Merz cancelliere con il brivido: eletto solo al secondo scrutinio
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Quando Johann Wadephul poco dopo le sette di sera fa l’occhiolino alla presidente del Parlamento Julia Kloeckner, mentre sta giurando da ministro degli Esteri, non si capisce se è un tic nervoso o un’esplosione di gioia. O tutt’e due. Il fatto è che la storica giornata si sarebbe dovuta concludere molte, moltissime ore prima. E la notizia dell’elezione di Friedrich Merz a cancelliere avrebbe dovuto fare il giro del mondo alle dieci e mezza di mattina, non alle quattro di pomeriggio. E invece. Ieri mattina, al primo voto a scrutinio segreto, 18 franchi tiratori hanno affossato il cancelliere in pectore, e il primo tentativo di farsi eleggere è finito per il leader della Cdu con 310 sì e 307 no. La maggioranza assoluta, quella definita “del cancelliere”, è fissata a quota 316. E quella su cui Merz avrebbe potuto contare sulla carta, composta dai parlamentari di Cdu, Csu e Spd, vanta 328 seggi. È la prima volta nella storia che un cancelliere viene bocciato alla prima elezione.…
BERLINO – Quando Johann Wadephul poco dopo le sette di sera fa l’occhiolino alla presidente del Parlamento Julia Kloeckner, mentre sta giurando da ministro degli Esteri, non si capisce se è un tic nervoso o un’esplosione di gioia. O tutt’e due. Il fatto è che la storica giornata si sarebbe dovuta concludere molte, moltissime ore prima. E la notizia dell’elezione di Friedrich Merz a cancelliere avrebbe dovuto fare il giro del mondo alle dieci e mezza di mattina, non alle quattro di pomeriggio. E invece. Ieri mattina, al primo voto a scrutinio segreto, 18 franchi tiratori hanno affossato il cancelliere in pectore, e il primo tentativo di farsi eleggere è finito per il leader della Cdu con 310 sì e 307 no. La maggioranza assoluta, quella definita “del cancelliere”, è fissata a quota 316. E quella su cui Merz avrebbe potuto contare sulla carta, composta dai parlamentari di Cdu, Csu e Spd, vanta 328 seggi. È la prima volta nella storia che un cancelliere viene bocciato alla prima elezione.
Appena un’impietrita Julia Kloeckner legge il risultato, i parlamentari schizzano fuori dall’aula, senza bussola. E adesso? Un giovane parlamentare della Spd compulsa il telefono per capire cosa prevede la Costituzione. I gruppi parlamentari si riuniscono tutti in pochi minuti. Bisogna decidere quando rivotare. E quando si conclude la riunione della Cdu intercettiamo a pochi metri dalla plenaria Karin Prien, ministra in pectore dell’Istruzione e già destinata ai libri di storia: è la prima ministra ebrea dalla fine del nazismo. Non nasconde il suo shock, «non è stato bello: ci aspettavamo un esito diverso». Ma Prien rivela a Repubblica che «quando Merz è entrato nella riunione del gruppo, è scattata una standing ovation. Non ho dubbi: la Cdu è con lui». E allora? Chi è stato? «Non voglio speculare. Ma forse nella maggioranza qualcuno nutre uno scetticismo profondo per Merz. O è insoddisfatto con la scelta dei suoi ministri. O col contratto di coalizione».
Diciotto franchi tiratori sono tanti, e più di uno scherza sull’«italianizzazione» del parlamento tedesco. Qualcun’altro ironizza sulla «piccola coalizione». Molti sospetti si concentrano sulla sinistra della Spd, che non ha mancato nei giorni scorsi di diffondere i suoi malumori urbi et orbi. Ma il più autorevole rappresentante di quella corrente, il politico di lungo corso Ralf Stegner, allontana ogni sospetto da sé. E ci spiega a margine della prima fumata nera che «abbiamo una maggioranza risicata, è vero, ma l’alternativa non è democratica», ossia un’alleanza della Cdu con l’Afd. «Io sono sicuro che nella Spd ci sia piena consapevolezza di questa responsabilità».
Resta il mistero dei “traditori”, e il copione si ripete tutto il giorno: la Cdu accusa la Spd e viceversa. Ma i malpancisti esistono in entrambi gli schieramenti: Merz e Klingbeil hanno varato un piano da mille miliardi di euro che ha fatto storcere il naso ai rigoristi della Cdu, scandalizzati per le eccezioni al freno al debito. «Abbiamo fatto un regalo all’Afd», ci confida un nostalgico di Schaeuble a microfoni spenti. E la decisione del cancelliere e del vice di scegliere una squadra di governo di fedelissimi nascondendosi dietro il paravento del «rinnovamento» ha lasciato molto amaro in bocca. Ieri un quotidiano titolava «è caduta la Klingbeil» con la foto di un pugno di ministri Spd non riconfermati, ironizzando su «beil»: mannaia. E non è escluso che qualche parlamentare socialdemocratico rimasto senza poltrona si sia vendicato del capo nel segreto dell’urna.
Prima del voto nel pomeriggio che ha messo al sicuro l’elezione di Merz – 325 sì – il capogruppo della Cdu Jens Spahn ha avvertito che «il mondo ci guarda». Ma nella ridda di veleni è finito persino lui: qualcuno sospettava una polpetta avvelenata dell’ambizioso ex ministro. Illazioni, sembra. Ma nel tardo pomeriggio l’augurio del presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier a Merz è suonato come un monito: «È nell’interesse del nostro Paese che lei abbia successo».