NEW YORK - Mentre Damasco finiva in mano ai ribelli e il presidente siriano Bashar al-Assad fuggiva a Mosca, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov riduceva la crisi a “piccolo episodio” nel mosaico internazionale. Ma il capo della diplomazia del Cremlino ha poi diviso il mondo in due parti: il Bene contro il Male. Da una parte i cattivi e dall’altra il “mondo libero”, il suo termine orwelliano per indicare l’asse delle autocrazie guidate da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. “La lotta tra questi due mondi - ha aggiunto, parlando in Qatar - uno avviato alla scomparsa e l'altro che sta emergendo, non sta avvenendo senza scontri”.
La divisone tra mondi opposti arriva in un momento storico in cui si combatte in Ucraina, in Medio Oriente, in Siria c’è stato uno sconvolgimento, e mentre la Cina minaccia di invadere Taiwan. Non siamo più in una fase in cui i maggiori conflitti internazionali erano separati tra loro: la contemporaneità di eventi, unita all’alleanza tra autocrazi…
NEW YORK - Mentre Damasco finiva in mano ai ribelli e il presidente siriano Bashar al-Assad fuggiva a Mosca, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov riduceva la crisi a “piccolo episodio” nel mosaico internazionale. Ma il capo della diplomazia del Cremlino ha poi diviso il mondo in due parti: il Bene contro il Male. Da una parte i cattivi e dall’altra il “mondo libero”, il suo termine orwelliano per indicare l’asse delle autocrazie guidate da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. “La lotta tra questi due mondi - ha aggiunto, parlando in Qatar - uno avviato alla scomparsa e l'altro che sta emergendo, non sta avvenendo senza scontri”.
La divisone tra mondi opposti arriva in un momento storico in cui si combatte in Ucraina, in Medio Oriente, in Siria c’è stato uno sconvolgimento, e mentre la Cina minaccia di invadere Taiwan. Non siamo più in una fase in cui i maggiori conflitti internazionali erano separati tra loro: la contemporaneità di eventi, unita all’alleanza tra autocrazie sancita con l’invio di soldati nordcoreani in Russia per combattere al fronte in Ucraina, ha sollevato nella diplomazia internazionale un dubbio che il Wall Street Journal ha analizzato in un lungo articolo dal titolo: "la Terza guerra mondiale è già cominciata?" L’asse dei quattro Paesi sembra deciso a sfidare l’ordine democratico. “È l’era del confronto globale”, dice il ministro degli esteri della Repubblica Ceca Jan Lipavsky. “C’è uno sforzo comune - ha aggiunto - di distruggere l’ordine internazionale e noi dobbiamo fare di tutto per prevenirlo”.
Solo una decina di anni fa Russia e Cina avevano collaborato con Stati Uniti e occidente per limitare i regimi in Iran e Corea del Nord, votando, nel 2015, una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu sul programma nucleare di Teheran e, nel 2017, le sanzioni a Pyongyang. Lo scenario è cambiato: i quattro Paesi adesso sono alleati. Secondo il quotidiano finanziario, il punto di svolta è stata la prima invasione russa dell’Ucraina, quando l’occidente impose sanzioni deboli. Era il 2014. L’anno successivo, la Russia e l’Iran si sarebbero alleate per salvare il regime di Assad dal collasso. Con il passare del tempo, tagliata fuori dalla tecnologia occidentale, la Russia è diventata dipendente dalla Cina, mentre Mosca e Teheran hanno sancito accordi di mutua assistenza. L’assenza di un’organizzazione tipo Nato delle autocrazie non deve far sottovalutare il momento.
“La rivalità tra potenze sta accelerando e dividendo il mondo - spiega al Wall Street Journal Wang Huiyao, presidente di un think tank che si occupa di Cina - siamo probabilmente sull’orlo della Terza guerra mondiale”. Ucraina, Medio Oriente e Siria fanno parte di un domino in cui Russia e Cina sognano di rivivere gli antichi fasti imperiali. Donald Trump, che tornerà alla Casa Bianca il 20 gennaio, aveva promesso di mettere fine alla guerra in Ucraina in ventiquattr’ore, ma la sfida appare molto più difficile. In più gli viene chiesto da Israele di attaccare l’Iran per bloccare il programma nucleare di Teheran.
E questo avviene in un quadro di incertezza, con Trump che minaccia i partner Nato di abbandonarli se non pagheranno le loro quote di membri dell’alleanza atlantica. “In questo momento - ammette il capo della difesa olandese, generale Onno Eichelsheim - l’unione delle autocrazie è forse più forte dell’unione delle democrazie”. Molti totem sono stati abbattuti: il territorio di una potenza mondiale, la Russia, è stato colpito da missili forniti all’Ucraina da un’altra potenza, gli Stati Uniti. E i russi hanno usato artiglieria, droni e missili prodotti da Corea del Nord e Iran.
Finora è assente il confronto diretto tra super potenze. Ma intanto la Cina ha ricostruito l’arsenale militare russo, rendendo Mosca più dipendente da Pechino. Secondo gli Stati Uniti, il 90 per cento dei microchip e il 70 per cento degli strumenti militari usati dai russi provengono dalla Cina. È in atto una costante simbiosi, in cui la Russia fornirà alla Cina sottomarini tecnologici che possano mettere a rischio il dominio americano, e fornire alla Corea del Nord missili e sottomarini che permettano a Pyongyang di minacciare gli Usa. Il viceministro alla difesa ucraina Sergiy Boyev ha parlato di “asse del male” che sta facendo le prove in Ucraina. L’occidente non può permettersi di sottovalutarne i segnali.