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Meloni, l’sms al capo dell’estrema destra romena Simion: “Insieme a Bruxelles”

(afp)

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Fdi e Aur a Strasburgo sono già partner: ora la premier punta sull’amico romeno per allargare il fronte trumpiano ai summit Ue
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L’ultimo sms risale alla notte di domenica. Sono gli auguri che Giorgia Meloni rivolge a George Simion, il capo dell’estrema destra romena in testa alle presidenziali: «Complimenti». Con lui, la premier condivide almeno due cose. La prima: la militanza nella famiglia politica dei Conservatori europei. La seconda: l’ambizione di stringere un’alleanza forte con Trump.

Ci sono le congratulazioni dell’italiana. E c’è la speranza di vittoria al ballottaggio di Simion, con l’auspicio di ritrovarsi assieme seduti attorno al tavolo del Consiglio europeo. Esiste infatti anche una ragione aritmetica per la quale Meloni tifa per il leader di Aur: una sua vittoria porterebbe a quattro i leader di Ecr che partecipano periodicamente al summit dei Ventiset…

L’ultimo sms risale alla notte di domenica. Sono gli auguri che Giorgia Meloni rivolge a George Simion, il capo dell’estrema destra romena in testa alle presidenziali: «Complimenti». Con lui, la premier condivide almeno due cose. La prima: la militanza nella famiglia politica dei Conservatori europei. La seconda: l’ambizione di stringere un’alleanza forte con Trump.

Ci sono le congratulazioni dell’italiana. E c’è la speranza di vittoria al ballottaggio di Simion, con l’auspicio di ritrovarsi assieme seduti attorno al tavolo del Consiglio europeo. Esiste infatti anche una ragione aritmetica per la quale Meloni tifa per il leader di Aur: una sua vittoria porterebbe a quattro i leader di Ecr che partecipano periodicamente al summit dei Ventisette (oggi, oltre all’italiana, si contano il ceco e il belga). In questo modo, riuscirebbe ad eguagliare i socialisti. Con il tedesco Olaf Scholz in uscita, infatti, restano solo quattro Paesi a guida Pse: Danimarca, Spagna, Lituania e Malta.

È un dato politico a cui la presidente del Consiglio tiene. E per il quale è disposta anche a sopportare alcuni imbarazzi generati dalle posizioni del vincitore del primo turno (a sua volta sostenuto da Calin Georgescu, la cui corsa alle ultime presidenziali - poi cancellate - è stata bloccata a causa di una vicenda di fondi illeciti e di ingerenze russe). In particolare, su Simion pesa il bando ucraino e moldavo, che gli proibiscono di entrare nei rispettivi Paesi. I meloniani preferiscono sorvolare, ridimensionare, coltivare comunque relazioni con Bucarest. Non a caso, Carlo Fidanza è volato nella capitale romena nella notte elettorale. La linea prevalente è dunque questa: tutto un equivoco, Simion difenderebbe con forza la minoranza romena in Ucraina e per questo avrebbe subito il bando. E ci sarebbe addirittura un carteggio a dimostrare questa tesi.

Si tratti o meno di acrobazie diplomatiche per tenere basso un nodo politico reale, resta un fatto: i meloniani hanno legato da tempo con gli uomini di Aur. È proprio Fidanza il facilitatore di questa partnership politica. Tutto nasce nel 2021, quando dopo un primo exploit elettorale Aur bussa alla porta di Fdi. Gli italiani sono ben felici di riceverli, perché la folta comunità romena che vive in Italia (e che in alcuni casi vota alle amministrative) sostiene in gran numero Simion. Sarà quindi proprio Fratelli d’Italia, poco prima delle Europee del 2024, ad aprire il varco per il loro ingresso in Ecr. Il sigillo a un rapporto politico che Meloni può sfruttare.

Di certo, Aur non imbarazza Matteo Salvini, né il resto dei Patrioti. Il leghista esulta: «Evviva la democrazia. Hanno annullato le elezioni a urne aperte, arrestato il candidato, le hanno provate tutte: gli hacker russi, TikTok, Putin e la Nato». Come a dire: vincono comunque i filoputiniani. E lo stesso sostiene Marine Le Pen, che se la prende come sempre con Bruxelles: «La Romania ha appena regalato alla signora von der Leyen un bel boomerang». Ragionamenti simili a quelli di un altro ex alleato di Meloni, il leader spagnolo di Vox, Santiago Abascal: «Il popolo romeno – si esalta - è sempre più vicino a recuperare libertà e sovranità».

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