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Gaza, feriti autorizzati a uscire dalla Striscia da domani. Nella lista ci sono anche 50 combattenti

Gaza, feriti autorizzati a uscire dalla Striscia da domani. Nella lista ci sono anche 50 combattenti
(reuters)

Il valico di Rafah fra ventiquattro ore sarà aperto anche in uscita. A regime, dovrebbero attraversarlo almeno 200 feriti al giorno, più eventuali accompagnatori. Secondo fonti egiziane domani saranno solo 50, per Hamas usciranno anche 50 ex combattenti. Schierata la missione Eubam

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Dopo otto mesi di blocco assoluto, torna a esserci una via d’uscita dalla Striscia di Gaza. Dopo la quarta consegna degli ostaggi e la liberazione dei detenuti palestinesi, domani pomeriggio dal valico di Rafah inizierà il lento esodo dei feriti che hanno necessità di essere urgentemente evacuati.

Chi, quando e quanti è ancora oggetto di trattative. Secondo quanto stabilito dall’accordo per il cessate il fuoco dovrebbero essere 200 al giorno, più un gruppo di cinquanta combattenti e i loro accompagnatori. Una lista – dicono indiscrezioni – già circola nella Striscia sia per il cosiddetto “personale militare”, sia per i civili, tuttavia almeno domani i numeri dovrebbero essere più ridotti.

Fonti del Cairo fanno sapere che a attraversare il valico saranno solo cinquanta persone di categoria speciale: palestinesi feriti con doppia nazionalità, egiziana o di altri Paesi. Diversa la versione di Hamas, che attraverso “fonti qualificate” fa sapere che dovrebbero uscire anche cinquanta ex combattenti.

Condizionale d’obbligo. Nella Striscia appesa a un cessate il fuoco fragile, tutto può cambiare in un momento. Di certo si sa che i feriti saranno trasferiti dagli ospedali al valico da personale dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) per poi essere ricoverati esclusivamente negli ospedali del Sinai. Solo nei prossimi giorni dovrebbero iniziare a uscire i feriti che, dopo un periodo di stabilizzazione, saranno curati fuori dall’Egitto, inclusi i 21 bambini affetti da patologie oncologiche attesi in Italia.

A vigilare sul valico, da questa mattina è schierato il contingente europeo della missione Eubam, con 18 militari, fra cui otto carabinieri, messi a disposizione da Italia, Spagna e Francia. “L'Europa è qui per aiutare: la missione civile di frontiera dell'Ue si dispiega oggi al valico di Rafah su richiesta dei palestinesi e degli israeliani – ha detto la rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas - Sosterrà il personale di frontiera palestinese e consentirà il trasferimento di individui fuori da Gaza, compresi coloro che necessitano di cure mediche".

Da sciogliere rimane il nodo dell’eventuale rientro. Israele ha comunicato che chiunque esca dalla Striscia non sarà più autorizzato a tornare indietro. Un’ipotesi che non piace per nulla all’Egitto di Al Sisi, che ha già chiaramente manifestato la propria indisponibilità a ospitare un nuovo esodo palestinese.

L’ipotesi era stata messa sul piatto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nei giorni scorsi ha sollevato un vespaio dicendo: “Gaza ormai è un cantiere di demolizione, va ripulito. Vorrei che l’Egitto e la Giordania accogliessero di più, un milione, un milione e mezzo di palestinesi”.

Un incubo per i palestinesi della Striscia, che dall’inizio delle ostilità a Gaza temono un nuovo esodo forzato. A centinaia questa mattina si sono radunati davanti al lato egiziano del valico per protestare contro la controversa proposta di Trump, ribadita anche ieri dallo Studio ovale. Bandiere palestinesi in mano e cartelli che ritraggono Al Sisi, con su scritto “Ti sosteniamo”, a centinaia hanno chiesto che venga garantito che l’uscita da Rafah non sia un addio definitivo a Gaza. Al momento però nessuno sembra in grado di farlo.

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