Esteri

Zelensky vieta le missioni all’estero a giornalisti e artisti: “Non tornano più”

Zelensky vieta le missioni all’estero a giornalisti e artisti: “Non tornano più”

Dal giorno dell’invasione, sono entrate in vigore la legge marziale e il divieto di espatriare per i maschi tra i 18 e i 60 anni. Dal 3 marzo scatta la sospensione totale delle lettere di esonero, rilasciate dai ministeri, per permettere loro brevi trasferte

3 minuti di lettura

KIEV – Volodymyr Zelensky ha vietato ad attori e giornalisti di lasciare temporaneamente l’Ucraina: una volta usciti, non tornavano più. Il 3 marzo scatta la sospensione delle lettere di esonero rilasciate dai ministeri per permettere brevi trasferte che si trasformavano regolarmente in addii perpetui.

Dal giorno dell’invasione, il 24 febbraio di tre anni fa, in Ucraina sono entrate in vigore la legge marziale e il divieto di espatriare per i maschi in età di leva, tra i 18 e i 60 anni. Una regola generale per sottrarsi alla quale bisogna ottenere un permesso speciale che viene accordato con parsimonia. E più la guerra si fa lunga e difficile, meno permessi vengono concessi. Ma nel frattempo l’elenco di coloro che hanno lasciato scadere la data entro la quale sarebbero dovuti obbligatoriamente rientrare è diventato così lungo da imbarazzare il governo, che per rimpiazzare i caduti e i feriti al fronte è costretto a ricorrere a misure brutali acciuffando in mezzo alla strada e spedendo a combattere anche coloro che di imbracciare un fucile non avrebbero nessuna intenzione.

La proteste per la mobilitazione forzata sono roventi da molti mesi, così come le polemiche per l’abbassamento dell’età minima della mobilitazione: i partner occidentali hanno fatto grandi pressioni su Kiev perché abbassasse a 18 anni il limite minimo d’età per reclutare soldati, oggi fissato a 26 anni. Ma sapendo che avrebbe provocato un terremoto tra le famiglie ucraine stremate dalla guerra, Zelensky ha mediato limitandosi a promuovere una campagna di incentivi economici e di garanzie per i ragazzi maggiorenni, come la possibilità di scegliere la brigata e l’assicurazione di ricevere una formazione adeguata. I risultati al momento non sembrano esaltanti. L’Economist sottolinea i nuovi avvertimenti dei partner occidentali a Zelensky perché mobiliti i ragazzini, se non vuole perdere il controllo del Paese con una sconfitta sul campo.

Ma se c’è qualcosa che fa infuriare le famiglie e i soldati che si stanno massacrando in prima linea sono le disparità di trattamento e le ingiustizie che rendono troppi ucraini molto più fortunati degli altri. Così Zelensky mentre vola in America a chiudere e firmare l’accordo sulle risorse del sottosuolo ha deciso di blindare in Ucraina le categorie che con un buon motivo professionale avevano una chance di dare il loro addio anticipato alla guerra, facendo schiumare odio in tutti gli altri esclusi da una simile opportunità.

“Solo nel 2024, e principalmente nella prima metà dell'anno quando è stata inasprita la legge sulla mobilitazione, più di 500 persone partite con l’aiuto delle lettere del ministero della Cultura non sono tornate dall'estero”, ha rivelato per esempio su Facebook il consigliere del ministro, Dmitry Zolotukhin. Per ognuno di questi casi la polizia ha avviato procedimenti penali “e chi ha firmato le lettere diventa automaticamente sospettato, se chi se n’è andato non torna”, spiega Zolotukhin.

Con in mano una lettera da parte del ministero, chi vuole espatriare deve sottostare comunque alla decisione finale sui permessi temporanei che spetta al Servizio di frontiera. Di fronte agli “abusi” di coloro che con la scusa di un convegno o di un concerto, di un reportage o del palco di un teatro da calcare, coglievano al volo l’occasione per non dover andare ad uccidere qualcun altro o a farsi ammazzare al fronte, il governo era corso ai ripari una prima volta già due anni fa. A marzo del 2023 aveva varato una norma secondo cui solo chi fosse regolarmente iscritto negli elenchi della mobilitazione poteva fare richiesta del permesso di espatrio, che doveva essere temporaneo e motivato. Ma non era bastato.

Coloro che hanno già lasciato il Paese sono molti, ma i parlamentari si sono rifiutati di approvare una legge che introduca la responsabilità penale per il mancato rimpatrio dei maschi in età di leva. Ecco perché il governo ora corre ai ripari tagliando il problema alla radice: fine delle missioni all’estero. L’ultimo caso di un permesso ricevuto e di un rientro non onorato è quello di Oleh Avdysh, vicedirettore per le comunicazioni della squadra di calcio di Leopoli Karpaty: è andato in ritiro con la squadra in Turchia e ci è rimasto.

I karateka ucraini Evgeniy Pilipyuk e sua moglie Daria, invece, hanno fatto altrettanto rimanendosene in Italia, dove erano arrivati per un torneo. La Federazione di karate ha escluso la coppia dalla squadra nazionale. In un video messaggio Pilipyuk ha denunciato che alla vigilia della partenza il suo allenatore, Alexander Pikulin, si sarebbe offerto di organizzargli un rinvio della mobilitazione per 4 mila dollari, ma nessuna delle strategie escogitate era riuscita a procurargli davvero quel rinvio. Quindi ha scelto di “lasciare legalmente l'Ucraina per la competizione”, che si è svolta a dicembre a Venezia, e nel suo Paese in guerra non è tornato più. Combattere va bene, ma sul tatami.

I commenti dei lettori