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Siria, festa grande a Damasco per la caduta del regime. Mosca prepara la ritirata

(afp)

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Jolani appare in video: “Oggi si celebra, da domani ricostruiremo il Paese”. I russi ripiegano verso le basi militari e trattano con i ribelli per mantenerle
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DAMASCO — Damasco città aperta, almeno per un giorno. Al mattino Al Jolani chiama il popolo alla piazza, in un breve discorso video, vestito in borghese con gilet nero e camicia bianca: «Vi invito a festeggiare, ma senza ricorrere alle armi da fuoco o spaventare la gente. Dopodiché, dobbiamo concentrarci sulla ricostruzione di questo Paese». In poche ore una marea umana inonda la moschea degli Omayyadi, nella città vecchia, arriva fin sopra l’arco che domina le antiche mura.

È una giornata di luce abbagliante, e di festa per i siriani, da Damasco a Hama, a Idlib. “Siria, Siria, libera!”, urla la folla, mamme, bambini, teenager, gli altoparlanti passano i canti rivoluzionari del calciatore martire Abdel Baset al-Sarout, il carretto che vende shawarma fa squadra con i bottegai per offrire acqua e dolcetti. I camion delle tv accorse da tutto il mondo stazionano davanti alla moschea, ci sono giornalisti americani, europei, asiatici, ed è anche questo, a modo suo, un passaggio storico…

DAMASCO — Damasco città aperta, almeno per un giorno. Al mattino Al Jolani chiama il popolo alla piazza, in un breve discorso video, vestito in borghese con gilet nero e camicia bianca: «Vi invito a festeggiare, ma senza ricorrere alle armi da fuoco o spaventare la gente. Dopodiché, dobbiamo concentrarci sulla ricostruzione di questo Paese». In poche ore una marea umana inonda la moschea degli Omayyadi, nella città vecchia, arriva fin sopra l’arco che domina le antiche mura.

È una giornata di luce abbagliante, e di festa per i siriani, da Damasco a Hama, a Idlib. “Siria, Siria, libera!”, urla la folla, mamme, bambini, teenager, gli altoparlanti passano i canti rivoluzionari del calciatore martire Abdel Baset al-Sarout, il carretto che vende shawarma fa squadra con i bottegai per offrire acqua e dolcetti. I camion delle tv accorse da tutto il mondo stazionano davanti alla moschea, ci sono giornalisti americani, europei, asiatici, ed è anche questo, a modo suo, un passaggio storico dopo che per anni la Siria è stata vietata ai reporter internazionali.

Dal ponte Hafez, simbolo del regime, Douha, insegnante di 30 anni, guarda il corteo e le si spezza la voce: «Lasciateci gioire, dopo anni di oppressione: il sentimento di unità tra le persone, il suono della festa e la vista delle strade piene di speranza sono indescrivibili. È come se avessimo riacquistato la nostra dignità». Il futuro è difficile? Nessuno lo nega. «C’è tantissimo lavoro da fare per curare le ferite, avvicinare le persone, ricostruire il Paese, garantire i diritti e la democrazia, ma sono fiducioso», dice Oubada, 36 anni, ingegnere. Arrivano i membri dei Caschi Bianchi, le forze di difesa civile che per anni hanno salvato le vittime dei bombardamenti russi nell’enclave ribelle di Idlib. Accolti da eroi.

L’imam al-Nabulsi manda un messaggio: «Non dimenticate che il costo della libertà è costruire una patria con giustizia, dove le persone possano respirare liberamente». Diversi combattenti islamisti mantengono l’ordine nel caos, ma al primo passante che chiede un selfie la postura severa s’incrina.

Da oggi sarà tutto diverso. La Siria che gli islamisti dicono di volere libera ha sfide enormi davanti a sé, a cominciare dalla giustizia per i crimini commessi dal regime di Assad. Ieri l’ex capo del famigerato carcere siriano di Adra, il 72enne Samir Ousman al-Sheikh, è stato incriminato negli Usa per le torture, mentre qui vengono alla luce gli orrori delle prigioni assadiste e i ribelli chiedono di processare i gerarchi del regime. È un segnale dall’America, che con i partner occidentali sta cercando il modo e la misura per tenere aperto un canale di comunicazione con i ribelli di al Jolani inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Tutto questo mentre gli ex padroni, i russi, negoziano con gli islamisti la permanenza delle loro basi in Siria preparandosi comunque a evacuarle, come ha rivelato la Cnn analizzando le immagini satellitari che mostrerebbero movimenti di aerei in partenza da Khmeimim, a Latakia, sulla costa mediterranea. Colonne di mezzi sono state ripresi dal Tg3 mentre ripiegavano dall’est verso le basi. Tra i ribelli gira voce che negli avamposti russi si nascondano due alti ufficiali assadisti .

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