KIEV – Non si dorme facilmente, in Ucraina. Se non è l’ansia degli allarmi, se non sono i droni da inseguire sulle “app” che li tracciano mentre ronzano in cielo, sono i missili che uccidono all’improvviso. Mercoledì notte ne è piovuto uno a Kryvyj Rih, città natale di Volodymyr Zelensky. Ha centrato un albergo, ne ha sventrato il tetto demolendo e incendiando l’ultimo piano: 5 morti e una trentina di feriti. «Ecco, è un caso esemplare — dice a Repubblica Oleksiy Yuriyovych Getman, maggiore riservista e analista militare — di cosa può succedere spegnendo il sistema di intelligence americano, cioè l’allarme tempestivo di un missile in avvicinamento».
Probabilmente non è questo il caso: il sistema di allarme aereo era attivo e molti si sono salvati scendendo nel rifugio. Ma cosa succederà nel futuro immediato è un mistero. «Attraverso i satelliti sappiamo che i bombardieri russi sono decollati da qualche parte, e sappiamo quando vengono sparati i missili. Senza quei dati — avverte …
KIEV – Non si dorme facilmente, in Ucraina. Se non è l’ansia degli allarmi, se non sono i droni da inseguire sulle “app” che li tracciano mentre ronzano in cielo, sono i missili che uccidono all’improvviso. Mercoledì notte ne è piovuto uno a Kryvyj Rih, città natale di Volodymyr Zelensky. Ha centrato un albergo, ne ha sventrato il tetto demolendo e incendiando l’ultimo piano: 5 morti e una trentina di feriti. «Ecco, è un caso esemplare — dice a Repubblica Oleksiy Yuriyovych Getman, maggiore riservista e analista militare — di cosa può succedere spegnendo il sistema di intelligence americano, cioè l’allarme tempestivo di un missile in avvicinamento».
Probabilmente non è questo il caso: il sistema di allarme aereo era attivo e molti si sono salvati scendendo nel rifugio. Ma cosa succederà nel futuro immediato è un mistero. «Attraverso i satelliti sappiamo che i bombardieri russi sono decollati da qualche parte, e sappiamo quando vengono sparati i missili. Senza quei dati — avverte Getman — lo scopriremmo solo quando il missile è entrato nella zona di impatto e di copertura dei sistemi antiaerei come i Patriot», anche quelli americani, che «hanno un raggio di 160 chilometri. Se l’allarme rapido non c’è, quando i nostri radar intercettano il missile il tempo di reazione è ridotto a secondi: anche i migliori specialisti della difesa aerea potrebbero non avere il tempo di colpire il bersaglio, che si avvicina molto rapidamente e senza preavviso».
È un nuovo incubo civile molto concreto, per l’Ucraina. Ma le ultime indiscrezioni dall’America e dalla Difesa ucraina sostengono che il taglio non riguardi l’intelligence puramente «difensiva», che inoltre si avvale anche di analisi europee. Mentre scriviamo è stato lanciato un allarme precoce per bombardieri russi in zona di lancio, quel genere di informazioni che viene dai satelliti dei partner.
A Kryvyi Rih, accusa il presidente, si è trattato di «un missile balistico su un normale hotel. Si erano appena registrati i volontari di una Ong provenienti dall’Ucraina, dagli Usa e dalla Gran Bretagna. Si sono salvati uscendo dalle stanze in tempo». Civili, denuncia Zelensky, ma nessuno fa il nome della Ong. Russi e filorussi sostengono fossero «mercenari», i soldati volontari della legione straniera. Per certo erano civili due dei morti, una donna 60enne e un bambino, e alcuni sopravvissuti, tra cui un camionista.
C’è un elenco lungo così di attacchi agli alberghi come il Centrale di Kryvyj Rih, un tre stelle già nel mirino lo scorso ottobre. L’ultimo è stato il Bristol di Odessa, ma a memoria sono decine: il Palace e il Park Hotel di Kharkiv, il Sapphire di Kramatorsk, l’Aurora di Kryvyi Rih, il Reikartz e il Grand Palace di Zaporizhzhia, il Central di Cherkasy, il Camelot di Slavjansk. «Vittime civili», per gli ucraini. «C’erano mercenari», per i russi. Qualcuno vede presenze “sospette” e passa a Mosca le coordinate. Per questo i giornalisti di mezzo mondo girano alla larga dagli alberghi frequentati da soldati ucraini o da volontari della legione straniera; ma sono a rischio comunque, le spie li segnalano come «mercenari» e le scritte press li rendono anche più sospetti.
Con gli occhi puntati alle novità negoziali, l’Ucraina fa i conti con la sua guerra quotidiana. Ogni giorno si allungano gli obituaries dei media. Nel Donbass la pressione è in calo; ma è effetto del cambio di fronte dei russi. Si sono concentrati nel riconquistare la porzione ormai ridotta della regione di Kursk che resta agli ucraini. A sud di Sudzha hanno attraversato il fiume Psel, bastione della difesa ucraina, riprendendo parte della zona grigia a Sverdlikovo, e i commentatori ucraini cominciano a parlare di ritirata. Tentano di tagliare la logistica alle teste di ponte ucraine, non hanno intenzione di lasciare a Kiev questa carta negoziale quando si siederanno al tavolo. La violenza dell’attacco fa pensare ritengano sia imminente.