BERLINO - La tragedia di Magdeburgo si sta trasformando in una Caporetto degli apparati di sicurezza tedeschi. Ieri la ministra dell’Interno Nancy Faeser ha balbettato che ci saranno «ulteriori indagini» per capire che fine hanno fatto le numerose segnalazioni arrivate in oltre dieci anni su Taleb Al Abdulmohsen. Perché dai dettagli emersi ieri, è chiaro che l’attentatore saudita aveva cominciato a minacciare atti violenti e stragi sin dal 2013. E su questioni che nulla avevano a che fare con il suo fanatismo anti islamico.
Gli episodi fanno pensare al contrario che a un certo punto Al Abdulmohsen abbia canalizzato sulla questione dell’Islam un odio e un risentimento che covava a prescindere. Il terrorista che simpatizzava con le estreme destre fantasticava apertamente sin dal 2013 con l’idea di organizzare un attentato simile a quello avvenuto nello stesso anno alla maratona di Boston, dove due bombe avevano provocato tre morti e oltre 250 feriti.
BERLINO - La tragedia di Magdeburgo si sta trasformando in una Caporetto degli apparati di sicurezza tedeschi. Ieri la ministra dell’Interno Nancy Faeser ha balbettato che ci saranno «ulteriori indagini» per capire che fine hanno fatto le numerose segnalazioni arrivate in oltre dieci anni su Taleb Al Abdulmohsen. Perché dai dettagli emersi ieri, è chiaro che l’attentatore saudita aveva cominciato a minacciare atti violenti e stragi sin dal 2013. E su questioni che nulla avevano a che fare con il suo fanatismo anti islamico.
Gli episodi fanno pensare al contrario che a un certo punto Al Abdulmohsen abbia canalizzato sulla questione dell’Islam un odio e un risentimento che covava a prescindere. Il terrorista che simpatizzava con le estreme destre fantasticava apertamente sin dal 2013 con l’idea di organizzare un attentato simile a quello avvenuto nello stesso anno alla maratona di Boston, dove due bombe avevano provocato tre morti e oltre 250 feriti.
Undici anni fa, durante la specializzazione in psichiatria, Al Abdulmohsen abitava sull’isola del Mar Baltico Stralsund. Infuriato per il giudizio su alcuni esami, il saudita aveva telefonato all’Associazione dei medici minacciando apertamente azioni «che avranno una risonanza internazionale», facendo esplicitamente riferimento alle bombe di Boston. La polizia aveva reagito, allora, perquisendo l’appartamento del medico. Ma aveva concluso che non ci fossero «reali» indizi su un possibile attacco. Il tribunale di Rostock lo aveva condannato a una multa irrisoria per «disturbo della quiete pubblica».
L’anno successivo, però, Al Abdulmohsen si era fatto di nuovo notare. Nel 2014 si era rivolto alle autorità locali chiedendo soldi, e minacciando di nuovo di «commettere un gesto di cui ci si ricorderà a lungo». In quell’occasione, il medico saudita aveva anche detto che si sarebbe suicidato, se le sue richieste non fossero state esaudite. Di nuovo, la polizia lo aveva interrogato senza trarne conseguenze.
E lui, nello stesso autunno, aveva insultato a più riprese i giudici di Rostock che lo avevano condannato alla mini multa. Aveva persino chiamato la cancelleria federale definendo i togati «razzisti». E in quella telefonata aveva annunciato che si sarebbe procurato una pistola. Eppure, il ministero dell’Interno del Meclemburgo-Pomerania non lo aveva ritenuto un soggetto pericoloso. E questi episodi, insieme ad altre denunce, ad esempio quella della polizia berlinese per averli tempestati di falsi allarmi, non avevano mai messo in discussione il suo status di rifugiato.
Ieri tra le autorità per la sicurezza è cominciato un imbarazzante scaricabarile ma si è registrato anche qualche raro mea culpa. Il capo del sindacato della polizia Gdp, Jochen Kopelke, ha criticato il mancato scambio di informazioni tra le varie istanze preposte: «Ci parliamo troppo poco, tra varie autorità».
E Kopelke ha anche criticato un punto chiave dell’impossibilità di condurre alcune indagini fino in fondo: «La protezione dati ci impedisce di far circolare più informazioni. Ed è il problema chiave dell’architettura della sicurezza federale». Ne sanno qualcosa gli inquirenti che si occupano della criminalità organizzata, per citare un esempio famoso di cui si discute da anni tra gli esperti di mafie.
Intanto la polizia ha arrestato ieri tre persone che stavano festeggiando l’attentato a pochi metri dal mercatino di Natale, poco dopo l’impatto di venerdì che è costato la vita a cinque persone tra cui un bimbo di nove anni.
Ma uno dei dirigenti dell’Associazione dei Comuni tedesca, Gerd Landsberg, ha cercato di mitigare i fantasmi della paura. «I mercatini di Natale non devono diventare delle fortezze», ha dichiarato. Inutile insomma blindarli ancora di più per scongiurare attacchi che sono difficili da prevenire. A Magdeburgo, per esempio, la piazza del mercato era circondata da enormi blocchi di cemento. Come tanti mercatini tedeschi, dopo la strage di Berlino del 2016. Ma Al Abdulmohsen ha sfruttato le vie di emergenza per infilarsi a tutta velocità tra le bancarelle e compiere il suo massacro dell’avvento. E sembra difficile pensare di chiudere anche quelle.