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Mani turche sui file delle spie di Assad, Erdogan: “In Siria inizia una nuova era”

(reuters)

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I segreti del regime fanno gola al mondo. Ankara, sponsor di Hts, è già presente sul posto
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Damasco — La storia della Siria degli ultimi 40 anni è scritta in migliaia di cartelle, fascicoli, file e hard disk. Ci sono le informazioni sui detenuti, sugli scomparsi, sui luoghi di sepoltura, le informative dell’intelligence sui rapporti tra il regime e altri Paesi. La caduta di Damasco è stata così rapida che le forze di sicurezza siriane non hanno avuto il tempo di distruggere o a far sparire molti di questi archivi, finiti agli insorti guidati da Hts.

Adesso le intelligence di mezzo mondo vorrebbero mettere le mani sui segreti di Assad, ma nella corsa la Turchia è un passo avanti. Il sito specializzato Intelligence Online rivela che mentre i governi stranieri hanno dato mandato alle loro agenzie di recuperare le informazioni, «il controllo da parte di Hts degli archivi dell’intelligence siriana garantisce ad Ankara la prima scelta del bottino». I servizi segreti turchi (Mit) hanno «già del personale sul posto e hanno segnalato che Ankara sarà il punto di contatto per ri…

Damasco — La storia della Siria degli ultimi 40 anni è scritta in migliaia di cartelle, fascicoli, file e hard disk. Ci sono le informazioni sui detenuti, sugli scomparsi, sui luoghi di sepoltura, le informative dell’intelligence sui rapporti tra il regime e altri Paesi. La caduta di Damasco è stata così rapida che le forze di sicurezza siriane non hanno avuto il tempo di distruggere o a far sparire molti di questi archivi, finiti agli insorti guidati da Hts.

Adesso le intelligence di mezzo mondo vorrebbero mettere le mani sui segreti di Assad, ma nella corsa la Turchia è un passo avanti. Il sito specializzato Intelligence Online rivela che mentre i governi stranieri hanno dato mandato alle loro agenzie di recuperare le informazioni, «il controllo da parte di Hts degli archivi dell’intelligence siriana garantisce ad Ankara la prima scelta del bottino». I servizi segreti turchi (Mit) hanno «già del personale sul posto e hanno segnalato che Ankara sarà il punto di contatto per richiedere l’accesso ai documenti».

La Turchia è stata per 13 anni il principale sponsor dei ribelli confinati nell’enclave di Idlib, ha accolto oltre tre milioni di siriani in fuga, e ha appoggiato l’offensiva partita ai primi dicembre dal nordovest. I sistemi di guerra elettronica turchi, «Aselsan, Milkar 4A2 e Ilgar, sono stati impiegati per interrompere le reti di comunicazione militare del regime di Assad durante le operazioni condotte dalle forze di opposizione siriane».

Nelle settimane precedenti Erdogan aveva intensificato la pressione diplomatica su Damasco chiedendo ad Assad di avviare un negoziato con le opposizioni e ricevendo ripetuti rifiuti.

Il Raìs non si aspettava la liquefazione così veloce del regime, ma certo non ha sofferto per la presa di Damasco, su cui da tempo nutriva ambizioni geopolitiche. Il primo alto esponente di uno stato straniero ad arrivare nella capitale siriana liberata è stato proprio il capo del Mit, ?brahim Kalin, insieme al ministro degli esteri turco Fidan. «In Siria è iniziata una nuova era», ha detto ieri il presidente turco. «Il nostro obiettivo è rimettere in piedi il Paese e ci aspettiamo che tutti coloro che sanno che la stabilità della Siria significa la stabilità della regione contribuiranno a questo processo». A Damasco la presenza turca è sempre più visibile, l’ambasciata è stata riaperta, da Ankara sono arrivate le squadre della protezione civile per dare una mano, ong e consulenti. Anche tra le forze di sicurezza dei ribelli che presidiano il palazzo del governo ci sono combattenti turchi.

Il messaggio del presidente è stato subito ricambiato da Jolani: La Turchia e la Siria avranno relazioni «sia strategiche che commerciali, la caduta del regime rappresenta una vittoria non solo per il popolo siriano, ma anche per il popolo turco».

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