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Libia, il capo delle milizie Gheniwa ucciso a Tekbail. Spari a Tripoli

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Capo della Ssa, considerato uno degli uomini più potenti del Paese, Al Kikli è stato ucciso insieme a diverse guardie del corpo. Violenti scontri si stanno sviluppando in città e nell’ovest del Paese
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Tre colpi di arma da fuoco che non gli hanno lasciato scampo. È finita nel sangue la lunga scalata ai vertici della Libia di Al Kikli, meglio noto come Gheniwa, indiscusso capo della milizia SSA, Stability Support Apparatus, accusato dall’Onu e da organizzazioni per i diritti umani di innumerevoli abusi, torture, sparizioni forzate ed esecuzioni nei centri di detenzione che controllava. L’uomo è stato ucciso nel campo militare Tekbali, a sud di Tripoli.

Attivo a terra e a mare con la sua milizia, ufficialmente riconosciuta dal ministero dell’Interno, dunque destinataria di fondi e mezzi, incluse le motovedette donate dall’Italia, Al Kikli veniva considerato uno degli uomini più potenti della Libia. Ma gli equilibri a Tripoli sembrano in via di ridefinizione.

Secondo le prime ricostruzioni, l’omicidio sarebbe avvenuto al termine di una riunione con i leader più importanti della Libia occidentale, Abdel Salam al-Zoubi, Imad al-Trabelsi, Abdullah al-Trabelsi "Fragola", Mahmoud Hamza e i …

Tre colpi di arma da fuoco che non gli hanno lasciato scampo. È finita nel sangue la lunga scalata ai vertici della Libia di Al Kikli, meglio noto come Gheniwa, indiscusso capo della milizia SSA, Stability Support Apparatus, accusato dall’Onu e da organizzazioni per i diritti umani di innumerevoli abusi, torture, sparizioni forzate ed esecuzioni nei centri di detenzione che controllava. L’uomo è stato ucciso nel campo militare Tekbali, a sud di Tripoli.

Attivo a terra e a mare con la sua milizia, ufficialmente riconosciuta dal ministero dell’Interno, dunque destinataria di fondi e mezzi, incluse le motovedette donate dall’Italia, Al Kikli veniva considerato uno degli uomini più potenti della Libia. Ma gli equilibri a Tripoli sembrano in via di ridefinizione.

Secondo le prime ricostruzioni, l’omicidio sarebbe avvenuto al termine di una riunione con i leader più importanti della Libia occidentale, Abdel Salam al-Zoubi, Imad al-Trabelsi, Abdullah al-Trabelsi "Fragola", Mahmoud Hamza e i comandanti di Misurata. Per motivi tutti da chiarire, la discussione sarebbe degenerata in una sparatoria, in cui hanno perso la vita Gheniwa e diverse guardie del corpo. Un’altra versione, che filtra sui media libici, parla di una vera e propria esecuzione, ordinata da Hamza, comandante del 444° Reggimento, milizie salafite in passato considerate nell’orbita di Istanbul e adesso secondo alcuni analisti estremamente vicine al premier Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh.

Di certo l’omicidio si inquadra in un momento di massima instabilità, che ha fatto esprimere “profonda preoccupazione” anche alla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) per l'escalation militare e le crescenti tensioni a Tripoli e nell'area occidentale del Paese. In serata, appena la notizia della morte di Al Kikli ha iniziato a diffondersi, ai cittadini della capitale e dell’hinterland è arrivato l’ordine di rimanere nelle proprie case “per problemi di sicurezza”, l’Università ha sospeso a tempo indeterminato tutte le lezioni e gli arei in arrivo a Mitiha sono stati dirottati su Misurata.

Sui social, già da ore circolano video, che Repubblica ha avuto modo di verificare, che mostrano la notte violenta di Tripoli. Lunghe colonne di auto si allontanano dalla città, mentre si ascoltano distintamente raffiche di mitra e rumori si scontri armati, in corso nelle zone di soprattutto nelle zone di Abu Salim, al-Sarraj, Ghout Shaal e Ain Zara, fino a oggi feudo indiscusso di Gheniwa. Anche la casa del potentissimo capo della Ssa sarebbe stata data alle fiamme, mentre alcuni dei suoi alleati minori si sarebbero già dati alla fuga.

Poche settimane fa, Gheniwa era stato nuovamente avvistato a Roma, dove insieme a uomini di vertice del governo di Tripoli, ha fatto visita a Adel Juma, ministro libico degli Affari Interni, a metà febbraio ferito in un attentato e qualche settimana dopo trasferito in un ospedale romano per ricevere cure mediche. A differenza di Almasri, per lui non era stato spiccato un mandato di cattura internazionale, tuttavia la sua visita aveva suscitato non poche polemiche. "Il governo — aveva attaccato la segretaria dem Elly Schlein — chiarisca perché sta rendendo l’Italia un porto sicuro per milizie e mafie libiche”. Ma sul punto non è mai arrivato alcun formale chiarimento.

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