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A New York caccia al killer di Brian Thompson, la firma incisa sui bossoli: “È un libro”

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Il messaggio in codice dell’assassino del manager di UnitedHealthcare: tre parole incise sui bossoli, che alludono al business spietato delle polizze sanitarie. Diffusa la foto del sospettato, e ci sono le impronte
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New York — Il dramma della sanità, delle persone lasciate sole davanti a malattie che generano costi enormi, senza risorse per affrontarle. È una pista seguita dagli investigatori, forse la principale, per risolvere il giallo dell’omicidio nel cuore di Manhattan dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson. Perché lo stesso assassino, un giovane di cui la polizia ha pubblicato ieri le foto nella speranza di identificarlo, ha lasciato un indizio sui bossoli usati per il suo omicidio premeditato.

Il Ceo della più grande compagnia assicurativa americana è stato ammazzato mercoledì mattina a colpi di pistola, mentre entrava nell’Hilton di Midtown Manhattan per una riunione con gli investitori. Il killer mascherato sapeva cosa stava facendo, aveva preparato con cura l’attacco ed era in grado di maneggiare la pistola col silenziatore scelta per colpire. In più, però, aveva inciso sulle pallottole le parole “deny”, “depose” e “defend”.

Un messaggio criptico che potrebbe…

New York — Il dramma della sanità, delle persone lasciate sole davanti a malattie che generano costi enormi, senza risorse per affrontarle. È una pista seguita dagli investigatori, forse la principale, per risolvere il giallo dell’omicidio nel cuore di Manhattan dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson. Perché lo stesso assassino, un giovane di cui la polizia ha pubblicato ieri le foto nella speranza di identificarlo, ha lasciato un indizio sui bossoli usati per il suo omicidio premeditato.

Il Ceo della più grande compagnia assicurativa americana è stato ammazzato mercoledì mattina a colpi di pistola, mentre entrava nell’Hilton di Midtown Manhattan per una riunione con gli investitori. Il killer mascherato sapeva cosa stava facendo, aveva preparato con cura l’attacco ed era in grado di maneggiare la pistola col silenziatore scelta per colpire. In più, però, aveva inciso sulle pallottole le parole “deny”, “depose” e “defend”.

Un messaggio criptico che potrebbe significare qualsiasi cosa, ma guarda caso riprende molto da vicino le parole del libro “Delay, Deny, Defend”, pubblicato nel 2010 dal professore della Rutgers University Jay Feinman. Secondo il sottotitolo, il saggio spiega “perché le compagnie assicurative non pagano i rimborsi, e cosa puoi fare a riguardo”. Potrebbe trattarsi solo di una coincidenza, che Feinman ieri si è rifiutato di commentare, o magari un tentativo di sviare le indagini. Oppure è un indizio sulle motivazioni dell’omicidio.

Negli Stati Uniti circa 23 milioni di persone, ossia l’8% della popolazione, non hanno alcuna forma di assistenza sanitaria. Il numero si è quasi dimezzato da quando è entrata in vigore la riforma voluta dal presidente Obama, che Trump e i repubblicani vogliono da sempre cancellare. In questo caso, però, il problema riguarderebbe chi l’assicurazione se la può permettere e la paga, profumatamente, ma poi non riceve i rimborsi richiesti. La questione riguarda tutti, perché una famiglia arriva a cacciare diverse migliaia di dollari ogni mese per pagare la polizza, direttamente o attraverso il datore di lavoro. Poi però ogni rimborso richiesto diventa una battaglia, prima e dopo la visita o l’intervento, perché le assicurazioni fanno tutto il possibile per non mantenere le loro promesse e risparmiare.

Negli ultimi tempi l’emergenza è diventata particolarmente grave per chi ha bisogno di “post acute care”, ossia le cure dopo gli ictus, le cadute o altri problemi che richiedono assistenza prolungata. Lo scorso autunno il Senato ha pubblicato una denuncia, secondo cui i rifiuti di rimborsare queste pratiche sono saliti dal 10,9% del 2020 al 22,7% del 2022. È possibile che sia solo una coincidenza, oppure il killer era motivato da qualche tragedia personale, che magari aveva colpito la sua famiglia.

Qualunque sia la verità, giusta o sbagliata che sia questa pista, sui social si è subito scatenato l’odio contro le prepotenze delle assicurazioni sanitarie. «Sono un infermiere al pronto soccorso - ha scritto un utente di TikTok - e le cose che ho visto, con pazienti moribondi a cui venivano negate le cure, mi fanno fisicamente male. Proprio non riesco a provare simpatia per la vittima, in nome di tutti quei pazienti e delle loro famiglie».

Altre ipotesi riguardano le attività di Thompson, che guadagnava 10,2 milioni all’anno. La sua compagnia assicura 49 milioni di americani e l’anno scorso ha fatto ricavi per 281 miliardi di dollari, l’equivalente di una decina di leggi finanziarie italiane, diventando la principale sussidiaria dello UnitedHealth Group del Minnesota. Il Ceo però era sotto inchiesta del dipartimento alla Giustizia, perché il 15 febbraio aveva venduto azioni per 15,1 milioni di dollari, due settimane prima che uscisse la notizia di un’indagine antitrust contro la sua compagnia. L’accusa è di insider trading.

La foto del killer a volto scoperto

 

Il giovane killer aveva passato la notte prima dell’omicidio nel New York International Hostel sulla 103esima strada West, perquisito ieri dalla polizia, e prima di sparare aveva fatto colazione da Starbucks. Le telecamere della sicurezza lo hanno ripreso a volto scoperto, sorridente, e gli inquirenti hanno pubblicato l’immagine nella speranza che qualcuno lo riconosca. Ieri sera, poi, hanno fatto sapere di aver trovato le sue impronte digitali. Dopo l’attacco era fuggito in bici verso Central Park, con un visibile zaino grigio di Peak Design da 330 dollari. Il sospetto è che abbia comprato la pistola, una B&T VP9, in un negozio del Connecticut, e anche questo potrebbe aiutare a identificarlo. Per arrestarlo, svelare il suo mistero e soprattutto per sollevare New York dall’incubo di un assassino armato in giro per le sue strade.

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