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Scatta il bando dell’Unrwa da parte di Israele. Ma l’agenzia: “Restiamo aperti, non ci fermeremo”

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Da oggi entra in vigore lo stop all’agenzia dell’Onu che gestisce gli aiuti ai rifugiati palestinesi. L’accusa per l’organizzazione è quella di collusione con Hamas
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Dopo 76 anni Israele chiude tutti i rapporti con Unrwa, la più antica agenzia delle Nazioni Unite, nata con lo scopo di aiutare i profughi palestinesi. Da questa mattina entrano in vigore le due leggi approvate tre mesi fa dalla Knesset che ne proibiscono l’attività nel territorio dello Stato ebraico, Gerusalemme compresa. Inizialmente il divieto si estendeva anche alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, ma l’Alta corte di giustizia israeliana, sebbene abbia respinto il ricorso presentato dalle organizzazioni umanitarie per bloccare quelle leggi, ne ha limitato la portata. Detto ciò, le notizie certe finiscono qui.

Il governo di Netanyahu, infatti, non ha fornito indicazioni su come intenda far rispettare il bando, né quali implicazioni ci saranno per le banche che ricevono i fondi per l’agenzia. Non è chiaro cosa accadrà alle tante strutture Unrwa, lo si capirà nei prossimi giorni. «Noi rimaniamo aperti come sempre», afferma a Repubblica Juliette Touma, la portavoce di Unrwa.…

Dopo 76 anni Israele chiude tutti i rapporti con Unrwa, la più antica agenzia delle Nazioni Unite, nata con lo scopo di aiutare i profughi palestinesi. Da questa mattina entrano in vigore le due leggi approvate tre mesi fa dalla Knesset che ne proibiscono l’attività nel territorio dello Stato ebraico, Gerusalemme compresa. Inizialmente il divieto si estendeva anche alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, ma l’Alta corte di giustizia israeliana, sebbene abbia respinto il ricorso presentato dalle organizzazioni umanitarie per bloccare quelle leggi, ne ha limitato la portata. Detto ciò, le notizie certe finiscono qui.

Il governo di Netanyahu, infatti, non ha fornito indicazioni su come intenda far rispettare il bando, né quali implicazioni ci saranno per le banche che ricevono i fondi per l’agenzia. Non è chiaro cosa accadrà alle tante strutture Unrwa, lo si capirà nei prossimi giorni. «Noi rimaniamo aperti come sempre», afferma a Repubblica Juliette Touma, la portavoce di Unrwa. «Non ci hanno dato istruzioni. A Gerusalemme Est ci sono 1.100 ragazzi e ragazze palestinesi che hanno diritto di studiare. E tra le 70 mila e le 80 mila persone che si servono delle nostre cliniche. Abbiamo dipendenti che oggi andranno regolarmente al lavoro, non abbiamo intenzione di chiudere».

Il clima è questo, sa di sfida e non è affatto buono. Nelle ore che hanno preceduto l’entrata in vigore del divieto, il portavoce del governo israeliano David Mencer ha convocato una conferenza stampa per dire che «Unrwa equivale a Hamas, impiega oltre 1.200 membri di Hamas tra cui dei terroristi che hanno compiuto il 7 ottobre». Ha aggiunto: «Abbiamo reso pubbliche prove inconfutabili, l’agenzia delle Nazioni Unite sostiene direttamente il terrore». In più, alle 11 di questa mattina il vicesindaco di Gerusalemme ha organizzato una sorta di festa davanti alla sede Unrwa.

Tra Gaza, Cisgiordania, Libano, Giordania e Siria l’agenzia copre 5,9 milioni di rifugiati, che sono i discendenti dei primi palestinesi che dovettero lasciare casa dopo la fondazione dello Stato ebraico e la guerra arabo-israeliana del 1948. Offre servizi sanitari a 1,9 milioni di persone e nei suoi istituti scolastici studiano 543 mila alunni. Ha una rete logistica molto vasta su cui girano anche gli aiuti umanitari per Gaza, il personale conta 30 mila dipendenti: per la maggior parte sono palestinesi profughi. Smantellarla significherebbe, tra le altre cose, provocare un infarto alla rete di distribuzione di cibo e acqua.

Israele accusa Unrwa di collusione con Hamas, spesso ne ha contestato i programmi didattici e i numeri sulle attività operative, e in sostanza ritiene che alimenti la falsa speranza di un ritorno dei rifugiati nel territorio israeliano. «È facilmente sostituibile con altri organismi meno compromessi», vanno ripetendo i funzionari di Netanyahu per arginare le critiche. Le leggi che la mettono al bando trovano il favore dell’amministrazione Trump («Appoggiamo l’idea di tagliare i legami con Unrwa», dichiara la vice ambasciatrice americana all’Onu Dorothy Shea) e la totale disapprovazione del segretario delle Nazioni Unite António Guterres, di diversi governi tra cui quelli di Gran Bretagna, Spagna e Russia, e delle ong che si occupano di diritti umani e assistenza.

In Cisgiordania e a Gaza l’agenzia può operare ma solo attraverso il coordinamento dell’esercito israeliano, che a questo punto non è più scontato, perciò Philippe Lazzarini, il Commissario generale Unrwa, mette in guardia sulla possibile riduzione della risposta umanitaria internazionale nella Striscia «nel momento in cui ce n’è maggiore bisogno». Una traccia di quel che può accadere la dà il fatto che Israele non pare intenzionato a far entrare a Gaza nuovi operatori per dare il cambio a chi lavora lì da settimane.

«Continuano ad accusarci di nascondere miliziani di Hamas», ribatte Juliette Touma. «Ci siamo sottoposti a indagini interne ed esterne condotte da soggetti terzi: non hanno evidenziato niente di comprovato. Nonostante ciò per precauzione abbiamo licenziato 19 dipendenti. Diciannove su 30 mila».

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