BERLINO – È il giorno più buio per la socialdemocrazia tedesca. Un giorno da dimenticare per la sinistra europea. Il partito del cancelliere uscente Olaf Scholz si è fermato al 16,5%. Quasi dieci punti in meno del 2021. È stato doppiato dai rivali cristiano-democratici. Ha raccolto la sconfitta più cocente di sempre, dal 1949. E ciononostante, il paradosso vuole che finirà a governare. Olaf Scholz è stato un brillante ministro delle Finanze ma un pessimo cancelliere. La sua carriera politica è finita questa sera.
«Mi assumo la responsabilità di questa sconfitta amara», ha detto Scholz prendendo il microfono di fronte a una platea silenziosa e scoraggiata, «è il momento in cui dobbiamo riconoscere che abbiamo perso le elezioni», ha aggiunto sottolineando «è un voto peggiore di quello di cinque anni fa e sono io responsabile anche di questo». Poteva dimettersi ma non lo ha fatto.
Gli elettori hanno punito Olaf Scholz per la sua arroganza. Caduto il governo a novembre e annuncia…
BERLINO – È il giorno più buio per la socialdemocrazia tedesca. Un giorno da dimenticare per la sinistra europea. Il partito del cancelliere uscente Olaf Scholz si è fermato al 16,5%. Quasi dieci punti in meno del 2021. È stato doppiato dai rivali cristiano-democratici. Ha raccolto la sconfitta più cocente di sempre, dal 1949. E ciononostante, il paradosso vuole che finirà a governare. Olaf Scholz è stato un brillante ministro delle Finanze ma un pessimo cancelliere. La sua carriera politica è finita questa sera.
«Mi assumo la responsabilità di questa sconfitta amara», ha detto Scholz prendendo il microfono di fronte a una platea silenziosa e scoraggiata, «è il momento in cui dobbiamo riconoscere che abbiamo perso le elezioni», ha aggiunto sottolineando «è un voto peggiore di quello di cinque anni fa e sono io responsabile anche di questo». Poteva dimettersi ma non lo ha fatto.
Gli elettori hanno punito Olaf Scholz per la sua arroganza. Caduto il governo a novembre e annunciate le elezioni anticipate, è il pensiero che si raccoglie anche a denti stretti tra gli invitati alla Willy-Brandt-Haus, avrebbe dovuto farsi da parte. Due cesure della campagna avrebbero potuto aiutare un candidato diverso da lui e ribaltare il risultato: il voto “osceno” in Parlamento di Cdu insieme a Afd, un inedito assoluto che ha fatto scendere centinaia di migliaia di antifascisti in piazza. E l’attacco all’Europa di Donald Trump.
I cittadini hanno voltato le spalle all’ex sindaco di Amburgo dai modi alla mano: ritengono che il suo governo non sia riuscito a contrastare l’inflazione e la stagnazione economica. L’aumento dei costi energetici, esacerbato dalla fine delle forniture di gas russo e da politiche verdi percepite come eccessivamente ambiziose, preoccupa la popolazione. La destra, aiutata anche da una scia di attentati per mano di richiedenti asilo, è riuscita a imporre l’agenda della sicurezza e dei migranti, anche se i numeri dimostrano che questo governo ha raddoppiato i respingimenti.
Rischia così Olaf Scholz di passare alla storia come il cancelliere che ha consegnato il Paese alle destre. «C’è un vento globale di destra», scuote la testa Fiona, ventenne attivista nell’ambiente della socialdemocrazia, mentre osserva naso all’insù nella Willi-Brandt-Haus - sede del partito a Berlino - la colonnina rossa fermarsi al 16,5%. «e invece di rimanere fedeli alle politiche di sinistra, l’Spd si è messa a inseguire la destra sui temi dell’immigrazione. Scholz ha tradito la sinistra». «È un risultato che per quanto fosse atteso è una cesura», si lamenta Alexander, un altro giovane dell’Spd, «è specchio dei tempi che corrono».
Olaf Scholz ha chiarito di non voler partecipare ai colloqui di coalizione con la Cdu/Csu in prima persona: «Non sarò il capo negoziatore della Spd». Secondo fonti interne alla formazione, nei prossimi giorni l’incarico di condurre le consultazione potrebbe passare al popolare ministro della difesa Boris Pistorius, attuale ministro della Difesa, che in questo modo si accrediterebbe da subito come papabile ministro degli Esteri. Il fatto che Pistorius sia una delle poche figure di spicco ad aver preso la parola ieri sera sembra confermarlo: «Non decido io, sarà il partito a stabilire con quale squadra andremo avanti nei prossimi mesi e anni. Quello di stasera è un risultato catastrofico, non c’è nulla da addolcire», ha commentato lo stesso Pistorius.
La tempistica prevede che martedì si riunisca la frazione parlamentare e mercoledì si voti la nuova leadership indicando il negoziatore. Bisogna vedere cosa succederà all’attuale cupola: il capo della frazione Rolf Mützenich e i leader Saskia Esken e Lars Klingbeil. È possibile che non si salvino anche se Klingbeil aveva filtrato alla stampa il suo presunto tentativo di convincere Scholz a fare un passo indietro, sperando così di avere un ruolo in futuro. Oggi era il suo compleanno e stando alla Frankfuhrter Allgemeine Zeitung, Friedrich Merz lo avrebbe chiamato per fargli gli auguri, in una sorta di primo contatto informale per una Grossekoalition.