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Il vescovo missionario in Siberia: “Il no di Lavrov? Per dialogare si parte dai progetti umanitari”

(c) 2025, Janez A. Sever SJ 

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Intervista a Stephan Lipke: “Bisogna ancora costruire molti ponti con Mosca. Occorre proseguire le iniziative dei cardinali Krajewski, Czerny e Zuppi”
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CITTÀ DEL VATICANO – Il niet del Cremlino a Leone XIV non ha sorpreso il vescovo Stephan Lipke. “C’è molto lavoro da fare”, spiega il presule dalla Siberia, uno degli avamposti del dialogo tra la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Kirill. Originario della Germania, in Russia Lipke ha trascorso quindici dei suoi cinquant’anni: è stato superiore della comunità gesuita di Mosca, segretario generale della Conferenza episcopale russa, ha conseguito un dottorato in letteratura russa alla Tomsk State University e insegnato, da cattolico, in un istituto ortodosso. Nel 2024 papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare a Novosibirsk.

Eccellenza, il ministro Lavrov ha liquidato la proposta formulata da Leone XIV di un negoziato in Vaticano. La sorprende questa risposta?

“I tempi devono maturare, bisogna ancora costruire tantissimi ponti”.

Come vengono percepite in Russia le parole di papa Prevost sulla pace, la sua offerta di agevolare il dialogo?

“Nella vita pubblica russa non ho notato ness…

CITTÀ DEL VATICANO – Il niet del Cremlino a Leone XIV non ha sorpreso il vescovo Stephan Lipke. “C’è molto lavoro da fare”, spiega il presule dalla Siberia, uno degli avamposti del dialogo tra la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Kirill. Originario della Germania, in Russia Lipke ha trascorso quindici dei suoi cinquant’anni: è stato superiore della comunità gesuita di Mosca, segretario generale della Conferenza episcopale russa, ha conseguito un dottorato in letteratura russa alla Tomsk State University e insegnato, da cattolico, in un istituto ortodosso. Nel 2024 papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare a Novosibirsk.

Eccellenza, il ministro Lavrov ha liquidato la proposta formulata da Leone XIV di un negoziato in Vaticano. La sorprende questa risposta?

“I tempi devono maturare, bisogna ancora costruire tantissimi ponti”.

Come vengono percepite in Russia le parole di papa Prevost sulla pace, la sua offerta di agevolare il dialogo?

“Nella vita pubblica russa non ho notato nessuna reazione alla proposta di Leone XIV. Per ora non si è innescata una nuova fase, ma sono convinto che arriverà. Quello del Papa è un passo importantissimo, la sua iniziativa ricorda quella di Benedetto XV nel 1917 per la fine della prima guerra mondiale”.

In che modo si deve procedere? Patriarcato di Mosca e Chiesa di Roma possono davvero diventare facilitatori di un accordo tra Russia e Ucraina?

“La Santa Sede è un'istituzione globale, ma prima di tutto spirituale. Ed è da questa base che si deve partire. Spero si possano continuare e allargare le iniziative umanitarie, preziosissime, che portavano avanti, a nome di papa Francesco, i cardinali Krajewski, Czerny e Zuppi, e che, da questo, cresca un po' di fiducia e il patriarcato di Mosca entri in un dialogo aperto con tutti, un dialogo chiaramente evangelico. Sono convinto che le iniziative umanitarie di spirito evangelico volute da papa Francesco rimarranno nella storia.

Lei opera in Russia da molti anni. Quando arrivò era un momento delicato, due missionari erano stati uccisi, erano suoi confratelli gesuiti. Ci sono stati passi avanti nel dialogo tra cattolici e ortodossi?

“Sì, ma si tratta di progressi sul livello personale. Quando stiamo vicino ai poveri e agli ammalati, quando aiutiamo i migranti, c'è sempre progresso nel dialogo. Ma serve pazienza”.

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