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Romania, il presidente Iohannis si dimette: tra ombre russe e estrema destra, cosa rischia Bucarest

Romania, il presidente Iohannis si dimette: tra ombre russe e estrema destra, cosa rischia Bucarest

Il leader europeista era a rischio impeachment: il suo mandato a dicembre era stato prorogato dopo l’annullamento delle elezioni da parte della Corte per le ingerenze di Mosca. Ma i sovranisti filo-Putin sono primi nei sondaggi verso il voto di maggio. Intanto scontri in piazza

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Tra le ombre russe e le avanzate delle forze di estrema destra, continua ad aggravarsi la crisi politica della Romania, Paese della Nato e dell’Ue cruciale nella coalizione filo-Ucraina. Il capo dello Stato Klaus Iohannis, un europeista al potere da dieci anni, ha rassegnato le dimissioni a meno di tre mesi dalle elezioni presidenziali del 4 maggio – con l'eventuale ballottaggio previsto due settimane dopo – e alla vigilia di un voto parlamentare che rischiava di portare al suo impeachment.

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L'annullamento delle elezioni di dicembre in Romania

La crisi ha avuto un’accelerazione il 6 dicembre, quando con una decisione controversa la Corte costituzionale ha annullato le presidenziali pochi giorni prima del ballottaggio, dopo che al primo turno aveva trionfato a sorpresa con il 23% uno sconosciutissimo candidato populista filorusso, Calin Georgescu. La Corte ha giustificato la scelta – un unicum in Europa – con i sospetti di interferenza russa tramite canali come TikTok, il rischio per la sicurezza nazionale e la violazione delle regole sul finanziamento. Da allora Iohannis era rimasto, tra le critiche, al potere. Fino a oggi, quando ha annunciato le dimissioni “per risparmiare alla Romania” una crisi istituzionale: “Non ho mai violato la Costituzione. Nessuno dei nostri partner capirebbe perché la Romania sta licenziando il suo presidente quando il processo di elezione di un nuovo presidente è già iniziato", ha detto. Fosse stata approvata la mozione per la sua sospensione, si sarebbe andati a un referendum che, sostiene Iohannis, avrebbe spaccato il Paese. Dopo l'annuncio sono scoppiati scontri tra i sostenitori di Georgescu e la polizia davanti al palazzo del governo nella capitale Bucarest. E adesso, da mercoledì, prenderà il suo posto ad interim il presidente del Senato Ilie Bolojan.

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La mozione è stata presentata con le firme di partiti di estrema destra come Alleanza per l’unità dei romeni (Aur), S.O.S. e Partito dei giovani (Pot), ma anche con quelle di membri della formazione liberale europeista di Unione per la salvezza della Romania (Usr), la cui leader Elena Lasconi era arrivata seconda al primo turno delle presidenziali e non ha affatto condiviso la decisione di annullare le elezioni.

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Chi è Klaus Iohannis e perché si è dimesso

Iohannis – ex professore di fisica, 65 anni, appartenente alla minoranza sassone della Transilvania – temeva dunque che domani la sua sospensione sarebbe stata approvata dal Parlamento? “Sì, le pressioni politiche erano sempre più forti e aumentavano le voci di esponenti degli stessi partiti di governo che dicevano di capire le ragioni della mozione, dai socialdemocratici del premier Marcel Ciolacu ai popolari del Partito nazionale liberale (Pnl) cui appartiene Iohannis, fino alla formazione della minoranza ungherese”, ci spiega l’ex europarlamentare romeno del Ppe Cristian Preda, ora politologo all’Università di Bucarest: “La Corte costituzionale, dopo aver annullato le elezioni, ha stabilito che Iohannis sarebbe rimasto presidente fino all’insediamento del successore. Ma è stata una decisione problematica, visto che un capo dello Stato può restare in carica al massimo per due mandati. In pratica per molti eravamo di fronte a un terzo mandato. Persino Crin Antonescu, indicato dalla Grande coalizione formata da socialdemocratici, popolari e ungheresi come candidato per le prossime presidenziali, si era detto favorevole a un passo indietro di Iohannis”.

L’alleato di Meloni

Il capo dello Stato, sceso a livelli record di impopolarità, era dunque ormai un peso per la maggioranza. Troppi anni al potere, troppo divisiva la scelta di aiutare la nascita della Grande coalizione nel 2021. “È una vittoria per il popolo”, esulta Georgescu, che chiede sempre lo svolgimento del secondo turno annullato a dicembre.

“Finalmente se ne è andato l’usurpatore”, dice il suo alleato George Simion, leader dell’estrema destra Aur - il cui punto di riferimento principale in Europa è la premier italiana Giorgia Meloni, la quale li ha fatti entrare a Strasburgo nel gruppo Ecr nonostante siano filorussi.

E anche la liberale Lasconi festeggia su Facebook: “Ma è troppo tardi perché sia considerato onorevole. E non ci porta nemmeno le risposte alle domande che ci poniamo da due mesi. Perché hanno annullato le elezioni? Come ci proteggiamo dai giochi russi e dalla manipolazione? Possiamo garantire la sicurezza delle prossime elezioni?”.

Le presidenziali del 4 maggio in Romania

E ora? Rimosso l’ostacolo Iohannis, la campagna elettorale per le presidenziali del 4 maggio potrà concentrarsi, si spera, sui problemi concreti dei romeni e del loro Paese. Secondo i sondaggi, il popolare Antonescu e il liberale Nicusor Dan si contendono il secondo posto con percentuali vicine al 20-25 per cento. Ma in testa ci sarebbe ancora Georgescu, che passerebbe addirittura al 37-38 per cento rispetto al 23% del famoso primo turno poi cancellato. “Ma Georgescu potrebbe essere eliminato dalla Corte costituzionale, che a novembre ha fatto fuori per le sue posizioni estremistiche e anticostituzionali una candidata altrettanto impresentabile – dice Preda – ovvero Diana Sosoaca, una eurodeputata filorussa, novax e anti-Ue che a Strasburgo non è stata accolta da nessun gruppo (è nota per aver indossato una museruola in aula per l’insediamento di Ursula von der Leyen, ndr). A novembre Georgescu era sconosciuto e per la Corte non rappresentava un problema, ma ora sarà diverso. Vedremo che cosa succederà”.

I candidati dell’estrema destra

L’esclusione di Georgescu sarebbe una nuova decisione controversa della Corte, tanto più che, stando ai sondaggi, l’inquietante e bizzarro filorusso che sostiene la divisione dell’Ucraina tra i suoi vicini e non crede nello sbarco sulla Luna è ancora popolarissimo. Se non potesse presentarsi, a chi andrebbero i suoi voti? “All’alleato di Meloni, Simion – risponde Preda – Oppure all’ex premier Victor Ponta, un socialdemocratico che, come il leader slovacco Robert Fico, è diventato un sovranista filorusso e si vanta di essere andato a giocare a golf pochi mesi fa con Donald Trump a Mar-a-Lago”. E per chi voterà Putin? “Ho fatto l’osservatore dell’Ue in diverse elezioni, e posso dire che il Cremlino non sostiene mai solo un candidato. Ma prima aspettiamo di vedere, a metà marzo, chi effettivamente si candiderà e chi sarà ammesso dalla Corte”.

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