proteste. Timidi segnali positivi in mezzo a continue notizie di arresti di attivisti e condanne a morte. C’è chi li legge come il tentativo del presidente Pezeshkian, che si era presentato alla elezioni promettendo un alleggerimento della pressione sociale e della repressione, di tenere fede alle sue promesse, almeno in parte.

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