Galeotti: “Istanbul è tutto un teatro, Mosca e Kiev puntano soltanto a compiacere Trump”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiISTANBUL – Mark Galeotti non nutre molte speranze sulle prospettive dei negoziati diretti tra Russia e Ucraina oggi a Istanbul. «È tutta una messa in scena. Teatro. Uno spettacolo deprimente», dice il direttore di Mayak Intelligence, nonché autore di una trentina di libri sulla Russia, l’ultimo tradotto in italiano Tutte le guerre di Putin (Gremese Ed.). «Né Russia né Ucraina sembrano davvero interessate a parlare, ma fingono di volerlo più dell’altra parte soltanto per compiacere la Casa Bianca».
L’atteso vertice tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky non ci sarà...
«Non ci sarà. E Zelensky lo sapeva perfettamente quando ha lanciato la sua sfida. Putin non alludeva a un incontro con lui quando ha proposto negoziati diretti. Siamo onesti: nei negoziati di pace, i leader vengono coinvolti alla fine, non all’inizio. Prima lavorano le delegazioni di esperti, soltanto alla fine i leader si incontrano per firmare un documento. Zelensky lo sapeva. Voleva soltanto cercare di mettere Pu…
ISTANBUL – Mark Galeotti non nutre molte speranze sulle prospettive dei negoziati diretti tra Russia e Ucraina oggi a Istanbul. «È tutta una messa in scena. Teatro. Uno spettacolo deprimente», dice il direttore di Mayak Intelligence, nonché autore di una trentina di libri sulla Russia, l’ultimo tradotto in italiano Tutte le guerre di Putin (Gremese Ed.). «Né Russia né Ucraina sembrano davvero interessate a parlare, ma fingono di volerlo più dell’altra parte soltanto per compiacere la Casa Bianca».
L’atteso vertice tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky non ci sarà...
«Non ci sarà. E Zelensky lo sapeva perfettamente quando ha lanciato la sua sfida. Putin non alludeva a un incontro con lui quando ha proposto negoziati diretti. Siamo onesti: nei negoziati di pace, i leader vengono coinvolti alla fine, non all’inizio. Prima lavorano le delegazioni di esperti, soltanto alla fine i leader si incontrano per firmare un documento. Zelensky lo sapeva. Voleva soltanto cercare di mettere Putin in una situazione senza via d’uscita. Se Putin si sarebbe presentato, sarebbe apparso debole come se fosse stato Zelensky a comandarlo. Ora che non lo farà, Zelensky potrà dire che è un codardo e non è realmente interessato ai negoziati».
Le due delegazioni in arrivo a Istanbul hanno pesi diversi. Che cosa succederà?
«Se gli ucraini non si sederanno a parlare con i russi, allora sarà Putin a poter dire che Kiev non vuole la pace. Magari stanno preparando altri trucchi o stratagemmi. È davvero uno spettacolo deprimente dove Russia e Ucraina cercano essenzialmente di superare in astuzia l’altro soltanto per cercare di mantenere Donald Trump dalla propria parte».
Ma vogliono davvero la pace o cercano soltanto di compiacere il leader statunitense?
«Penso che ironicamente la pace la vogliano entrambi, ma una pace alle loro condizioni. Zelensky non può rinunciare al 20% del suo Paese, tanto meno alle condizioni avanzate dai russi che, a credere al consigliere per la politica estera Jurij Ushakov, sono quelle che erano state concordate nella primavera del 2022 ai precedenti colloqui di Istanbul e che prevedevano un tetto di 50mila uomini per l’esercito ucraino e altri vincoli simili. Vale a dire un’Ucraina smilitarizzata e vulnerabile. Allo stesso modo, se Putin non ha accettato l’accordo proposto da Trump, che era incredibilmente generoso, chiaramente non vuole neppure altri tipi di accordi. In conclusione al momento nessuno dei due è ancora in grado di fare le concessioni che l’altro richiede come prezzo per la pace».
Putin finora ha intrapreso diverse azioni pur di non alienare Trump: il cessate-il-fuoco di Pasqua, la tregua del Giorno della Vittoria e anche quest’ultima proposta di negoziati diretti. Che cos’altro potrebbe fare per assecondarlo? O può permettersi di perderne il favore?
«Gli statunitensi hanno minacciato di abbandonare la mediazione se non si raggiungerà un accordo, ma non sappiamo che cosa significherebbe. Vuol dire che Trump manterrà la politica di sostegno all’Ucraina dell’era Biden? O che dirà che tocca semmai agli europei dare una mano? Credo che sia per questo motivo che, dal punto di vista russo, è così importante non alienare Trump in questo momento, perché non è chiaro quale sarebbe la nuova politica statunitense nei confronti dell’Ucraina. C’è anche la possibilità che Trump, da uomo d’affari, soprattutto ora che ha siglato l’accordo sulle risorse minerarie, mandi più aiuti sapendo che a tempo debito recupererà l’investimento».
Se Putin fermasse le ostilità adesso, avrebbe una vittoria da vendere ai russi?
«La maggior parte dei russi non avrebbe problemi ad accettare l’idea che il conflitto venga congelato. La vittoria sarebbe aver “salvato i russofoni del Donbass”, aver “affrontato l’intera Nato e averla tenuta a bada”. Se poi ci fosse anche il minimo allentamento delle sanzioni, i russi ne sarebbero felici. Potrebbero pensare certo che non sia una vittoria proporzionata alle terribili perdite, ma sarebbero così sollevati che la guerra è finita che ne sarebbero comunque felici. Per alcuni falchi, ovviamente, potrebbe essere un “terribile tradimento”. Ma il Cremlino ha gli strumenti per tenerli sotto controllo. Basterebbe un arresto dimostrativo e a tutti sarebbe chiaro il messaggio. Credo che Putin abbia più libertà di manovra di quanto creda. Il problema potrebbe essere proprio questo: Putin non ama il rischio e attorno ha dei falchi che gli sussurrano all’orecchio che sarebbe un rischio politico non prendere tutto il Donbass o cose così. Lui se ne convince anche se non credo avrebbe nulla da temere».
Se i negoziati fallissero, Putin ha invece ancora abbastanza risorse per continuare l’offensiva in Ucraina?
«Può sostenere lo sforzo bellico per almeno un anno e mezzo senza troppi problemi. L’anno prossimo, invece, si troverà a dover prendere decisioni difficili, a dover scegliere “tra armi e burro”, dovrà trovare una quadra. Ma, a essere onesti, la domanda da farsi è se l’Ucraina può ancora sostenere un anno e mezzo di guerra a questo ritmo».