✕

Romania sotto shock, annullate le elezioni. “Interferenze russe”

(reuters)

Ascolta l'audio

La Corte costituzionale a sorpresa cancella il ballottaggio delle presidenziali di domani. Nel mirino l’exploit al primo turno dell’ignoto filo-Putin Georgescu. L’allarme Nato
2 minuti di lettura

BUCAREST — Il colpo di scena, a urne aperte. Milioni di romeni all’estero stavano già votando per il ballottaggio delle presidenziali previste domani, quando la Corte costituzionale di Bucarest ha annullato del tutto le elezioni «al fine di garantirne la piena correttezza e la legalità». Mai successo, in un Paese Ue membro della Nato, che un voto venga cancellato in extremis a causa di provate «azioni ibride e aggressive di un Paese straniero». A gettare la Romania nel caos politico, l’inspiegabile exploit del semisconosciuto vincitore del primo turno delle presidenziali dello scorso 24 novembre: Calin Georgescu, indipendente sovranista di estrema destra, dichiaratamente sostenitore di Vladimir Putin e ammiratore di Donald Trump, aveva conquistato il 22,9% grazie alla «spinta massiccia della piattaforma cinese TikTok, mobilitata e finanziata da Mosca».

BUCAREST — Il colpo di scena, a urne aperte. Milioni di romeni all’estero stavano già votando per il ballottaggio delle presidenziali previste domani, quando la Corte costituzionale di Bucarest ha annullato del tutto le elezioni «al fine di garantirne la piena correttezza e la legalità». Mai successo, in un Paese Ue membro della Nato, che un voto venga cancellato in extremis a causa di provate «azioni ibride e aggressive di un Paese straniero». A gettare la Romania nel caos politico, l’inspiegabile exploit del semisconosciuto vincitore del primo turno delle presidenziali dello scorso 24 novembre: Calin Georgescu, indipendente sovranista di estrema destra, dichiaratamente sostenitore di Vladimir Putin e ammiratore di Donald Trump, aveva conquistato il 22,9% grazie alla «spinta massiccia della piattaforma cinese TikTok, mobilitata e finanziata da Mosca».

L’incubo, per la Romania democratica che nel 1989 si è liberata nel sangue dalla dittatura sovietica applicata da Ceausescu, è il ritorno della longa manus del Cremlino nel pieno della guerra in Ucraina, combattuta sull’uscio di casa. Tutto da rifare quindi, anche a seguito di denunce e pressioni da parte di Nato, Bruxelles e Washington, in allarme dopo l’apertura di un’inchiesta penale della Procura.

Il problema è che nel Paese ora lo stesso futuro è oscuro. A confermarlo le proteste che adesso accomunano il blocco dei tre partiti di estrema destra e la conservatrice candidata anti-sistema pro-Ue. Elena Lasconi, grazie al 19,1% del primo turno, avrebbe conteso domani la presidenza a Georgescu: ieri, dopo lo stop al secondo turno, a sorpresa è stata tra i primi a condividere la retorica del «colpo di Stato», accusando le istituzioni romene di aver «calpestato la democrazia». La ragione è semplice: sia l’ex giornalista che il tecnocrate russofilo spinto da 3,4 milioni di oscuri follower «pagati da una forza straniera», rischiano di uscire di scena. E lo stesso Georgescu ha lanciato l’accusa di «golpe».

Tocca al governo fissare la nuova data delle elezioni, al presidente della repubblica indirle. Il Paese però, con il premier Ciolacu pure dimissionario, è in un limbo istituzionale. Dopo le legislative del primo dicembre, che hanno segnato la riscossa del blocco pro-Bruxelles formato da socialdemocratici e liberali, le trattative per l’esecutivo potrebbero richiedere settimane, riaprire le divisioni, imporre candidati diversi. Il presidente uscente, Klaus Iohannis, scade poi il 21 dicembre. «Resterò in carica fino a quando non sarà eletto il mio successore – si è affrettato a rassicurare – la Romania rimane un Paese solido e stabile». A Bucarest però un simile vuoto di potere reale non ha precedenti e si ipotizzano nuove presidenziali «non prima di marzo». Nel frattempo tutto può succedere, sia a livello politico che sociale, sia nel Paese che nel resto di un’Europa scossa dallo spettro di instabilità, frammentazione, avanzata di destre e sovranisti.

Ad accrescere lo shock in Romania, l’annullamento delle presidenziali quasi fuori tempo massimo. Lunedì la stessa Alta Corte aveva ratificato l’esito del primo turno, circoscrivendo però l’analisi allo spoglio dei voti. Il pressing del mondo democratico ha pesato, ma ieri la riunione straordinaria dei giudici costituzionali non ha avuto scelta.

Giovedì il presidente Iohannis aveva accolto i ricorsi che hanno denunciato la «guerriglia informatica russa capace di proiettare dal nulla il rappresentante di Putin fino a un passo dal trasformare la Romania nella nuova Bielorussia».

Desecretati gli atti, la Consulta ha dovuto prendere atto delle decine di migliaia di falsi account pro-Georgescu su TikTok, degli 85 mila tentativi di hackeraggio contro il sistema informatico elettorale partiti da oltre 30 Paesi, dei 381 mila dollari pagati da un misterioso investitore straniero per saldare «80 dollari a chiunque fosse disponibile a promuovere l’immagine del candidato deciso a demolire il sostegno di romeni e Ue all’Ucraina». Affossato da brogli e ingerenze il primo turno, mentre Georgescu già si vantava del suo «trionfo a costo zero», non è rimasto che annullare il secondo prima di dover poi tentare di destituire un presidente appena eletto. All’orizzonte, per Bucarest, settimane cariche di tensione.

Leggi i commenti