Il condottiero e lo stratega: Mohammed e Yahya Sinwar, due fratelli a capo di Hamas
di Gianluca Di FeoIl condottiero e lo stratega. Mohammed e Yahya Sinwar hanno guidato Hamas verso lo scontro totale con Israele, determinando le stragi del 7 ottobre 2023 e la reazione che sta radendo al suolo la Striscia di Gaza, trasformando in un inferno al vita di due milioni di palestinesi. I due fratelli non hanno mai avuto dissidi e la differenza di competenze gli ha permesso di controllare totalmente l’organizzazione jihadista. Mohammed è sempre rimasto nell’ombra del leader politico, tanto che l’unica foto risale a quasi trent’anni fa: una posizione defilata che ha contribuito a rinsaldare la sua autorevolezza militare, conquistata tutta sul campo.
Mohammed Sinwar, nato nel 1975 da una famiglia palestinese espulsa da Asqalan-Askalon durante la guerra del 1948, infatti è stato considerato “il fratellino” - ha quasi tredici anni meno di Yahya - sottovalutando le sue capacità. Il solo punto certo della sua biografia è l’arresto nel 1991 ma i sospetti di appartenenza alle nascenti formazioni …
Il condottiero e lo stratega. Mohammed e Yahya Sinwar hanno guidato Hamas verso lo scontro totale con Israele, determinando le stragi del 7 ottobre 2023 e la reazione che sta radendo al suolo la Striscia di Gaza, trasformando in un inferno al vita di due milioni di palestinesi. I due fratelli non hanno mai avuto dissidi e la differenza di competenze gli ha permesso di controllare totalmente l’organizzazione jihadista. Mohammed è sempre rimasto nell’ombra del leader politico, tanto che l’unica foto risale a quasi trent’anni fa: una posizione defilata che ha contribuito a rinsaldare la sua autorevolezza militare, conquistata tutta sul campo.
Mohammed Sinwar, nato nel 1975 da una famiglia palestinese espulsa da Asqalan-Askalon durante la guerra del 1948, infatti è stato considerato “il fratellino” - ha quasi tredici anni meno di Yahya - sottovalutando le sue capacità. Il solo punto certo della sua biografia è l’arresto nel 1991 ma i sospetti di appartenenza alle nascenti formazioni terroristiche integraliste non trovarono riscontri processuali e dopo nove mesi venne rilasciato dal penitenziario di Ktzi’ot.
A quello stesso anno viene fatto risalire l’ingresso nelle Brigate Ezzedin al-Qassam, il nucleo fondante dell’esercito di Hamas. Allievo di capi come Mohammed Deif e Sa’ad Al-Arabid, il suo ruolo nella pianificazione degli attacchi contro Israele con il lancio di razzi o l’uso di squadre di infiltrati sarebbe cresciuto esponenzialmente, tanto che nel 2003 c’è un primo tentativo di assassinarlo con una bomba nascosta vicino alla sua casa di Khan Yunis: un attentato mai chiarito, che alcuni attribuiscono alla rivalità con l’Autorità nazionale palestinese e altri agli 007 dello Stato ebraico. Poco dopo, arriva al comando della Brigata Khan Yunis, l’unità combattente di Hamas forse più agguerrita.
In questa posizione gli viene attribuito un ruolo nella cattura del soldato israeliano Gilad Shalit, avvenuta nel giugno 2006: un’operazione fondamentale, perché dopo cinque anni di trattative si concluse con lo scambio tra Shalit e oltre mille detenuti palestinesi, tra cui il fratello Yahya - in prigione dal 1989 - che inizia immediatamente l’ascesa verso il potere assoluto a Gaza.
“Il Fratellino” non sarebbe stato solo il consigliere militare più ascoltato, ma anche l’artefice della costruzione del sistema sotterraneo di cunicoli e bunker, che nello scorso ventennio è cresciuto senza sosta inghiottendo gran parte delle risorse economiche della Striscia.
Mohammed Sinwar avrebbe avuto la conferma dell’importanza di queste rete difensiva durante il breve conflitto del 2014, in cui venne dato per morto dalle fonti israeliane. Oltre a realizzare la colossale fortezza sotterranea di Hamas, “il Fratellino” avrebbe curato l’addestramento degli incursori in vista dell’assalto del 7 ottobre 2023, perfezionando il coordinamento silenzioso tra i miliziani - realizzato senza comunicazioni radio - e l’uso degli aerei ultraleggeri per superare il Muro e irrompere in Israele, assassinando 1200 persone.
L’intelligence dello Stato ebraico non è riuscita a comprendere la crescita nella gerarchia del giovane Sinwar, confermando il fallimento del monitoraggio della situazione a Gaza? Le notizie sono contrastanti. Secondo alcune fonti, ci sarebbero stati numerosi tentativi di colpirlo, più di quanti siano stati dedicati a ogni altro comandante di Hamas. Altri analisti però sostengono che i raid contro Mohammed fossero mirati a dare un colpo al grande capo Yahya e non ad eliminare una minaccia diretta contro Israele.
Soltanto dopo l’inizio dell’offensiva contro la Striscia le Israeli Defence Force hanno preso la piena consapevolezza del peso de “Il Fratellino” nel tenere insieme le squadre d’azione decimate dai bombardamenti, cercando di spingere per il reclutamento di altri miliziani e per portare avanti attentati che dimostrassero soprattutto ai palestinesi la resilienza del movimento fondamentalista. In questo Mohammed avrebbe potuto fare affidamento sulla sua spietata determinazione, dimostrata nel corso degli anni partecipando personalmente non solo agli assalti contro lo Stato ebraico ma anche agli interrogatori dei presunti traditori palestinesi, che in alcuni casi avrebbe ucciso con le sue mani.
Quando Yahya è stato ucciso durante i rastrellamenti nella parte meridionale della Striscia, con il video degli ultimi minuti diffuso dall’Idf che ne ha addirittura aumentato la popolarità nel mondo arabo, “Il Fratellino” ha preso la guida dei resti di Hamas, preparando la resistenza ad oltranza durante le tregue negoziate con Israele per la liberazione degli ostaggi.
Se le indiscrezioni sul fatto che assieme a lui ci fossero un altra decina tra i capi più importanti, allora è possibile che il bombardamento israeliano lo abbia sorpreso nei sotterranei dell’ospedale europeo durante un summit per preparare la risposta all’occupazione annunciata dal governo Netanyahu con l’operazione “Carri di Gedeone”.