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Contatti tra intelligence sull’asse Roma-Damasco prima della caduta: “Nessun sostegno a Assad”

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Fonti qualificate spiegano a Repubblica il giallo della telefonata tra la nostra agenzia Aise e il capo dei servizi del regime
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ROMA-DAMASCO – Dal pozzo di documenti ufficiali che il regime ha abbandonato nei giorni della caduta di Damasco, è emersa una carta che riguarda l’Italia e i nostri servizi segreti per l’estero. È una relazione inviata a Bashar al Assad dal capo dell’intelligence siriana, Hassan Luqa, il quale riferisce di una telefonata ricevuta da Giovanni Caravelli, capo dell’Aise, il 5 dicembre scorso. Così il 60 enne Luqa la descrive al dittatore: «Ha sottolineato il sostegno del suo Paese alla Siria in questo momento difficile, specificando che l’appoggio russo alla Siria sarebbe stato qualcosa che non sarebbe stato dimenticato».

Si è parlato molto del documento, soprattutto sui social dove è stato pubblicato da Suhail al-Ghazi, un giornalista investigativo affidabile. C’è chi dice che sia contraffatto e chi, al contrario, grida allo scandalo perché la Siria cui Caravelli avrebbe dato il sostegno, si presume a nome del governo italiano, era un regime sottoposto a sanzioni da Stati Uniti e Un…

ROMA-DAMASCO – Dal pozzo di documenti ufficiali che il regime ha abbandonato nei giorni della caduta di Damasco, è emersa una carta che riguarda l’Italia e i nostri servizi segreti per l’estero. È una relazione inviata a Bashar al Assad dal capo dell’intelligence siriana, Hassan Luqa, il quale riferisce di una telefonata ricevuta da Giovanni Caravelli, capo dell’Aise, il 5 dicembre scorso. Così il 60 enne Luqa la descrive al dittatore: «Ha sottolineato il sostegno del suo Paese alla Siria in questo momento difficile, specificando che l’appoggio russo alla Siria sarebbe stato qualcosa che non sarebbe stato dimenticato».

Si è parlato molto del documento, soprattutto sui social dove è stato pubblicato da Suhail al-Ghazi, un giornalista investigativo affidabile. C’è chi dice che sia contraffatto e chi, al contrario, grida allo scandalo perché la Siria cui Caravelli avrebbe dato il sostegno, si presume a nome del governo italiano, era un regime sottoposto a sanzioni da Stati Uniti e Unione Europea. Oltretutto, appena quattro giorni prima, il Collegio francescano Terra Sancta di Aleppo era stato colpito da un raid russo, dunque quel riferimento all’«appoggio russo che non sarebbe stato dimenticato», suona a dir poco inopportuno.

Quella telefonata c’è stata. Fonti qualificate dell’intelligence italiana l’hanno confermato a Repubblica, dando però alla chiamata tutt’altra connotazione. «Il colloquio è stato richiesto allo scopo di acquisire direttamente dal direttore dell’intelligence siriana informazioni aggiornate ed elementi di valutazione sulla crisi in atto», riferiscono le fonti. «Non è stato proposto né assicurato supporto di alcun tipo al regime di Assad. È stato chiesto a Luqa come mai non riuscivano ad arrestare l’avanzata verso Homs e come mai i russi non intervenivano».


Erano i giorni dell’avanzata trionfale dei miliziani di Hayat Tahrir al Sham (Hts) verso Damasco. Alla guida di un movimento composto da decine di formazioni e sigle, l’Hts di al Jolani sorprendentemente non stava incontrando alcun ostacolo: i soldati dell’esercito di Assad si toglievano le divise e si mescolavano tra i civili, ritirandosi verso la capitale. Il contesto era questo.
Ora, che la nostra intelligence provi a mantenere canali informali aperti con gli 007 di tutti gli Stati esteri, compresi i più liberticidi, non è strano né scandaloso: fa parte anzi della ragion d’essere dei servizi segreti e dei compiti che l’ordinamento italiano gli assegna. A maggior ragione in Siria, dove in passato sono stati rapiti dei connazionali e dove ancora non si sa con certezza quale fine abbia fatto padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita scomparso a Raqqa nel 2013.
Il sito Insideover mesi fa ha dato conto di un viaggio di Caravelli a Damasco per incontrare Luqa e forse anche lo stesso Assad, notizia mai smentita. Obiettivo della visita era preparare il terreno per il riavvicinamento diplomatico col governo siriano, culminato ad agosto con la riapertura dell’ambasciata italiana a Damasco dopo dieci anni di sospensione dei rapporti. L’Italia è stato il primo paese Ue a compiere questo passo dopo la guerra civile. «La Siria da tempo sembra essere stata relegata ai margini dell’agenda internazionale e questo sarebbe un errore strategico», dichiarava allora il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «In Siria ha origine la più grande crisi di profughi del mondo, ho richiesto una maggiore attenzione dell’Unione».
Neanche cinque mesi prima che il cinquantennale regime siriano si sgretolasse, l’Italia aveva preso misure che andavano verso la normalizzazione dei rapporti col dittatore Bashar al Assad. Se, dunque, il generale Caravelli nella telefonata con Luqa ha davvero garantito il sostegno concreto dell’Italia al regime morente non può che averlo fatto su precisa indicazione del governo Meloni. Dalla Farnesina non commentano.

Come detto, però, fonti qualificate della nostra intelligence smentiscono che il capo dell’Aise si sia spinto a tanto nella telefonata con Luqa. In quel momento, l’ufficiale siriano aveva probabilmente esigenza di rassicurare il raìs sulla tenuta del regime e su una mano dall’esterno. La storia ha dimostrato che né la Russia, né l’Iran, si sono mossi.

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