Domani i negoziati sull’Ucraina a Istanbul, chi ci sarà e di che cosa si parlerà
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiISTANBUL – No comment. O quasi. Vladimir Putin non scopre le carte. Era stato lui a proporre negoziati diretti tra Russia e Ucraina e a indicare data e luogo — giovedì a Istanbul — ma alla controproposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di tenere un vertice faccia a faccia non replica. E il suo portavoce si rifiuta di commentare. «La parte russa continua a prepararsi per i negoziati previsti giovedì. È tutto quello che possiamo dire. Al momento non prevediamo ulteriori commenti», si limita a dire Dmitrij Peskov. Chi andrà? «Quando il presidente lo reputerà necessario lo annunceremo».
Zelensky prova a stanarlo. Si dice pronto a fare «di tutto» per incontrarlo, lo provoca dicendo che «ha paura di colloqui diretti con» lui e invoca «le più forti sanzioni» mai adottate se non si presenterà. I leader europei a partire dal cancelliere tedesco Friedrich Merz gli danno man forte minacciandole. Ma Putin non si scompone. Anzi, rintuzza: «Dobbiamo essere preparati a qualsiasi azion…
ISTANBUL – No comment. O quasi. Vladimir Putin non scopre le carte. Era stato lui a proporre negoziati diretti tra Russia e Ucraina e a indicare data e luogo — giovedì a Istanbul — ma alla controproposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di tenere un vertice faccia a faccia non replica. E il suo portavoce si rifiuta di commentare. «La parte russa continua a prepararsi per i negoziati previsti giovedì. È tutto quello che possiamo dire. Al momento non prevediamo ulteriori commenti», si limita a dire Dmitrij Peskov. Chi andrà? «Quando il presidente lo reputerà necessario lo annunceremo».
Zelensky prova a stanarlo. Si dice pronto a fare «di tutto» per incontrarlo, lo provoca dicendo che «ha paura di colloqui diretti con» lui e invoca «le più forti sanzioni» mai adottate se non si presenterà. I leader europei a partire dal cancelliere tedesco Friedrich Merz gli danno man forte minacciandole. Ma Putin non si scompone. Anzi, rintuzza: «Dobbiamo essere preparati a qualsiasi azione dei nostri possibili futuri malvolenti. Fanno molte cose a loro stesso discapito. Sembrerebbe che non potrebbero fare questo o quello, perché arrecherebbe loro danno, ma la fanno, pridurki, deficienti! Oh, scusate», dice ai membri dell’organizzazione Delovaja Rossija, “La Russia degli affari”. È l’unica velata risposta alle pressioni. Mentre Peskov le cavalca per accusare la Ue di essere «interamente dalla parte dell’Ucraina» e dunque di non poter «rivendicare un approccio imparziale» da mediatrice.
Mosca parla soltanto dei temi in agenda, non di chi li discuterà. Chiederà «il riconoscimento delle realtà che si sono create sul campo», spiega il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov, alludendo alle regioni ucraine annesse ma controllate soltanto in parte. E l’inviato statunitense Steve Witkoff conferma che «il punto più spinoso sarà proprio quello dei territori». Nel silenzio ufficiale, sono i media a lanciarsi in indiscrezioni su chi sarà presente giovedì. Per l’Ucraina si ipotizza la presenza del consigliere presidenziale Andrii Yermak e del ministro degli Esteri Andrii Sybiha. Per gli Usa, scrive Reuters, ci saranno gli inviati presidenziali Steve Witkoff e Keith Kellogg. Per la Russia nessuno si aspetta annunci prima di giovedì.
Il canale Telegram Gulagu.net, non sempre affidabile, scrive che il Servizio federale di protezione sta preparando un volo per il consigliere presidenziale Jurij Ushakov e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Ma il sito socio-politico Oktagon precisa: Ushakov e Lavrov saranno a Istanbul per incontrare Witkoff e il segretario di Stato Marco Rubio, ma a condurre i negoziati con gli ucraini saranno delegati di rango inferiore: esperti dell’amministrazione presidenziale, della Difesa, dell’Fsb, forse un viceministro Esteri. Se venisse confermato, sarebbe un segnale: i “senior” parlano con gli statunitensi, non con gli ucraini.
I giornalisti accreditati per seguire i viaggi di Putin non sono stati allertati. «Siamo a casa», dicono al media indipendente Vjorstka, ma avvertono che non si stupirebbero se fossero convocati all’ultimo minuto. Pensano che tutto dipenda dall’eventuale presenza di Donald Trump. Ma il presidente statunitense sembra fare un passo indietro. Aveva detto che si sarebbe unito ai negoziati di Istanbul, ma fa sapere che «invierà» Rubio, già in Turchia per una ministeriale Nato, ed esorta «l’Occidente a non farsi trascinare in una guerra infinita in Europa».
Temendo che la tentata imboscata a Putin gli si ritorca contro, anche Zelensky fa una parziale marcia indietro. Annuncia che andrà ad Ankara a incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e che volerà a Istanbul soltanto se ci sarà Putin. Ma il fatto stesso che Erdogan non si muova è l’ultimo indizio che né Putin né Trump verranno nella città sul Bosforo. A dispetto delle premesse non incoraggianti, Trump dice comunque di attendersi «buoni risultati». La strategia del silenzio di Putin un buon risultato per Mosca certo lo ha ottenuto. Né Zelensky né gli europei parlano più di un cessate-il-fuoco prolungato come condizione per i negoziati. Alla fine è riuscito comunque a condurre il gioco.