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Putin dichiara la tregua di 30 ore. Kiev: “La estenda a dopo Pasqua”

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La mossa del leader russo per la festività: “Pronto a negoziare la pace, apprezzo Trump”. Zelensky cauto: “Sfiducia in Mosca ma ci fermiamo anche noi. La pausa sia permanente”
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Donald Trump lancia ultimatum, Vladimir Putin risponde. Il leader del Cremlino ha ordinato al suo esercito di sospendere «le operazioni di combattimento in Ucraina» dalle 18 di ieri, ora di Mosca, fino alla mezzanotte di oggi in occasione della Pasqua che quest’anno cade nello stesso giorno per ortodossi e cattolici. Un ennesimo «gesto di buona volontà» volto a rabbonire il presidente statunitense che il giorno prima aveva minacciato di porre fine ai suoi sforzi di pace in assenza di rapidi progressi. Come pure lo è stato il più grande scambio di prigionieri in tre anni di conflitto mediato poche ore prima dagli Emirati Arabi Uniti: 246 per parte, oltre a 31 ucraini feriti e 15 russi bisognosi di «cure mediche urgenti».

L’annuncio è arrivato durante un incontro attentamente coreografato e trasmesso in tv con Valerij Gerasimov. Il capo di stato maggiore ha riferito che le forze russe stavano «avanzando lungo 11 fronti nell’Ucraina orientale e meridionale» e che il 99,5% della regi…

Donald Trump lancia ultimatum, Vladimir Putin risponde. Il leader del Cremlino ha ordinato al suo esercito di sospendere «le operazioni di combattimento in Ucraina» dalle 18 di ieri, ora di Mosca, fino alla mezzanotte di oggi in occasione della Pasqua che quest’anno cade nello stesso giorno per ortodossi e cattolici. Un ennesimo «gesto di buona volontà» volto a rabbonire il presidente statunitense che il giorno prima aveva minacciato di porre fine ai suoi sforzi di pace in assenza di rapidi progressi. Come pure lo è stato il più grande scambio di prigionieri in tre anni di conflitto mediato poche ore prima dagli Emirati Arabi Uniti: 246 per parte, oltre a 31 ucraini feriti e 15 russi bisognosi di «cure mediche urgenti».

L’annuncio è arrivato durante un incontro attentamente coreografato e trasmesso in tv con Valerij Gerasimov. Il capo di stato maggiore ha riferito che le forze russe stavano «avanzando lungo 11 fronti nell’Ucraina orientale e meridionale» e che il 99,5% della regione russa di Kursk era stato «liberato». All’appello mancherebbe soltanto un villaggio, Gornal. L’obiettivo era sottolineare che la Russia non avrebbe alcun motivo di fermarsi e perciò far apparire Putin ancora più «cristiano», come l’hanno definito in tanti. «La parte russa dichiara un cessate-il-fuoco pasquale per ragioni umanitarie», ha risposto a sorpresa il presidente invitando però le forze russe a restare «pronte a respingere qualsiasi violazione del cessate il fuoco, provocazione o azione aggressiva da parte del nemico». Ha poi ringraziato gli sforzi di pace di Trump, ma anche del presidente cinese Xi Jinping e dei Paesi Brics per poi concludere che la tregua avrebbe dimostrato se l’Ucraina è intenzionata a «partecipare ai negoziati di pace». «Da parte nostra — ha detto — siamo sempre stati pronti».

La reazione di Kiev non si è fatta attendere. «Trenta ore invece di 30 giorni», ha notato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ricordando che, mentre Kiev aveva accettato la proposta di Trump di un cessate-il-fuoco di un mese, Putin l’aveva respinta. «Sappiamo che non ci si può fidare delle sue parole e valuteremo i fatti». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invece rilanciato la “palla” nel campo russo: «Se la Russia è pronta a impegnarsi in un regime di silenzio totale e incondizionato, l’Ucraina agirà di conseguenza. E se un cessate il fuoco completo regge, propone di estenderlo perché 30 ore fanno notizia, ma 30 giorni sono una chance alla pace».

Il Cremlino non ha raccolto l’invito, ma funzionari e propagandisti hanno lodato Putin. «Un atto umano e cristiano assolutamente corretto», ha commentato la deputata Roza Chemeris, mentre l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev, reduce da una missione a Washington, ha scritto su X: «Un passo più vicino alla pace». Presto per dirlo. In oltre tre anni di conflitto, una tregua in Ucraina è già stata tentata due volte senza successo: nell’aprile 2022 l’iniziativa del segretario generale Onu António Guterres fu respinta da Mosca, mentre nel gennaio 2023 la Russia dichiarò un cessate-il-fuoco natalizio unilaterale di 36 ore che l’Ucraina liquidò come una «trappola».

Per il politologo russo in esilio Aleksandr Baunov, «il significato della tregua pasquale è semplice. C’era il rischio che Trump si arrabbiasse davvero, si allontanasse da Putin e sbattesse la porta o iniziasse a punirlo. Il che non spaventa più di tanto la Russia, ma Putin non ha ancora deciso se fare a meno di Trump o continuare a cercare di usarlo per i propri interessi. La tregua di Pasqua è un’opportunità per rinviare la decisione placando la rabbia o la delusione di Trump. E dà al Cremlino l’opportunità di continuare a garantire che la Russia è, in linea di principio, pronta per la pace e che l’ostacolo sta nei dettagli».

L’annuncio a sorpresa, ha inoltre osservato Baunov, è stato studiato per cogliere di sorpresa Usa, Kiev e alleati, in modo da rendere difficile le «verifiche sul posto». Il Cremlino potrà così «accusare l’avversario di violazioni». Alla proposta di Zelensky potrà invece rispondere ponendo ulteriori condizioni. «In ogni caso finché il cessate il fuoco non sarà formalizzato e non diventerà una condizione obbligatoria per i negoziati, la leadership russa manterrà la capacità di interromperlo o continuarlo, appendendo la situazione al filo sottile della propria scelta».

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