MOSCA – Convitato di pietra ai funerali di Papa Francesco teatro dello storico incontro in San Pietro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, costretto all’assenza e alla lontananza dalle molteplici sanzioni e da un mandato d’arresto internazionale, il presidente russo Vladimir Putin prova a riprendersi la scena annunciando la riconquista della regione meridionale di Kursk. «L’avventura del regime di Kiev è completamente fallita», esulta il leader del Cremlino dopo aver ascoltato in video-collegamento il rapporto dal fronte del capo di stato maggiore delle forze armate Valerij Gerasimov sull’espulsione delle truppe ucraine dall’ultimo villaggio ch’era rimasto in loro possesso, Gornal, nove mesi dopo la loro incursione a sorpresa, la prima di un esercito straniero in territorio russo dalla Seconda guerra mondiale.
Poco importa che l’Ucraina liquidi la rivendicazione come «stratagemma propagandistico» pur ammettendo che «la situazione è difficile» e che le sue forze controllerebbero sol…
MOSCA – Convitato di pietra ai funerali di Papa Francesco teatro dello storico incontro in San Pietro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, costretto all’assenza e alla lontananza dalle molteplici sanzioni e da un mandato d’arresto internazionale, il presidente russo Vladimir Putin prova a riprendersi la scena annunciando la riconquista della regione meridionale di Kursk. «L’avventura del regime di Kiev è completamente fallita», esulta il leader del Cremlino dopo aver ascoltato in video-collegamento il rapporto dal fronte del capo di stato maggiore delle forze armate Valerij Gerasimov sull’espulsione delle truppe ucraine dall’ultimo villaggio ch’era rimasto in loro possesso, Gornal, nove mesi dopo la loro incursione a sorpresa, la prima di un esercito straniero in territorio russo dalla Seconda guerra mondiale.
Poco importa che l’Ucraina liquidi la rivendicazione come «stratagemma propagandistico» pur ammettendo che «la situazione è difficile» e che le sue forze controllerebbero soltanto una trentina di chilometri quadrati dei circa 1.300 conquistati lo scorso agosto.
Gerasimov dice che l’Ucraina ha subito «ingenti perdite» e riconosce per la prima volta il contributo degli ufficiali e dei soldati nordcoreani che hanno combattuto «spalla a spalla» coi russi elogiandoli per «alta professionalità, forza d’animo, coraggio ed eroismo». Putin risponde soddisfatto: «La completa sconfitta del nemico nella regione di confine di Kursk crea le condizioni per ulteriori azioni di successo delle nostre forze su altre parti importanti del fronte e avvicina la sconfitta del regime neonazista». E, a riprova, Gerasimov annuncia che le forze di Mosca che già controllano «un’area di 90 chilometri quadrati» nella regione ucraina confinante di Sumy cercheranno di avanzare «per creare una zona di sicurezza lungo il confine».
Nessun accenno a cessate-il-fuoco o negoziati. Non stupisce perciò che Trump, reduce dal faccia a faccia con Zelensky, sul volo per Washington, scriva sul social Truth di «pensare che Putin forse non vuole fermare la guerra, mi sta solo prendendo in giro, e che deve essere trattato in modo diverso, attraverso “sanzioni bancarie” o “secondarie”».
Parole che a Mosca suonano come un pericoloso avvertimento. Tanto che il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è costretto a intervenire eccezionalmente di sabato per dire che, il giorno prima, nel suo incontro al Cremlino con l’inviato statunitense Steve Witkoff, Putin ha assicurato di essere «pronto a riprendere il processo negoziale con l’Ucraina senza precondizioni». Se è vero che la riconquista di Kursk di fatto rimuove l’ultimo ostacolo alle trattative privando Kiev dell’unica merce di scambio che aveva a disposizione, la dichiarazione suona però come ritrita e posticcia soprattutto dopo lo scambio muscolare tra Putin e Gerasimov come sempre attentamente orchestrato e trasmesso in tv. Persino Peskov non può fare a meno di sottolineare che «Putin lo ha affermato ripetutamente».
La verità è che, negli oramai quasi cento giorni al potere di Trump, il presidente russo non ha mai rinunciato alle sue richieste massimaliste e ha respinto la proposta di cessate-il-fuoco totale offrendo in cambio una tregua energetica mai rispettata e una promessa di tregua marittima irrealizzabile. Fumo negli occhi del leader della Casa Bianca nel tentativo di rabbonirlo e non spazientirlo. Se Trump ha davvero subodorato la «presa in giro», ora Putin sarà costretto a concedere di più. Secondo la politologa russa indipendente Tatiana Stanovaja, potrebbe spingersi a dirsi disposto ad «accettare una pace vergognosa, nonostante numerosi compromessi inaccettabili» perché «il suo principale incentivo risiede nel mantenere Trump contento della Russia, anche se non a qualsiasi costo». Qualsiasi accordo accettato da Putin, avverte però Stanovaja, non sarebbe che «una manovra tattica» in vista di «un’altra opportunità, militare o di altro tipo, per perseguire il suo obiettivo originario di un’“Ucraina amica”».