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Macron apre l’ombrello: “Armi nucleari francesi nelle basi di Paesi alleati”

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Il presidente offre l’opzione dell’atomica a Polonia e Germania: “L’Ucraina sa che non potrà riconquistare tutti i territori occupati”
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PARIGI – La Francia potrebbe dispiegare aerei in grado di trasportare armi nucleari su basi di Paesi alleati. Nell’ambito delle misure di rassicurazione adottate sul fianco orientale della Nato, Emmanuel Macron non esclude neppure il sorvolo di caccia Rafale francesi in Polonia, come già avviene nei Paesi baltici. Il leader francese rompe un tabù che dura da decenni: per la prima volta, un presidente francese apre alla possibilità di condividere la propria deterrenza nucleare con altri Paesi europei, in particolare con Germania e Polonia. Un gesto dal forte valore simbolico, che arriva in un momento di alta tensione ai confini orientali della Nato.

«Sono pronto ad aprire delle discussioni», ha spiegato Macron ieri sera in un’intervista tv, ricordando che «gli Stati Uniti hanno bombe nucleari stoccate su aerei in Belgio, Germania e altri Paesi europei». Per l’inquilino dell’Eliseo, esiste da sempre una «dimensione europea» nella dottrina nucleare: la difesa degli “interessi vitali…

PARIGI – La Francia potrebbe dispiegare aerei in grado di trasportare armi nucleari su basi di Paesi alleati. Nell’ambito delle misure di rassicurazione adottate sul fianco orientale della Nato, Emmanuel Macron non esclude neppure il sorvolo di caccia Rafale francesi in Polonia, come già avviene nei Paesi baltici. Il leader francese rompe un tabù che dura da decenni: per la prima volta, un presidente francese apre alla possibilità di condividere la propria deterrenza nucleare con altri Paesi europei, in particolare con Germania e Polonia. Un gesto dal forte valore simbolico, che arriva in un momento di alta tensione ai confini orientali della Nato.

«Sono pronto ad aprire delle discussioni», ha spiegato Macron ieri sera in un’intervista tv, ricordando che «gli Stati Uniti hanno bombe nucleari stoccate su aerei in Belgio, Germania e altri Paesi europei». Per l’inquilino dell’Eliseo, esiste da sempre una «dimensione europea» nella dottrina nucleare: la difesa degli “interessi vitali” non può più essere pensata solo in termini nazionali. L’apertura francese è incorniciata da tre condizioni non negoziabili: «La Francia non pagherà per la sicurezza degli altri», «non sarà una sottrazione di ciò che serve a noi», e «la decisione finale resterà sempre al presidente della Repubblica, capo delle forze armate». Parigi resta quindi l’unica padrona della sua forza di dissuasione: qualsiasi condivisione sarà subordinata alla sovranità strategica francese.

Il dialogo su forme di condivisione della deterrenza si inserisce nella volontà di aumentare la cooperazione militare in una Francia che si sente forte della sua autonomia strategica e industriale rispetto agli Stati Uniti. Con Varsavia, Parigi ha appena firmato un trattato che punta a rafforzare l’integrazione nel campo della Difesa. Ma la proposta è stata estesa anche a Berlino. «Daremo mandato ai nostri rispettivi ministri per avviare questa discussione», ha annunciato il neocancelliere tedesco Friedrich Merz, precisando che qualsiasi accordo sarebbe «complementare» rispetto all’ombrello garantito dalla Nato.

Intanto, sul fronte ucraino, la Francia rilancia la proposta di una tregua di 30 giorni — «su terra, mare e cielo» — come premessa di trattative con Mosca. «La nostra volontà è negoziare», ha ribadito Macron, «ma se non ci saranno progressi reali entro questa settimana, adotteremo nuove misure insieme agli Stati Uniti». I settori nel mirino? Energia e finanza, in coordinamento con Berlino e Bruxelles. Anche Merz, affiancato dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, ha confermato che l’Unione europea è pronta a «inasprire significativamente» le sanzioni, mentre la Commissione è già al lavoro su nuove proposte.

L’ultimatum lanciato da Kiev scadeva in teoria lunedì, ma l’ipotesi di un negoziato diretto tra Ucraina e Russia a Istanbul domani ha per il momento sospeso l’annuncio di nuove sanzioni. Il piano di tregua prevede un monitoraggio internazionale del cessate il fuoco, con il supporto di immagini satellitari e una supervisione congiunta di europei e americani per individuare eventuali violazioni. «Non pensiamo che il ruolo dell’Europa sia quello di stare sulla linea del fronte», ha precisato Macron che insieme al premier britannico Keir Starmer guida la “coalizione dei volenterosi” in sostegno dell’Ucraina. Il leader francese ha ribadito il concetto di “forze di rassicurazione”, anche sotto mandato Onu, in territori lontani dalla zona di contatto tra i belligeranti. L’invio di truppe con funzione dissuasiva nelle aree riconquistate da Kiev dovrà garantire stabilità nel lungo termine. Qualora Mosca dovesse violare una tregua, sarebbe l’esercito ucraino a dover rispondere, ha precisato ancora Macron. Quanto alle trattative di pace — se e quando inizieranno — Macron ha ribadito che non ci può essere la logica del fatto compiuto imposta da Mosca. Ha però ammesso che non bisogna illudersi sulla possibilità di un ritorno integrale ai confini del 2014. «Gli stessi ucraini — ha sottolineato — sanno che non potranno riconquistare tutto ciò che è stato occupato dalla Russia».

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