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Romania, perquisizioni in case e uffici per l’inchiesta sull’interferenza russa alle elezioni

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Dopo che la Corte costituzionale ha annullato il primo turno delle presidenziali, la polizia sta passando al setaccio computer, conti corrente e documenti che proverebbero gli “attacchi ibridi” di Mosca che avrebbero favorito il candidato filorusso Georgescu
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BUCAREST – Dopo l’annullamento-shock delle elezioni presidenziali da parte della Corte costituzionale, la polizia romena sta effettuando una serie di perquisizioni. A renderlo noto è la Procura di Bucarest, che pure ha aperto un’inchiesta per corruzione di elettori, riciclaggio di denaro e falsificazione informatica. In queste ore le perquisizioni si concentrano in tre edifici di Brasov, città nel centro del Paese. Gli agenti stanno però perquisendo anche decine di uffici, alcuni dei quali nella periferia della capitale.

Sotto sequestro vengono posti computer, documenti e conti correnti che proverebbero gli “attacchi ibridi” di Mosca per stravolgere l’esito del primo turno delle presidenziali che a sorpresa il 24 novembre hanno portato al trionfo Calin Georgescu, candidato filorusso, anti-Ue e anti-Nato. La Procura romena è a caccia delle prove dei brogli “finanziati da un Paese straniero” per dare un sostegno di natura penale alle violazioni costituzionali che venerdì hanno portato …

BUCAREST – Dopo l’annullamento-shock delle elezioni presidenziali da parte della Corte costituzionale, la polizia romena sta effettuando una serie di perquisizioni. A renderlo noto è la Procura di Bucarest, che pure ha aperto un’inchiesta per corruzione di elettori, riciclaggio di denaro e falsificazione informatica. In queste ore le perquisizioni si concentrano in tre edifici di Brasov, città nel centro del Paese. Gli agenti stanno però perquisendo anche decine di uffici, alcuni dei quali nella periferia della capitale.

Sotto sequestro vengono posti computer, documenti e conti correnti che proverebbero gli “attacchi ibridi” di Mosca per stravolgere l’esito del primo turno delle presidenziali che a sorpresa il 24 novembre hanno portato al trionfo Calin Georgescu, candidato filorusso, anti-Ue e anti-Nato. La Procura romena è a caccia delle prove dei brogli “finanziati da un Paese straniero” per dare un sostegno di natura penale alle violazioni costituzionali che venerdì hanno portato la Consulta a imporre all’unanimità l’annullamento del primo turno delle presidenziali, cancellando di conseguenza il ballottaggio previsto domani.

(afp)

Lo stop alle elezioni causa “ingerenze straniere consumate attraverso diffusi attacchi informatici al sistema elettorale” non ha precedenti in un Paese Ue. Nel mirino dei giudici romeni c’è la piattaforma TikTok: secondo gli inquirenti il social cinese “è stato adottato da Mosca per reclutare anonimi sostenitori” della campagna elettorale di Georgescu. Nel piano, ideato già nel 2016 e dormiente fino a due settimane prima del voto, anche account coordinati, algoritmi e propaganda elettorale a pagamento da parte di influencer pagati, spesso “ignari di sostenere un candidato alle presidenziali”.

La legge elettorale romena vieta i contributi elettorali occulti: Georgescu, che ha sempre dichiarato di “aver speso zero” per tentare la scalata alla presidenza del Paese, rischia di essere incriminato per la violazione delle norme elettorali. Dopo l’annullamento delle elezioni il tecnocrate pro-Putin e i leader delle altre tre forze di estrema destra hanno denunciato “il colpo di Stato” consumato “da parte di nove giudici che hanno calpestato la volontà di 19 milioni di cittadini”.

A loro si è aggiunta anche la voce critica della sfidante filo-Ue Elena Lasconi: la ripetizione dell’intero processo elettorale potrebbe richiedere almeno quattro mesi e la leader del partito “Unione per la salvezza della Romania”, che aveva superato d’un soffio il premier socialdemocratico uscente Marcel Ciolacu, in un quadro politico mutato rischia di uscire dalla corsa per la presidenza.

Ad accrescere il clima da nuova “guerra fredda” con la Russia, in una nazione affrancatasi dall’Urss nel 1989 e oggi base strategica della Nato per la resistenza dell’Ucraina all’invasione ordinata dal Cremlino, l’allarmata presa di posizione Usa. Il dipartimento di Stato americano in queste ore si è schierato a favore dell’annullamento del voto e ha chiesto “un nuovo processo democratico pacifico in Romania”. In una nota il portavoce Matthew Miller ha chiesto “a tutte le parti di rispettare l’ordine costituzionale e di impegnarsi in un processo democratico libero da minacce di violenza e da intimidazioni, che rifletta la volontà democratica del popolo romeno.

Gli Stati Uniti – ha aggiunto Miller – ribadiscono la loro fiducia nelle istituzioni della Romania, comprese le indagini sulle cattive influenze straniere”. Chiaro il riferimento al coinvolgimento dei servizio di intelligence del Cremlino. La Russia, sotto accusa esplicitamente anche da parte di una Ue sempre più in allarme per il pericolo di sconvolgimenti stranieri dei processi elettorali nei propri Stati membri, nei giorni scorsi ha negato di essere coinvolta nel caos politico esploso a Bucarest. Da ieri però, dopo lo stop alle presidenziali e in attesa delle motivazioni da parte della Corte costituzionale, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. In Romania, dopo le proteste studentesche anti-russe di inizio settimana, nessuno per ora è sceso in piazza.

A tenere sotto controllo la tensione, l’annuncio del presidente Klaus Iohannis: il suo mandato scade il 21 dicembre, ma ha annunciato che resterà in carica fino all’elezione del successore. Per la stabilità del Paese, con un parlamento appena eletto ma ancora privo di un nuovo governo, sarebbe stato ancora più difficile uscire dalla confusione con tutti i centri di potere azzerati.

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