Storico appello di Ocalan alla dissoluzione del Pkk: “Deponiamo le armi, ora linguaggio di pace”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoTEL AVIV – Per 40 anni la Turchia e i curdi del Pkk, il partito dei lavoratori, si sono fatti la guerra, un conflitto che ha lasciato sul campo oltre 40mila morti, migliaia di prigionieri politici, repressione e lutti. Ora il leader del Pkk, Abdullah Ocalan apre a una svolta che potrebbe fare la Storia chiedendo ai suoi militanti di deporre le armi e facendo un passo in più: auspicando lo scioglimento stesso del partito. "Il Pkk ha esaurito il proprio ciclo, invito tutti i gruppi armati a convocare un congresso e sancire lo scioglimento dell'organizzazione", ha scritto il leader in un messaggio datato 25 febbraio e letto da alcuni rappresnetanti del Dem, il partito curdo che è la terza formazione politica nel Parlamento turco e che da ottobre hanno incontrato più volte Ocalan sull'isola-penitenziario di Imrali, dove è rinchiuso dal 1999.
TEL AVIV – Per 40 anni la Turchia e i curdi del Pkk, il partito dei lavoratori, si sono fatti la guerra, un conflitto che ha lasciato sul campo oltre 40mila morti, migliaia di prigionieri politici, repressione e lutti. Ora il leader del Pkk, Abdullah Ocalan apre a una svolta che potrebbe fare la Storia chiedendo ai suoi militanti di deporre le armi e facendo un passo in più: auspicando lo scioglimento stesso del partito. "Il Pkk ha esaurito il proprio ciclo, invito tutti i gruppi armati a convocare un congresso e sancire lo scioglimento dell'organizzazione", ha scritto il leader in un messaggio datato 25 febbraio e letto da alcuni rappresnetanti del Dem, il partito curdo che è la terza formazione politica nel Parlamento turco e che da ottobre hanno incontrato più volte Ocalan sull'isola-penitenziario di Imrali, dove è rinchiuso dal 1999.
Ad aprire al negoziato era stato quattro mesi fa l’alleato di Erdogan Bahceli, capo del partito nazionalista, e le trattative sono andate avanti coinvolgendo anche i curdi iracheni e siriani. Barzani, il leader della regione autonoma irachena, è un tassello importante, perché il Pkk ha ancora le proprie basi, depositi di armi e rifugi nel nord del Paese, che spesso è stato colpito dall'esercito turco. “Sosteniamo pienamente il processo di pace”, ha scritto su X.
Cosa è disposto a offrire Erdogan in cambio della resa? I termini dell’accordo non sono noti. Si sa però che i curdi chiedono allo Stato turco il riconoscimento dei propri diritti e della propria cultura e una qualche forma di autonomia amministrativa. Il primo passo sarebbe la liberazione dei prigionieri politici, centinaia di sindaci, attivisti, amministratori locali fatti arrestare dalle autorità turche spesso per essere rimpiazzati con uomini fedeli ad Ankara, anche negli ultimi mesi. Tra loro c’è il leader del Partito Dem Selahattin Demirtas, condannato a 42 anni di prigione con una sentenza contestata dalla corte di giustizia europea.
Erdogan si era affacciato sulla scena politica proprio promettendo la pace con i curdi. Il fallimento del dialogo aperto nel 2013, tuttavia, diede vita a una lunga stagione di repressione che è servita al Raìs per rafforzare l’alleanza con gli ultranazionalisti e la presa sul potere. Ora però il presidente turco ha un problema: non potrà ricandidarsi dopo il 2028, ha bisogno di elezioni anticipate o di una nuova Costituzione. In entrambi i casi, non ha i voti in Parlamento per farlo, il sostegno dei curdi sarebbe determinante.
Sul piano regionale, Ankara spera che un accordo con Ocalan porti all’esilio dei membri del Pkk operativi in Siria e faciliti anche l’integrazione dei curdi siriani nel nascente esercito nazionale guidato dal protégé turco, Ahmed al Sharaa. Ocalan tuttavia non ha menzionato la Siria. E Le Sdf, le forze siriane arabo-curde che controllano il nord est del Paese, continuano a rifiutare l’ipotesi di sciogliersi nell’esercito guidato dai jihadisti di Hts. Il comandante delle Sdf Mazlum Abdi ha subito chiarito che l’appello di Ocalan “è solo per il Pkk, non è legato a noi in Siria”.
In Turchia, le prime reazioni sono caute. "Staremo a vedere", ha commentato Efkan Ala, del partito del presidente, l’Akp. "Voglio proprio vedere se i terroristi ascolteranno l'appello del proprio capo. E' difficile prevedere cosa succederà ora, dobbiamo continuare a stare concentrati e stare a vedere”.
Sul fronte opposto, tra le opposizioni e gli stessi curdi, molti non credono alla buona fede di Erdogan e alla sua reale volontà di dar vita a riforme democratiche. Nelle ultime settimane, in Turchia è iniziata una nuova ondata repressiva, con altri arresti di amministratori curdi, esponenti del Chp, attori, artisti. L’incognita poi riguarda anche l’effettiva capacità di presa di Ocalan sui suoi stessi militanti. Dopo 30 anni in isolamento molti si chiedono quanto il leader curdo possa davvero ancora influire sui comandi del Pkk, che per ora non hanno rilasciato nessun commento.